Primo Levi e il complotto dei micrometeoriti

Immancabile lettura di formazione, quasi tutti conoscono Primo Levi attraverso il romanzo Se questo è un uomo, la tragica autobiografia sul suo arresto e la prigionia nel campo di sterminio di Auschwitz. Meno noto – ma sempre più rivalutato, negli anni – è  un altro lato di questo tranquillo scrittore torinese, quello di autore di racconti tra il fantastico e il surreale. Oggi vi raccontiamo di Protezione, un testo che sembra scritto proprio in questi giorni – e che invece è stato pubblicato nel 1971, come parte della raccolta Vizio di forma, edita da Einaudi.

L’interesse di Primo Levi per la fantascienza non deve stupire: lo scrittore era laureato in chimica ed era figlio di un ingegnere elettrotecnico che, pur essendo spesso assente per lavoro, gli aveva trasmesso l’amore per la scienza. Come chimico, Levi lavorò a lungo per una ditta di Settimo Torinese che produceva vernici, e di cui ad un certo punto assunse la direzione (incarico che ricoprì sino al pensionamento). Questa branca della scienza ritorna spesso nelle sue opere: Il sistema periodico, con suoi i capitoli dedicati alle diverse sostanze chimiche, ne è un esempio lampante. Ma la sua passione traspare anche in testi come Ottima è l’acqua (incluso anche lui in Vizio di forma), in cui il protagonista si accorge di un leggero aumento nella viscosità dell’acqua – circostanza che scatena una serie di conseguenze catastrofiche per gli esseri viventi.

Ma nelle raccolte di Levi si trovano anche racconti che annunciano i temi etici che la scienza stava affrontando o che si sarebbe trovata ad affrontare: in I sintetici, ad esempio, si parla di bambini nati da uteri artificiali, mentre Il mimete pone inquietanti interrogativi sulla clonazione umana. E ancora, A fin di bene racconta di telefoni che cominciano a parlare tra di loro senza l’intervento umano (come non vederci un presagio dell’intelligenza artificiale?), Versamina di una droga in grado di convertire il dolore in piacere, mentre Il versificatore mette in scena una macchina in grado di comporre poesie (sì, sta già accadendo).

Tuttavia il racconto più curioso, a rileggerlo oggi, è forse Protezione. Potete trovarlo integralmente qui. In molti – tra cui Beatrice Mautino sulla sua pagina instagram – vi hanno visto una sorprendente analogia con il dibattito attuale sulla pericolosità del Covid-19, sull’efficacia delle mascherine e sui complotti riguardo a Big Pharma.

Siamo in una Torino del futuro, dove i protagonisti – Marta ed Enrico – sono persone comuni, con una vita normale e con interessi quasi banali: il lavoro, la casa, il figlio, le cene tra amici. Ad una di queste, ecco che i due si ritrovano a chiacchierare con Roberto ed Elena, e la conversazione scivola naturalmente sull’argomento del giorno, quello che condiziona tutte le loro vite: la minaccia dei MM, i micrometeoriti, contro cui è diventato obbligatorio indossare un’apposita armatura.

[Marta] non aveva mai capito come una legge così assurda avesse potuto essere votata: eppure Enrico le aveva spiegato più volte che i micrometeoriti erano un pericolo vero, tangibile, che da vent’anni la Terra ne stava attraversando uno sciame, e che bastava uno solo ad uccidere una persona, penetrandola in un istante da parte a parte.

Di fronte a questa minaccia e alla legge sulle corazze, ognuno reagisce a proprio modo. C’è chi, come Enrico, si adegua alle circostanze, conscio del pericolo. E c’è chi, come Roberto, nega il problema: è tutto un complotto, signora mia. Il dialogo tra questi due personaggi è davvero evocativo:

– Anche voi ci credete? Beh, se leggete sempre e soltanto “L’Araldo” non c’è da stupirsi, ma ragionateci sopra, e vi accorgerete che è tutta una montatura. I casi di “morte dal cielo”, come si dice adesso, sono pochi in misura ridicola, non più di venti veramente accertati. Gli altri sono emboli o infarti o altri accidenti.

– Ma come! – disse Enrico: – Solo la settimana scorsa si è letto di quel ministro francese che era uscito per un attimo sul balcone senza armatura…

– E’ tutta una montatura, vi dico. L’infarto è sempre più frequente […], è tutto qui. Se chi gli tocca non ha corazza, è stato un MM, un micrometeorite, e si trova sempre il perito di settore compiacente; se la corazza c’è, allora resta un infarto, e nessuno ci fa caso.

Insomma, qualcosa di molto simile alla discussione tra morti “con” e morti “per” Covid-19. Ovviamente, nel racconto di Levi il presunto complotto è ordito dalle industrie automobilistiche, quelle che producono anche le corazze – Big Auto, diremmo oggi.

– E tutti i giornali si prestano?

– Tutti no: ma sapete bene com’è, il mercato dell’auto è saturo, e le linee di montaggio sono sacre: non si possono fermare. Allora si convince la gente a portare le corazze, e si mette in prigione chi non obbedisce.

Certo, nel racconto non tutti le posizioni assunte dai personaggi sono così nette. C’è anche chi, come Elena (che sfoggia una bellissima corazza fatta su misura dai carrozzieri di Torino) riconosce qualche ragione alle idee cospirazioniste, ma allo stesso tempo ammette di trovarsi bene in quelle armature:

– Alla storia degli MM ci credo poco, anzi niente, e sentire che è tutta una montatura per far guadagnare soldi alla General Motors mi fa venire una gran rabbia, eppure… eppure sto bene con e male senza, e come me ce ne sono tanti, ve lo posso assicurare. […] Mi sento protetta come in una fortezza, e alla sera quando vado a letto me la tolgo malvolentieri. […] Se non avessero fatto quella legge, credo che mi sarei comperata una corazza lo stesso.

Attento osservatore della natura umana, Levi definiva la genesi dei suoi racconti “puntiforme”: partiva da un’idea, spesso “minima”, e la usava per approfondire le reazioni, i sentimenti e le sensazioni che avrebbero provato le persone di fronte ad essa. Forse è per questo che i suoi racconti ci sembrano così attuali: perché protagoniste non sono le nuove mirabolanti invenzioni (ossia la tecnica), ma le nostre resistenze, le paure e il senso di smarrimento di fronte alle novità. In Protezione c’è già tutto quanto sta accadendo: non solo il complottismo in sé, ma le sue cause profonde, la sfiducia nel governo e nei giornali, la negazione dei problemi, la paura che le nostre vite siano interamente condizionate dagli interessi economici delle grandi imprese.

La grandezza del Levi scrittore sta nel riuscire a parlarci dell’oggi, pur con un testo di decenni fa. Protezione ne è un esempio meraviglioso.

Un pensiero riguardo “Primo Levi e il complotto dei micrometeoriti

  • 1 Agosto 2020 in 08:53
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    Grazie per la riscoperta. Caution: si rischia di far passare Primo Levi per complottista e noi, che ne parliamo, per No-Mask

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