Ritirato lo studio secondo cui il Coronavirus si diffonde fino a 4.5 metri di distanza

Quando scoppia un’emergenza sanitaria, la qualità dell’informazione è essenziale per evitare di diffondere allarmi e paure ingiustificati. Ieri Repubblica ha pubblicato la notizia di uno studio apparso sulla rivista Practical Preventive Medicine, in cui si sostiene che la distanza necessaria per evitare il contagio da Coronavirus è di 4,5 metri. Fino ad ora invece il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie indicava in circa 2 metri la distanza da tenere per evitare che le particelle emesse da colpi di tosse e starnuti di una persona infetta potessero entrare in contatto con una sana.

Il problema è che la fonte della notizia di Repubblica non può essere considerata affidabile. Si tratta infatti di una rivista che non compare in nessuno dei database che raccolgono le riviste scientifiche di qualità, come Medline o Scopus, e che non è dotata di un impact factor, il più diffuso indicatore internazionale di qualità di una rivista scientifica.

“Qualsiasi scienziato che può presentare dei risultati molto innovativi cercherebbe di pubblicarli su una rivista scientifica di qualità, per dare loro maggior risonanza e per essere sicuro che la comunità scientifica ne abbia piena conoscenza” spiega Sergio Della Sala, Presidente del CICAP e professore di neuroscienze all’Università di Edimburgo. “E quelle stesse riviste sono a loro volta interessate a pubblicare le ricerche più originali, soprattutto se queste offrono una nuova prospettiva rispetto a un problema noto, purché siano in grado di passare il vaglio di revisori esperti.”

In questo caso, invece, lo studio viene pubblicato da un editore che non ha neppure un sito web in lingua inglese.

“È perciò fondamentale che i giornalisti, soprattutto quando vengono a conoscenza di studi i cui risultati si allontanano dal punto di vista della comunità scientifica su un certo argomento, si preoccupino di controllare dove questi studi sono stati pubblicati, invece di limitarsi a rilanciarli”, commenta Della Sala.

“Entrando nel merito dello studio poi, alcuni elementi appaiono subito indicare il suo dubbio valore”, aggiunge il Dr. Luca Cassetta Presidente di AIRIcerca e responsabile del laboratorio di immunologia dei tumori dell’Università di Edimburgo “Si tratta in effetti di una singola osservazione su un autobus, i parametri valutati sono scarsi e non scientificamente accurati. Per poter concludere scientificamente che il virus possa infettare persone a 4.5 m di distanza, vanno invece effettuati test accurati usando il metodo scientifico che si basa su ripetizioni indipendenti di un esperimento, raccolta dati sistematica, analisi statistiche rigorose”.

E proprio la rivista che ha pubblicato lo studio lo ha ora ritirato, senza spiegare perché.

“Questo conferma che il carattere sensazionalistico di una ricerca non deve essere il criterio che guida un giornalista nella scelta delle notizie. È invece necessario confrontare fonti diverse e essere particolarmente cauti di fronte a studi singoli che pretendono di ribaltare conoscenze acquisite pubblicati su riviste di limitata qualità” conclude il Presidente del CICAP.

Altrimenti il risultato è quello di portare l’opinione pubblica a dubitare delle autorità scientifiche internazionali, un esito davvero pericoloso in un momento in cui è invece fondamentale che le persone si adeguino il più possibile alle prescrizioni che queste stesse autorità raccomandano per interrompere la diffusione del virus.

4 pensieri riguardo “Ritirato lo studio secondo cui il Coronavirus si diffonde fino a 4.5 metri di distanza

  • 10 Marzo 2020 in 16:42
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    Incredibile in modo in cui veniamo sballottati da un pensiero all’altro! mi chiedo sin dall’inizio di questa vicenda perché facciano parlare giornalisti e direttori di testate giornalistiche di cose di cui hanno zero competenza! E mi chiedo come uno stato possa avere come ministro della sanità una persona laureata in scienze politiche…mi piacerebbe vivere in una realtà fatta di cose concrete e non di pareri. Mi auguro che presto gli scienziati entrino in gioco come si deve su questa faccenda e facciano chiarezza…per ora, a sentire la televisione non posso pensare ad altro che a una…..anzi è meglio che sto zitto e faccio parlare chi conosce la verità…ammesso che parlerà.

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  • 10 Marzo 2020 in 18:53
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    Il problema è che il TG Leonardo ha ripreso esattamente lo stesso studio di cui ha parlato Repubblica. Speriamo che la prossima volta riferiscano che lo studio è stato ritirato…. ne va della loro credibilità come testata scientifica. Forse se avessero controllato meglio la fonte prima non sarebbero incappati esattamente nello stesso errore di Repubblica.

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  • 11 Marzo 2020 in 19:23
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    Oggi l’hanno detto che lo studio è stato ritirato e anche spiegato il motivo. Bel granchio han preso.

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