Lupi virali

Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

Durante il mese di gennaio 2019 è diventato virale in rete un video che mostra un gruppo di sette lupi che, tranquilli, si muovono in fila in mezzo alla neve. 

Teletrasporto lupino

Questi sono lupi che, forse grazie al teletrasporto di Star Trek, sono in grado di spostarsi da una parte all’altra d’Italia in tempi strettissimi. Soprattutto su Whatsapp, un buon numero di utenti ha preso infatti a far girare il video, accompagnato da commenti tra il preoccupato e il divertito, ma spostando il luogo dell’episodio più volte, di solito in zone limitrofe rispetto a quelle nelle quali, si presume, l’utente ha i suoi riferimenti di vita, lavoro e contatti.

In diversi casi le indicazioni parlano di piccoli centri del nord-est: Val Leogra, nelle Prealpi vicentine, Campofontana, sui Monti Lessini nel Veronese, Vallarsa, in Trentino… Un video su Youtube caricato il 26 gennaio e riferito al giorno precedente ambienta l’avvistamento a Moiola, nel Cuneese. La cosa è stata accolta con una certa preoccupazione da parte di alcuni utenti residenti in valle, vista la supposta presenza degli animali ad altitudini relativamente basse (689 m s.l.m.).

I rilanci sono proseguiti anche il 31 gennaio, a indicare che il fenomeno è probabilmente ancora in corso mentre pubblichiamo queste note: un articolo del sito del quotidiano locale Trentino è stato rapidamente cancellato, il 31, dopo aver situato l’avvistamento a Garniga Terme. Il tg dell’emittente Rete Veneta lo mostra spiegando che è girato a Mezzaselva, nei boschi sopra Asiago (Vicenza). Su Instagram invece il filmato è stato collocato, di volta in volta, nei dintorni di Genova (Rovegno, Tiglieto, Torriglia), “sui colli tortonesi” dell’Alessandrino, e in diversi luoghi nel Cuneese (Vinadio, Entracque). Ma i lupi devono aver fatto la loro comparsa anche a Parma e a Gaggio Montano (Bologna). 

Andando più a ritroso, il 16 gennaio, lo stesso video era stato postato su Instagram da un utente cosentino che lo aveva etichettato come “lupi della Sila”, con implicito orgoglio. Il 27 gennaio il Corriere del Ticino aveva invece cancellato anch’esso un articolo che dichiarava il filmato proveniente da Untervaz, nella regione del Landquart (Cantone dei Grigioni), mentre il Mattino lo aveva pubblicato, già il 9 gennaio, con il titolo Torna la neve in Irpinia (e spuntano i lupi).  

In realtà, il video dilagato in questi giorni proviene da una fonte e da un luogo ben precisi, un’area faunistica nei pressi di Civitella Alfedena (L’Aquila) istituita dal Parco Nazionale d’Abruzzo. Negli stessi giorni era diventato virale un video proveniente sempre dall’Abruzzo riportato l’8 gennaio dall’agenzia ADNKronos, che ne aveva parlato in una sua news. Quanto al nostro, invece, sembra diffondersi a partire dal 3 gennaio, quando era stato pubblicato anche dall’agenzia televisiva Vista, che lo colloca a Civitella e indica l’autore delle riprese: il parroco del luogo, José William Torres Cuellar, detto padre Willy, che avrebbe ripreso la scena proprio dalla chiesa che si affaccia sul recinto dei lupi (per poi successivamente postarla su qualche social network).  

Un caso che si ripete

Il “riposizionamento” dei lupi non è un fenomeno nuovo. Casi simili si sono verificati più volte negli ultimi anni. Un precedente che aveva avuto parecchio successo risale al dicembre 2015, quando si ebbe una reinterpretazione quasi “sociologica” di un branco di 25 lupi in fila nel Wood Buffalo National Park, in Canada, probabilmente volta a rendere più “appetitoso” il video. Il sito Italia unita per la Scienza ironizzò sulla cosa in un articolo intitolato Il lupo di Schrödinger, visto che gli animali, oltre che in Canada, erano stati collocati in Romania e – questa è la cosa interessante – a Campo Imperatore, sulle montagne abruzzesi, anche ad opera del quotidiano Il Messaggero.

Irene Borgna, antropologa e accompagnatrice naturalistica impegnata nel progetto LIFE WolfAlps – il programma di monitoraggio e comunicazione dell’Unione Europea dedicato alla conservazione del lupo – ci segnala altri casi in cui un video o una foto sono stati spacciati come effettuati in più posti differenti, spostando gli animali da una parte all’altra del nostro Paese quasi fossero pedine del Risiko. Ne sono esempi il filmato di lupi girato Val di Fassa (Trento) ma ricollocato successivamente in Liguria, nell’Alessandrino e in provincia di Cuneo, o quello del cane alla catena aggredito da un lupo (ambientato di volta in volta in Valsesia, Val Susa o nel Cuneese, e invece girato in origine su un set russo per il combattimento tra animali).

“Ovviamente il video o la foto sono stati realizzati in un posto preciso”, ci racconta Irene, “che qualche volta è pure un’area faunistica”.

Il risultato?

“La moltiplicazione dei lupi, con conseguente sindrome da assedio e creazione di allarme ingiustificato. In una parola: paura, paura, paura.”

Se non vi bastano i lupi dotati di ubiquità, vi ricordiamo che nel maggio del 2015 fu il turno di un enorme serpente (anaconda, pitone o boa, a seconda dei commentatori), che si voleva ucciso e impigliato in una rotoballa di fieno. Fu piazzato almeno a Soragna (Parma), a Scandiano (Reggio Emilia), nelle province di Bergamo e Brescia, a Cerreto Sannita (Benevento), a Cavaglià (Biella), a Cipro e ancora altrove. Insomma, la ricollocazione sembra una costante in questo tipo di storie, in cui un fenomeno che desta preoccupazione viene “avvicinato” da chi lo diffonde per suscitare sorpresa, emozione, paura.

Bufale lupesche

In cinque anni di progetto LIFE WolfAlps, Irene Borgna e i suoi colleghi hanno messo insieme una collezione di bufale lupine “da far invidia al mondo”. Una delle più diffuse è l’identificazione di lupi in foto o video che raffigurano in realtà cani (spesso cani-lupo cecoslovacchi sfuggiti ai loro padroni). Un esempio a caso, qui. Anche in questo genere di storie, il rischio è quello di far apparire gli animali molto più numerosi di quanti non siano nella realtà, alimentando la paura e la sensazione di accerchiamento.

Di segno opposto, ma altrettanto popolare, è invece il filone del lupo carino e “puccioso”:  filmati di giochi e carezze realizzati in cattività vengono presentati come foto in natura per dimostrare che questi animali sono in realtà buoni e inoffensivi (come avviene, ad esempio, in questo video).

“Le bufale alterano la percezione che abbiamo di questo animale, in positivo e in negativo”, spiega Irene, “e in entrambi i casi l’effetto è deleterio.Il lupo viene presentato come un animale coccoloso alla Walt Disney, un innocuo esserino con gli occhi a forma di cuore da accarezzare”.

Ma in realtà

“Il lupo fa il lupo. Tutti i selvatici sono potenzialmente pericolosi se si sentono minacciati dalla nostra presenza. Accontentiamoci di osservarli con discrezione e curiosità – senza interferire con loro. Non vanno avvicinati per il nostro e per il loro bene”.

Questo genere di storie hanno inoltre un altro effetto collaterale: idealizzare il lupo rende più acuto il conflitto fra chi dal lupo è danneggiato, ovvero gli allevatori che pagano il prezzo più caro della sua presenza, e chi difende il lupo a prescindere e a tutti i costi.

“L’idealizzazione fa gioco a chi vuole rappresentare il dibattito sul lupo come uno scontro fra cittadini che lo amano senza conoscerlo (dipinti come ambientalisti ingenui) e montanari che lo conoscono e quindi non lo vogliono fra i piedi. Il quadro è molto più complesso e più sfumato e bisogna avere l’umiltà e la pazienza di farsi un’opinione informata ascoltando tutti i punti di vista. La convivenza è possibile a patto di accettare dei compromessi, di riuscire a negoziare un equilibrio difficile.”

Lupi dagli elicotteri

Un terzo filone di bufale è quello delle reintroduzioni più o meno clandestine, fantomatici ripopolamenti fatti con furgoni misteriosi, di notte, oppure con camion senza indicazioni di appartenenza. Ma anche, nei racconti più favolistici, da elicotteri che da trentacinque anni sgancerebbero lupi dal cielo muniti di appositi paracadute (in analogia con quanto avverrebbe per le vipere, secondo una leggenda in circolazione almeno dal 1976).

Spiega sempre Irene:

Il lupo ha una grande capacità di espansione e si adatta a una varietà enorme di ambienti. In quaranta anni ha ricolonizzato naturalmente l’Appennino e ora è in espansione sulle Alpi. Se ha prede e spazio a disposizione, fa tutto da solo. Ma a qualche amante di spy stories piace pensare che invece sia stato paracadutato, trasportato da furgoni rossi, introdotto dai Parchi naturali o da ricercatori e tecnici ansiosi di farsi una fortuna sul lupo. In alcune versioni alternative, all’origine del ritorno del lupo sulle Alpi ci sarebbe una fuga da qualche zoo: l’espansione della specie sarebbe quindi frutto di una sorta di esperimento andato nel verso sbagliato, à la Frankenstein.”

Gli etologi hanno un’idea ben precisa di come e quando questa specie sia tornata sulle Alpi, a partire dagli anni Novanta: ci è arrivato da solo, sulle sue zampe, senza bisogno di improbabili “passaggi”. Nonostante questo, sembra che l’idea di una reintroduzione artificiale del lupo sia piuttosto popolare, anche tra alcuni politici.

Il mito del super-lupo

Il 31 gennaio, su La Stampa, un servizio di Francesca Pace sulla caccia ai cani randagi in Egitto, discutendo il rapporto controverso fra Islam e cani, accennava al fatto che sui randagi circola

una leggenda urbana che li identifica come salaawa, una bestia maligna nata dall’incrocio con i lupi contro cui l’accanimento sarebbe addirittura legittimo. 

Racconti orali su ibridazioni con cani circolano anche in Italia. L’accoppiamento con i nostri animali da compagnia renderebbe i lupi dei “super-lupi”, privi di paura dell’uomo ma pericolosi come i loro progenitori selvatici, e soprattutto capaci di sfornare molti più cuccioli dei loro equivalenti in natura, anche dieci o dodici per volta. L’ibridazione è in effetti un problema reale, monitorato attentamente dai progetti di conservazione (il DNA di ogni animale viene schedato e l’animale tracciato su tutto il territorio italiano). Si tratta, però, di un fenomeno che danneggia la genetica della specie, selezionata per la vita selvatica, e non ne aumenta la prolificità.

In generale, comunque, tutte queste bufale “moltiplicano” i lupi facendoli molto più numerosi, più grandi, più grossi, più pericolosi e più vicini alle nostre case, e contribuiscono a creare un senso di paura e di allarme che fa male alle persone e fa male al lupo. Conclude Irene:

“Sarebbe molto più utile informare le persone e spiegare come ci si deve (e non deve) comportare nelle aree di presenza del lupo, soprattutto in quelle dove è appena arrivato (come gestire i cani e i rifiuti alimentari, cosa fare se si incontra un lupo…)”.

I video “lupeschi” come quello da cui siamo partiti sono uno degli sviluppi più recenti nell’ambito delle leggende contemporanee su animali “selvaggi” ed “esotici”, il cuore di discussioni che si diffondono per lo più oralmente o attraverso le condivisioni social.

I lupi sono qui, raccontano questi video, sono “a casa nostra”, magari nel paesino accanto al nostro. E forse non è un caso che si diffondano così facilmente dove la presenza di questo predatore è una questione aperta, come nel Veneto e in Trentino dove se ne è da poco proposto l’abbattimento.

Se gli utenti avessero continuato a collocare la ripresa di questi animali nel loro ambiente vero e controllato, in un’area faunistica dell’Alto Abruzzo, non avrebbero potuto reimpiegarla (migrandola, in modo consapevole o inconsapevole) per dare corpo alle loro preoccupazioni e ai loro bisogni. Facendolo, invece, hanno generato l’ennesima versione della leggenda metropolitana sull’“invasione dei lupi”, in numeri assolutamente spropositati rispetto all’assai più modesta realtà. Nemmeno le stime più ottimistiche, segnala il sito di LIFE WolfAlps, raggiungono i 2500 esemplari. Ma se contassimo tutti i falsi in circolazione, forse raggiungeremmo i 25.000!

Un pensiero riguardo “Lupi virali

  • 21 Marzo 2019 in 22:33
    Permalink

    @Sofia e Giuseppe: d’ accordo con voi nelle criticare l’ uso improprio del video al fine di generare paura, ma, come sapete, ritenevo impossibile che il video potesse essere stato girato nell’ area faunistica del lupo di Civitella Alfedena. E invece mi sbagliavo. Mi son deciso a telefonare a Don William Cuellar, il Parroco che aveva girato il primo video, il quale mi ha confermato di averlo semplicemente scambiato con amici ai primi di Gennaio, tramite Face Book e Whattsapp, ignorando l’ uso improprio che poi ne è stato fatto. Mi ha spiegato dove è la sua “canonica”, dalla quale può riprendere i lupi dall’ alto, senza che appaiano nel filmato le reti di protezione. E anche quella che mi era sembrata una strada era in realtà un terrazzo più in basso della sua finestra, con parapetto. Buona parte dei video che infestano il Net con riprese di lupi a branco sono girati da lui. Cosa non nuova, per quanto riguarda l’ area faunistica di Civitella Alfedena: conservo un “poster” degli anni 70 che pretende inquadrare in foto un branco di lupi appenninici in cima a una collina. Ma, per chi la conosce, è la collina all’ interno dell’ area, dove i lupi, eredi di quelli di 40 anni fa, si lasciano tuttora fotografare. Scusatemi per la precedente critica, decisamente sbagliata. E grazie per aver cancellato quel mio post: oltre che sbagliato, era anche pieno di errori di battitura (spero di aver corretto meglio questo ultimo)

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