Mistero a Puma Punku

Una città fiorente nel bel mezzo di un desertico altopiano andino, nell’odierna Bolivia. Nasconde molti misteri, come tutte le antiche rovine precolombiane. A Puma Punku, però, le pietre sono state tagliate in forme geometriche modulari piuttosto strane. A cosa servivano? Come hanno fatto gli uomini dell’epoca, presunti poveri indigeni che non conoscevano neanche il metallo, a tagliarle in modo così preciso? E come hanno fatto a trasportarle fin lì dai lontani luoghi di estrazione? È possibile che qualche civiltà “superiore” li abbia aiutati, magari qualche civiltà misteriosa? O erano proprio loro la vera civiltà superiore e siamo noi a sottostimarli? 

Cercando nel web, si perde il conto dei post, degli articoli e dei video che giocano su questo tema (per esempio qui). Secondo chi li diffonde, il “mistero” dell’origine e degli edifici di Puma Punku sarebbe destinato a rimanere non svelato dagli archeologi.

Come sempre, la realtà della ricerca scientifica è assai meno semplice di come la rappresenta chi crede in “misteri” vari. E se alcune questioni rimangono ancora aperte, su altre si può tentare di fare chiarezza.

Come sempre, è necessario rivolgere lo sguardo al contesto. Non esistono manufatti, monumenti o città da soli, nel vuoto, fosse anche un deserto, ma ciascuno è sempre inserito nella sua epoca storica e nella cultura che lo ha prodotto. Per questo la domanda centrale che possiamo porci è: a quale contesto possiamo collegare Puma Punku?

Beh, ragionando in questo modo la prima cosa che scopriamo è che non si tratta di una città isolata, – e che non è neanche una città – ma che è parte del grande sito di Tiahuanaco (Tiwanaku). Osservando la pianta archeologica dell’area, noteremo i numerosi insediamenti circostanti. Puma Punku non è in mezzo a un deserto, ma nella zona del lago Titicaca, che all’epoca arrivava assai più vicino al sito rispetto ad oggi.

Sebbene l’altopiano fosse effettivamente un posto brullo, poteva sostenere la vita di una città al centro di un territorio. Ancora oggi. del resto. il luogo è all’apparenza poco ospitale, ma riesce a supportare una popolazione abbastanza densa. Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che gli abitanti pre-incaici del luogo utilizzavano un sistema antichissimo per rendere coltivabili gli acquitrini e le paludi circostanti al lago: era il metodo dei campi rialzati. Consisteva nel creare cumuli di terra intervallati da canali. L’acqua presente in questi canali accumulava calore durante il giorno, rilasciandolo poi di notte, evitando così la formazione della brina che avrebbe potuto rovinare le colture (ci troviamo a quasi 4000 metri). Altre aree erano invece dedicate all’allevamento di lama e alpaca

Che cos’era quindi questa grande città?

Dalle indagini archeologiche è emerso un dato importantissimo: Tiahuanaco esisteva già prima degli Inca. Questi infatti avevano costruito una propria città sopra le rovine di quella più antica. Non conoscendo più la cultura e la società che l’aveva prodotta, però, spostarono il centro dell’insediamento dalla zona centrale a quella un tempo periferica di Puma Punku, la Porta del Puma, erigendovi templi e altri complessi di rappresentanza. 

A quando risale la fondazione del sito?

Secondo le ricerche effettuate nell’area, i primi nuclei della città furono fondati nei primi secoli della nostra era. La città era forse la capitale di uno dei primi regni con un’organizzazione statale, doveva possedere una sfera di influenza abbastanza estesa, come dimostrano i manufatti trovati nella regione. Il suo dominio si sviluppò probabilmente fino all’XI secolo, ossia sino a quattrocento anni prima della formazione dell’impero Inca.

Il periodo di massima fioritura però, si colloca tra il VI e l’VIII secolo. In quella fase vennero erette le grandi piattaforme, i sistemi di drenaggio e le facciate monumentali degli edifici, come quelli di Akapana, il vero centro del sito antico, e – appunto – quello di Puma Punku, ed è nello stesso periodo che la città emerse sugli altri centri che attorniavano il lago Titicaca.

Veniamo ora alle pietre. I blocchi di andesite e arenaria, il più pesante dei quali è di 130 tonnellate, furono trasportati in loco da una cava posizionata sul lato opposto del lago e finemente lavorati. Come ci riuscirono, gli abitanti della zona?

Sul trasporto dei blocchi, sono state formulate diverse ipotesi. Per gli archeologi non si discostano dai metodi ipotizzati per altri monumenti antichi, come Stonehenge e le piramidi. Si compongono sostanzialmente di olio di gomito, di barche e di altri materiali come corde e rulli di legno. Non dobbiamo dimenticare che nell’antichità la gran parte degli uomini era molto più abituata ai lavori manuali rispetto a noi. Inoltre, anche se avevano tecnologie meno sofisticate delle nostre, erano intelligenti e creativi esattamente come uomini moderni.

Resta una domanda inquietante: dove sono andati a finire gli uomini e le donne di questa fiorente civiltà? Sono spariti nel nulla? 

A partire dall’anno Mille molte colonie di Tiahuanaco furono abbandonate o distrutte. Gli abitanti si rifugiarono probabilmente nei tanti piccoli villaggi che sorgevano in quel periodo nelle stesse valli. 

Anche la capitale cominciò a risentire della crisi. La costruzione di nuovi monumenti si fermò e diminuì gradualmente anche il commercio di beni esotici e di lusso. La decadenza durò ancora un secolo, ma nel 1100 la città era ormai spopolata. Probabilmente la sua fortuna fu anche la causa del suo declino. Infatti, molte altre culture andine appresero e fecero proprio il modello statale di Tiahuanaco, copiandone anche i manufatti e le tecniche. In questo modo cambiarono gli equilibri di potere e le vie commerciali, lasciandosi indietro il vecchio dominatore.

Come spesso accade nella storia, e in particolare in quella molto antica, per la quale non possediamo fonti scritte, tante cose ci rimangono sconosciute. Quello che possiamo ricostruire, tuttavia, è sufficiente per rispondere a qualche domanda e per scartare le ipotesi più improbabili: Puma Punku è stato costruito da uomini, con le tecnologie dell’epoca, è inserito nel proprio contesto storico e geografico, si trova in un ambiente che poteva sostenere la popolazione di una città e ha vissuto una normale fase di decadenza, fino a scomparire nel vortice del tempo.

Per un’introduzione generale: Hans Dietrich Disselhoff, Le civiltà precolombiane, Aztechi, Maya e Inca i tre splendidi imperi che fiorirono in America prima dell’arrivo di Colombo, Bompiani, Milano, 1983.

Immagine in evidenza: le rovine di Puma Punku – fotografia di Federica Villa.

Un pensiero riguardo “Mistero a Puma Punku

  • 22 Maggio 2020 in 10:15
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    “nell’antichità la gran parte degli uomini era molto più abituata ai lavori manuali rispetto a noi. ”
    Ergo, i terrestri si sono rammolliti.

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