La falsa teoria delle madri frigorifero: una storia dolorosa di famiglie incolpevoli

Le false teorie ed i miti scientifici possono spesso avere conseguenze devastanti per la vita di molte persone e tra queste teorie errate quella delle “madri frigorifero” è stata sicuramente tra gli episodi più dolorosi per la psicologia. Nonostante questa teoria oggi sia assolutamente screditata, la comprensione delle origini di questo mito e delle conseguenze che ha avuto sulle famiglie necessitano di essere raccontate per comprendere l’importanza della corretta diffusione delle affermazioni scientifiche.

Quando si parla della teoria delle madri frigorifero si fa riferimento ad una teoria ipotizzata e mai verificata che divenne particolarmente popolare intorno agli anni sessanta che riteneva che a rendere i bambini autistici fosse la mancanza di calore materno e la carenza di supporto emotivo dei genitori [1]. Nello specifico questa teoria enfatizzava che l’autismo nei bambini fosse causato da genitori freddi ed assenti che non fossero stati in grado di creare un legame affettivo con il proprio figlio durante l’infanzia [2, 3].

Oggi sappiamo che questa teoria è falsa ed assolutamente errata e, sebbene le cause dello spettro autistico siano ancora oggetto di studio, le ricerche attuali hanno aiutato a comprendere che alla base di questo percorso di sviluppo atipico risieda una base genetica non attribuibile alla mutazione di un singolo gene, ma dalla combinazione di più geni (fattori poligenici) in interazione con fattori ambientali. La natura multifattoriale dello spettro autistico ha fermamente escluso qualsiasi validità della teoria delle madri frigorifero, e le ricerche sulle relazioni dei genitori con figli autistici [3] hanno evidenziato che la qualità del rapporto tra madre e figlio non è collegato allo sviluppo delle componenti cliniche tipiche del disturbo dello spettro autistico [4] e che spesso il legame tra genitori e bambini con diagnosi di autismo risulta sicuro e caloroso [5].

Considerata la totale assurdità di questa teoria, nasce spontaneo il dubbio di come allora possa essersi sviluppato questo falso mito. Per comprendere la genesi di questa credenza bisogna inquadrare il contesto in cui viene identificato per la prima volta l’autismo. Leo Kanner pubblica nel 1943 [6] la prima descrizione dei “disturbi autistici del contatto affettivo”, definendola una sindrome distinta rispetto all’inquadramento classico del suo tempo caratterizzata da etichette come debolezza mentale, ritardo mentale o schizofrenia infantile. Quasi simultaneamente, in Germana, Hans Asperger nel 1944 [7] scrive un articolo che descrive un gruppo di bambini con caratteristiche simili a quelle presentate da Kanner. Tuttavia, l’articolo in inglese di Kanner riscontrò un successo maggiore rispetto a quello scritto in tedesco da Asperger che dovette aspettare quaranta anni prima di essere conosciuto dalla comunità internazionale.

La maggiore diffusione dei lavori di Kanner ha favorito lo sviluppo dell’errata credenza della colpevolizzazione dei genitori come causa del disturbo dello spettro autistico dei figli. Infatti mentre Asperger sosteneva con fermezza le cause biologiche dell’autismo, le descrizioni delle cause presenti negli studi di Kanner erano maggiormente ambivalenti. Difatti, se da un lato Kanner affermava inizialmente l’aspetto innato dell’autismo, dall’altro supportava anche l’idea che la genitorialità tossica potesse avere un ruolo. Sebbene nel suo primo studio del 1943 Kanner [6] riporti esplicitamente la definizione di “un disturbo innato del contatto affettivo” (pag. 250), nelle conclusioni apre una riflessione sul ruolo dei genitori, riportando che

“Un altro fatto spicca in modo evidente. Nell’intero gruppo ci sono pochissimi padri e madri veramente affettuosi. Per la maggior parte, i genitori, i nonni ed altri sono persone fortemente interessate alle astrazioni di natura scientifica, letteraria o artistica e limitate nel genuino interesse per le persone. Anche alcuni dei matrimoni più felici sono affari piuttosto freddi e formali. Tre dei matrimoni furono tristi fallimenti. Si pone la questione se o in che misura questo fatto abbia contribuito alla condizione dei bambini. La solitudine dei bambini dall’inizio della vita rende difficile attribuire l’intero quadro esclusivamente al tipo di prime relazioni genitoriali con i nostri pazienti” [6; pp. 250]*.

Negli studi successivi, Kanner [8] attribuisce maggiore peso alle descrizioni delle caratteristiche dei genitori usando per primo il termine “frigorifero” :

“Mi sono soffermato a lungo sulle personalità, gli atteggiamenti e il comportamento dei genitori perché sembrano gettare una luce considerevole sulle dinamiche della condizione psicopatologica dei bambini. La maggior parte dei pazienti è stata esposta fin dall’inizio alla freddezza dei genitori, all’ossessività e ad un’attenzione di tipo meccanico esclusivamente ai bisogni materiali. [I bambini] Erano gli oggetti di osservazione e di sperimentazione condotti con un occhio alla performance frazionata piuttosto che con calore e divertimento genuini. Erano tenuti ordinatamente in frigoriferi che non si scongelavano. Il loro ritiro sembra essere un atto di allontanarsi da una situazione del genere per cercare conforto in solitudine” [8; pp. 425]**.

L’opinione di Kanner sul ruolo dei genitori è sempre stata considerata piuttosto controversa, anche quando successivamnte prese una posizione netta negando di aver mai voluto colpevolizzare le madri ed insistendo sull’aver solo descritto le caratteristiche dei genitori da lui osservati ed essere stato quindi citato erroneamente [9]. Bisogna anche dire che l’opinione generale della psichiatria del suo tempo riteneva che i disturbi psichiatrici fosseri causati da esperienze emotivamente traumatiche e che le madri avessero un ruolo determinante nello sviluppo dei problemi di natura mentale [10]. In considerazione di quello che erano le convinzioni dell’epoca, è probabile che Kenner, nell’osservare la relazione tra genitori e figli, abbia dato maggiore enfasi a questa prospettiva, piuttosto che considerare che i genitori potessero vivere e mostrare sentimenti di sconforto a causa delle difficolta dei figli [11]. Quello che risulta evidente, però, è che se all’inizio il lavoro di Kanner non riscontrò un immediato successo, dopo che iniziò a parlare di bambini bloccati “in frigoriferi emotivi” i suoi studi sull’autismo acquisirono maggiore popolarità [10].

Il 26 Aprile del 1948 anche il Times scrisse un articolo dal titolo “Frosted Children[12] dopo una sua conferenza a Manhattan in cui descriveva la freddezza dei genitori dei suoi pazienti con diagnosi di autismo. La metafora dei genitori frigorifero rese paradossalmente le sue ricerche sull’autismo maggiormente “alla moda” ed in questo modo i suoi studi acquisirono notorietà [10]. Molti studiosi iniziarono quindi ad approfondire l’autismo e le sue cause, portando anche alla pubblicazione di studi che smentivano il ruolo della genitorialità fredda a favore di meccanismi biologici. Nel 1964 Bernard Rimland pubblica il testo Infantile Autism: The Syndrome and Its Implications for a Neural Theory of Behavior [13] nel quale, attraverso una rassegna vastissima della letteratura, porta prove a supporto del ruolo dei fattori biologici alla base dell’autismo. Kanner scrive la prefazione di questo libro, dando così l’appoggio scientifico al lavoro di Rimland, eppure la teoria delle madri frigorifero, invece di fermarsi trovò in Bruno Bettelheim un esponente estremista che riusci presto a polarizzare l’attenzione dei media e del grande pubblico sul tema [14].

Bruno Bettelheim era un sopravvissuto di un campo di concentramento nazista emigrato in America dopo la seconda guerra mondiale, diventando successivamente direttore della Orthogenic School for Troubled Children alla Università di Chicago. Questa scuola era un centro residenziale dove si svolgevano trattamenti per bambini con gravi difficoltà e qui Bettelheim iniziò ad interessarsi ai pazienti che mostravano comportamenti autistici [2, 15].

Nel 1965 la Fondazione Ford elargì a Bettelheim un contributo per iniziare degli studi su questi bambini e dall’esito di questi report di approfondimento venne fuori il libro che poi divenne un best-seller, The Empty Fortress [16]. In questo libro, Bettelheim affermava che i bambini sviluppavano l’autismo perché le loro madri si rifiutavano di mostrare affetto durante la prima infanzia e non erano in grado di creare un legame emotivo [2, 14, 15]. Le parole riportate nel testo erano durissime: “Il fattore scatenante dell’autismo infantile è il desiderio del genitore che suo figlio non esistesse” […] “I neonati, se abbandonati completamente dagli esseri umani prima di essere cresciuti abbastanza per cavarsela da soli, moriranno. E se la cura fisica che hanno ricevuto è sufficiente per la sopravvivenza, ma sono abbandonati emotivamente, o vengono spinti oltre la loro capacità di resistenza, diventeranno autistici [16; pp. 348]”.

Il libro, sfortunatamente, ebbe un grande successo e numerosi prestigiosi quotidiani diedero recensioni estremamente positive diventando la prima descrizione dell’autismo per moltissimi lettori inesperti. Il testo di Bettelheim non era un testo scientifico e non descriveva con metodo i risultati delle ricerche condotte sui bambini, ma era un testo narrativo con interpretazioni filosofiche sull’infanzia in cui Bettelheim aveva riportato arbitrariamente le sue considerazioni e concettualizzato una teoria senza alcuna prova a suo sostegno [1, 10]. Bettelheim aveva in questo modo diffuso largamente al grande pubblico delle interpretazioni false e mai verificate che con Kanner, ad eccezione di qualche breve riferimento sul Times, erano raramente uscite aldilà delle riviste scientifiche destinate agli esperti del settore per ulteriori approfondimenti [17]. Addirittura, nel 1971 Bettelheim fu intervistato come ospite al Dick Cavett’s show (noto programma TV nazionale americano) e davanti a milioni di telespettatori diede la sua spiegazione di autismo dichiarando che “Nel caso di questi bambini estremamente disturbati, non solo nessuno si è interessato a loro, ma c’era il desiderio che sarebbe stato molto meglio se i figli non fossero in vita” [10, pp. 84]. L’indomani mattina l’America avrebbe guardato quei genitori con l’errata convinzione che se un bambino era autistico il motivo era che madre lo avrebbe voluto morto [10].

Quello detto e scritto da Bettelheim era assolutamente falso, i suoi lavori venivano riportati esclusivamente su quotidiani o riviste generaliste, ma senza mai far revisionare i risultati attraverso il processo di confronto con altri scienziati (peer review) tipico delle riviste scientifiche [10]. Quando Rimland chiese dettagli sui report dei casi da lui studiati, si rifiutò categoricamente rispondendo aspramente che non aveva bisogno di prove scritte e che quello che vedeva con i suoi occhi fosse una evidenza sufficiente [10]. Anni dopo dei suoi collaboratori riportarono al biografo Richard Pollak [18] diversi dettagli del comportamento di Bettelheim all’Orthogenic School, definendolo come un direttore violento, dispotico ed autoritario, che sanzionava anche le piccole infrazioni da parte dei bambini con punizioni corporali, umiliazioni verbali e fisiche. Inoltre, gli approfondimenti successivi hanno fatto sorgere diversi dubbi sulla veridicità delle informazioni riportate da Bettelheim e la validità delle sue diagnosi e dei suoi trattamenti [18, 19].

Nel 1969, Leo Kanner aveva chiarito davanti ad una vasta platea di genitori la sua posizione sulla teoria delle madi frigorifero e dichiarò che i genitori non erano la causa dello sviluppo dei disturbi dello spettro autistico nei loro figli, assolvendoli pubblicamente [10]. Nel suo intervento Kanner attaccò apertamente il libro The Empty Fortress di Bettelheim definendolo un libro vuoto e pieno di mere speculazioni. Inoltre, Kanner affermò con forza di essere stato malinterpretato e di non aver mai detto che fosse tutta colpa dei genitori e di aver da sempre usato il termine “innato” per descrivere il disturbo dello spettro autistico [10]. Nonostante la definitiva assoluzione di Kanner, Bettelheim non cambiò la sua visione, ma soprattutto il mito delle madri frigorifero continuò a circolare e stigmatizzare i genitori per moltissimi decenni ancora.

Quando l’autismo è stato identificato per la prima volta appariva come un fenomeno oscuro e poco chiaro e la comprensione della sua natura ed eziologia era decisamente limitata. Inoltre in quel periodo storico la teoria psicoanalitica di Freud aveva stimolato l’interesse della psichiatria a ricercare nella famiglia le cause delle varie patologie [3, 17, 20]. La combinazione di questi due fattori ha creato terreno fertile per la proliferazione della teoria delle madri frigorifero. A tutto questo si aggiungeva il fatto che per una opinione pubblica preoccupata per questo fenomeno ancora poco noto, la teoria delle madri frigorifero forniva risposte semplici e veloci rassicurando i genitori che se avessero amato e mantenuto un rapporto caloroso con i propri figli non sarebbero diventati autistici. In questo modo, il libro Bettelheim diventava rincuorante fornendo una causa semplice e trovando qualcuno a cui dare la colpa [3].

Il mito della “madre frigorifero” ha avuto quindi un impatto dolororissimo sui genitori innestando in loro un fortissimo senso di colpa e di vergogna [3, 20]. Oggi la comunità scientifica ha invertito totalmente la prospettiva dei genitori e viene enfatizzata la necessità di supportarli ed aiutarli nel loro ruolo invece di colpevolizzarli, come è accaduto in questa pagina nera della psicologia [3]. Purtroppo nella scienza gli errori fanno parte del processo e la storia è piena di teorie ipotizzate e poi accantonate da nuovi dati, ma la falsa teoria delle mamme frigorifero sottolinea come nei media spesso si faccia meno attenzione alla qualità dell’informazione a favore di una maggiore visibilità e diffusione. Per questo motivo risulta chiaro che quando si parla di scienza tutti gli agenti chiamati in causa debbano agire con responsabilità per il bene della comunità. Il mito delle madri frigorifero dimostra infatti che la divulgazione sensazionalistica di una teoria falsa ed errata può ferire e lasciare il segno nella vita di numerose persone innocenti.

Bibliografia

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[16] Bettelheim B. 1967. The empty fortress: infantile autism and the birth of the self. Free Press of Glencoe.

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* Testo originale [Kanner, 1943, pp. 250]: “One other fact stands out prominently. In the whole group, there are very few really warmhearted fathers and mothers. For the most part, the parents, grandparents, and collaterals are persons strongly preoccupied with abstractions of a scientific, literary, or artistic nature, and limited in genuine interest in people. Even some of the happiest marriages are rather cold and formal affairs. Three of the marriages were dismal failures. The question arises whether or to what extent this fact has contributed to the condition of the children. The children’s aloneness from the beginning of life makes it difficult to attribute the whole picture exclusively to the time of the early parental relations with our patients.”

** Testo originale [Kanner, 1949, pp. 425]: “I have dwelt at some length on the personalities, attitudes, and behaviour of the parents because they seem to throw considerable light on the dynamics of the children’s psychopathologic condition. Most of the patients were exposed from the beginning to parental coldness, obsessiveness, and a mechanical type of attention to material needs only. They were the objects of observation and experiment conducted with an eye on fractional performance rather than with genuine warmth and enjoyment. They were kept neatly in refrigerators which did not defrost. Their withdrawal seems to be an act of turning away from such a situation to seek comfort in solitude.”

Immagine in evidenza: poster di Refrigerator Mothers, Fair use. 

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