Gli asintomatici e le illusioni ottiche

Articolo di Pasquale Palmieri (storico dell’età moderna, Università degli Studi di Napoli Federico II)

Negli ultimi giorni ci siamo imbattuti in tabelle “virali”, spinte da decine di migliaia di condivisioni sulle piattaforme social. Propongono un sintetico paragone fra presente e passato prossimo, di immediata comprensibilità: pillole di “storia quantitativa” di facilissima lettura, almeno in apparenza. Rilevano la presenza di tantissimi asintomatici e poche ospedalizzazioni, a confronto della scorsa primavera. La conclusione è tanto semplice quanto controversa: il pericolo si è ridimensionato, il virus di ottobre non è più quello di marzo.

Vale la pena di proporre qualche riflessione per capire se le cose stanno davvero così.

I fatti del passato, recente o remoto, non esistono se non ci sono tracce che li rendono visibili. La Storia è fatta anche di illusioni ottiche. A volte sembra che alcuni fenomeni emergano o si trasformino in periodi precisi, senza ragioni apparenti.

È ad esempio il caso delle “superstizioni”, che divennero un problema nel mondo cattolico negli ultimi due decenni del Cinquecento: malocchio, pozioni, scongiuri e altre pratiche estranee alle liturgie. Furono gli inquisitori a “scoprirle”, cominciando a processare persone umili, che talvolta cadevano dal pero, o si mostravano sinceramente sorprese. “Perché solo ora?”, si chiedevano. “Abbiamo sempre fatto queste cose, appartengono alla tradizione, ma solo adesso diventano un problema”, osservavano.

I tribunali del Sant’Uffizio erano stati riorganizzati a metà secolo per combattere le “false dottrine” e la diffusione del protestantesimo, ma a trent’anni di distanza si era deciso di dare ai giudici nuove priorità. La Chiesa di Roma era certamente consapevole delle differenze presenti fra il credere nel malocchio e l’essere luterani. Ciò nonostante, fece prevalere la necessità di uniformare i comportamenti dei cristiani alle prescrizioni pontificie, decidendo di punire anche pratiche “superstiziose” che erano state a lungo tollerate.

Chi consulta gli archivi inquisitoriali può essere quindi vittima di un’illusione ottica e scambiare l’emersione giudiziaria di un fenomeno per il fenomeno stesso. A fine Cinquecento non esplode la moda del malocchio: sono semplicemente le carte a far apparire il malocchio come problema, rompendo un silenzio che era consuetudine [1].

Possiamo facilmente formulare esempi simili su altri argomenti. Se cerco delitti d’onore in un contesto che non li condanna né giuridicamente né moralmente, sarà difficile trovarne traccia. Potrei guardare archivi, giornali o mille altre fonti: farei comunque una fatica enorme nel portare avanti la mia indagine.

Facciamo ora un salto mortale carpiato verso i giorni nostri, cercando di non farci vincere dalle vertigini.

Oggi osserviamo le cifre sui contagiati di Covid-19 e rileviamo che sono in gran parte “asintomatici”. Facciamo quindi paragoni con i drammatici momenti della scorsa primavera, quando l’epidemia mieteva centinaia di vittime al giorno e costringeva molti altri a stare in terapia intensiva. Concludiamo che il virus potrebbe essere cambiato, forse indebolito, formulando ipotesi (più che legittime, se costruite su base scientifica) intorno alle cariche virali o alla minore letalità del contagio. Il nodo sta tuttavia nei sistemi di tracciamento: allora non vedevamo quello che vediamo oggi. L’emersione del numero di contagiati era ovviamente condizionata, a marzo, dai test effettuati e dai criteri con i quali si orientava la selezione. Non potevamo osservare ciò che non stavamo cercando. Se avessimo avuto gli strumenti e i metodi di oggi, avremmo probabilmente trovato decine di migliaia di contagiati al giorno, con una percentuale ugualmente altissima di asintomatici e bassa in termini letalità [2]. Non sarebbe cambiato tuttavia il nodo dell’emergenza, ovvero la capacità del virus di far saltare il nostro sistema sanitario.

Affrontiamo – per concludere – il pericolo di trovarci di fronte a un’illusione ottica anche nella situazione attuale, portando avanti paragoni del tutto impropri coi mesi di marzo e aprile. È invece possibile che quello che stiamo osservando sia accostabile a quello che accadeva a gennaio, se non addirittura a dicembre del 2019, rimanendo fuori da qualsiasi lente di ingrandimento. Staremmo quindi vedendo, in questo mese di ottobre, ciò che nelle primissime settimane dell’anno non vedevamo, perché semplicemente non eravamo nemmeno sfiorati dall’idea di porci il problema. È possibile in definitiva che non sia il virus a essere cambiato, ma solo il nostro modo di osservarlo.

In tal caso, marzo e aprile non sarebbero da paragonare con quello che stiamo vivendo oggi, ma con quello che – al netto di mascherine, distanziamento e altre difese ora a nostra disposizione – ci aspetta fra poche settimane.

[1] La bibliografia su queste dinamiche è ampia. Si veda almeno Giovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma, Firenze, Sansoni, 1990. Utili anche le sintesi dello stesso G. Romeo, L’Inquisizione nell’Italia moderna, Roma-Bari, Laterza, 2011, o di Elena Bonora, La Controriforma, Roma-Bari, Laterza, 2001.

[2] Sul fatto che in primavera ci siano sfuggiti molti contagiati, si veda l’indagine di sieroprevalenza Istat condotta fra il 25 maggio e il 15 luglio 2020.

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