Quel sasso ha una faccia conosciuta

Il fenomeno della pareidolia, cioè riconoscere sembianze di volti, immagini, figure religiose in oggetti inanimati che non hanno con essi alcuna relazione, è ben noto ai nostri lettori.

«Queste connessioni tra cose non correlate non sono sbagliate, ma non sono particolarmente significative. Il fatto di vederle ci dice di più sul nostro cervello che sulle cose che il nostro cervello connette. […] Il nostro cervello produce molti falsi positivi: vediamo schemi che non ci sono, vediamo intenzioni dove non ce ne sono»,

spiega la popolare fisica teorica e divulgatrice tedesca Sabine Hossenfelder (ricercatrice all’Istituto di Studi Avanzati di Francoforte – FIAS), che si occupa tra l’altro di apofenia e pareidolia anche attraverso il suo canale YouTube “Science without the gobbledygook.

In questo breve articolo stavolta non ci occupiamo di approfondimenti scientifici, ma di un Museo che alla pareidolia, in particolare nei sassi, è dedicato: il Museo Chinsekikan, che in giapponese si traduce più o meno come “sala delle rocce curiose” e raccoglie soprattutto jinmen-seki, o pietre dal volto umano.

Si trova a due ore di viaggio a nordovest di Tokyo, nella città di Chichibu. Nelle sue vetrine sono ospitate circa 1.700 pietre e formazioni rocciose che recano sulla superficie segni che vengono riconosciuti come volti, ma possiamo trovare anche le silhouette di animali oppure luoghi geografici come il Grand Canyon. È stato fondato nel 1990 dal compianto Shozo Hayama, per oltre 50 anni appassionato collezionista di rocce e seguace dell’antica arte dell’ammirazione delle pietre detta suiseki. Tipicamente queste rocce hanno forme e disegni naturali che evocano vette montane in lontananza, isole nel mare, cascate, scogliere marine, flora, fauna e creature mitologiche. Più che semplici oggetti graziosi, i suiseki sono un invito alla meditazione sull’universo e i suoi meccanismi, di cui sono rappresentazioni in miniatura (una pratica che, a quanto pare, ha estimatori anche in Italia). Alcune decine di esempi sono in esposizione nel Museo e ad essi è dedicata una mostra annuale che si svolge a Tokyo ogni anno nel mese di giugno.

Il Museo ha come unico requisito che gli esemplari – provenienti anche da donatori privati – debbano essersi formati in maniera naturale e non siano in alcun modo artefatti. La professione di Hayama era raccogliere minerali per rivenderli, e fu particolarmente ispirato a dar vita ad una speciale collezione dopo aver ricevuto un campione in cui tre conchiglie fossili presentavano una formazione simile ad un volto.

Le rocce sono naturalmente predisposte a presentare indentazioni e crepe, dovute soprattutto alla loro tipologia e alla loro età; alcuni minerali tendono a presentare tali caratteristiche più di altri.

In evidenza nell’esposizione si possono ammirare alcuni pezzi della collezione che ricordano personaggi noti, tra cui non poteva mancare Elvis Presley. I visitatori sono anche invitati a dare un nome ai sassi esposti se ritengono di ravvisare qualche rassomiglianza con conoscenti o celebrità.

Se decidete di recarvi a visitarlo possono tornare utili alcune indicazioni lasciate in rete da chi ci è stato: il Museo Chinsekikan è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00, tranne il martedì. L’ingresso costa 400 yen per gli adulti. La curatrice Yoshiko Hayama, figlia del fondatore, vive – e gestisce un ristorante di sushi – proprio accanto al Museo. Se la porta fosse chiusa basta telefonare al numero esposto e la signora sarà sul posto in pochi minuti, lieta di condurre i visitatori attraverso le sale.

Per approfondire il fenomeno della pareidolia:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.