Insetti spaziali o titolisti distratti?

La Stazione Spaziale Internazionale sotto attacco di insetti spaziali? È lo scenario a metà tra Andromeda e Starship Troopers proposto da un articolo del Messaggero intitolato appunto «Stazione internazionale attaccata da insetti spaziali, allarme Nasa: “Corrodono il metallo”».

Se si va oltre il titolo e si legge l’articolo vero e proprio, si scopre che si parla in realtà di più prosaici “batteri e funghi” i quali «non solo rappresentano una minaccia per la salute degli astronauti, ma possono essere anche pericolosi per la stazione stessa e per la sua stabilità strutturale».

Ma come è nata l’espressione “insetti spaziali”? Per non fare torto al Messaggero specifichiamo che c’è chi, come il Gazzettino, ha fatto di meglio e l’ha usata anche nel testo dell’articolo, mentre Libero, sempre una garanzia, ha aggiunto uno “Stanno mangiando tutto” degno di Stephen King. Insetti viventi nello spazio sarebbero una scoperta da Nobel dato che gli insetti, notoriamente, hanno un apparato respiratorio e quindi non possono sopravvivere nel vuoto spaziale (mentre possono sopravvivere benissimo nel volume pressurizzato interno della ISS).

Come osserva Stefano Dalla Casa su Twitter, si tratta probabilmente di un errore del titolista che ha tradotto erroneamente questo articolo di Metro: “bugs” in inglese è un termine generico che può indicare tanto “insetti” quanto “microbi”: è nota la leggenda secondo cui in informatica la parola bug (a volte tradotta in italiano con “baco”) sia nata da un vero insetto che si era incastrato tra i meccanismi di uno dei primi computer elettromeccanici.

L’articolo di Metro, a sua volta, riprende un recente studio pubblicato da scienziati del Jet Propulsion Laboratory sulla rivista Microbiome, che per la prima volta cataloga tutti i microrganismi presenti a bordo della Stazione Spaziale e valuta i possibili rischi per la salute degli astronauti.

Il problema della crescita eccessiva di microorganismi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale esiste davvero ed è noto da tempo. Lo sviluppo di biofilm batterici indesiderati può causare una serie enorme di problemi tecnici, tra cui un malfunzionamento dei circuiti idraulici e dei sistemi di condizionamento e una corrosione accelerata. Per queste ragioni nel 2010 Boeing e la NASA hanno selezionato e collaudato un nuovo “disinfettante” a base di ortoftalaldeide che da allora è stato aggiunto ai circuiti ad acqua della Stazione Spaziale per prevenire la proliferazione dei microorganismi. La crescita dei batteri è uno dei motivi per cui l’umidità a bordo della Stazione Spaziale può fare danni e qualsiasi ingegnere termico sa che deve evitare che l’umidità si condensi sulle superfici interne dei moduli e soprattutto sui circuiti elettronici.

Quando la pompa WPA del laboratorio europeo Columbus ha smesso di funzionare ed è stata smontata dall’astronauta Luca Parmitano durante la missione Expedition 36, sono stati riscontrati problemi di corrosione probabilmente dovuti proprio all’eccessiva formazione di condensa.

Insomma, i microrganismi sulla Stazione Spaziale ci sono davvero e vanno tenuti sotto controllo per evitare rischi per le attrezzature e potenzialmente per la salute degli astronauti. Per vedere gli insetti spaziali, invece, bisogna ancora andare al cinema.

(Immagine di copertina: Stazione Spaziale Internazionale. Fonte: NASA, pubblico dominio)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *