Il trillo del diavolo: “Udite, udite, o rustici; attenti, non fiatate”

In questa rubrica di Query Online raccontiamo, un brano alla volta, la musica intrisa di scienza e misteri: oggi è il turno de  L’Elisir d’amore, di  Gaetano Donizetti.

“Udite, udite, o rustici; attenti non fiatate” è la cavatina (in gergo operistico, l’aria di presentazione di un personaggio) di Dulcamara nell’opera buffa “L’elisir d’amore” (per la prima volta in scena il 12 maggio del 1832 a Milano). In realtà dobbiamo confessare che Donizetti (1797-1848) c’entra con la musica, ma che il testo è del librettista Felice Romani (1788-1865) che era un poeta, un critico musicale e un prolifico librettista. Però, se nell’occhiello c’era scritto Felice Romani e non Donizetti magari ci rimanevate un po’ male.

Tutta l’opera si basa su una fregatura che il giovane coltivatore Nemorino (tenore), il nostro protagonista, prende da un venditore di strada, il Dottor Dulcamara (basso buffo). Questo è un imbonitore da piazza che vende uno “specifico”, un elisir che fa di tutto: scaccia i topi, spiana le rughe e ovviamente cura ogni male. A Nemorino, che è un vero pollo da spennare, però, serve un elisir per fare innamorare Adina (soprano) che invece è una furbetta scettica che alla fine mette a posto tutti i guai, anche quelli che fa lei: infatti, a forza di “giocare” con il cuore di Nemorino lui quasi le parte per la guerra.

Noi seguiamo il protagonista, ma in piazza sono in tanti a comprare l’elisir che promette gioventù eterna e salute. Sono tutti sciocchi innamorati, quelli che lo acquistano? La realtà è che il Dottor Dulcamara il suo mestiere lo sa veramente fare; l’unico problema è che ci confonde. Il suo mestiere, infatti, non è curare, ma vendere.

Ascoltando la sua aria di sortita sentiamo che usa vari pseudo-argomenti per far presa sul pubblico e vendere il suo prodotto. All’inizio dell’aria, ciò che Dulcamara in realtà vende è se stesso. Crea fiducia nel suo brand sottolineando le sue doti personali, più che quelle del medicinale. Solo in un secondo momento spiega di che cosa è capace il prezioso elisir. E non è finita, perché Dulcamara riesce contemporaneamente a sfruttare l’amor patrio dei contadini (fingendo di essere nato da quelle parti) e a confonderli con i conti: alla fine sembra quasi che sia lui a regalare del denaro a loro. Nessuno sa che cosa c’è nella bottiglia! Nessuno l’ha chiesto. Sarebbe un caso per i nostri amici di Chiedi le prove!

Un opera lirica del 1832, insomma, mostra con chiarezza come le tecniche della persuasione, a differenza della ricerca scientifica, siano cambiate con imbarazzante lentezza.

Testo

Udite, udite, o rustici;
attenti, non fiatate.
Io già suppongo e immagino
che al par di me sappiate
ch’io sono quel gran medico,
dottore enciclopedico,
chiamato Dulcamara,
la cui virtu’ preclara,
e i portenti infiniti
son noti all’ universo
e… e… e in altri siti.

Benefattor degli uomini,
riparator de’ mali,
in pochi giorni sgombero,
gli spazzo gli spedali,
e la salute a vendere
per tutto il mondo io vo.
Compratela, compratela,
per poco io ve la do.
E’ questo l’odontalgico
mirabile liquore
dei topi e delle cimici
potente distruttore.
I cui certificati
autentici, bollati,
toccar, vedere e leggere
a ciaschedun faro’.
Per questo mio specifico
simpatico, prolifico,
un uom settuagenario
e valetudinario,
nonno di dieci bamboli
ancora divento’,
di dieci o venti bamboli
fin nonno divento’.
Per questo “tocca e sana”
in breve settimana
piu’ d’un’afflitta vedova
di piangere cesso’
Contadini
Oh !
Dulcamara
O voi matrone rigide,
ringiovanir bramate?
Le vostre rughe incomode
con esso cancellate.
Volete voi donzelle
ben liscia aver la pelle?
Voi giovani galanti
per sempre avere amanti?
Comprate il mio specifico,
per poco io ve lo do.
Da bravi giovinotti,
da brave vedovette,
comprate il mio specifico,
per poco io ve lo do.
Ei move i paralitici,
spedisce gli apopletici,
gli asmatici, gli asfitici,
gli isterici, i diabetici,
guarisce timpanitidi,
e scrofole e rachitidi,
e fino il mal di fegato
che in moda divento’.
Mirabile pe’ cimici
mirabile pel fegato,
guarisce i paralitici,
spedisce gli apopletici.
Comprate il mio specifico,
voi vedove e donzelle,
voi, giovani galanti,
per poco io ve lo do’.
Avanti, avanti, vedove,
avanti, avanti, bamboli,
comprate il mio specifico,
per poco io ve lo do.

L’ho portato per la posta
da lontano mille miglia.
Mi direte: quanto costa?
Quanto vale la bottiglia?
Cento scudi? No. Trenta? No. Venti?
Che nessuno si sgomenti.
Per provarvi il mio contento
di si’ amico accoglimento
io vi voglio o buona gente
uno scudo regalar
Contadini
Uno scudo? Veramente?
Piu’ brav’uom non si puo’ dar.
Dulcamara
Ecco qua: cosi’ stupendo,
si’ balsamico elisire,
tutta Europa sa ch’io vendo
niente men di nove lire
ma siccome e’ pur palese
ch’io son nato nel paese,
per tre lire a voi lo cedo,
sol tre lire a voi richiedo.

Cosi’ chiaro e’ come il sole
che a ciascuno che lo vuole
uno scudo bello e netto
in saccoccia faccio entrar.
Contadini
E’ verissimo: porgete.
Gran dottore che voi siete!
Dulcamara
Eccolo!
tre lire.
Avanti, avanti.
Contadini
Noi ci abbiam del vostro arrivo
lungamente a ricordar
Dulcamara
Ah! Di patria il caldo affetto
gran miracoli puo’ far.

Immagine in evidenza: pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=424905

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