“Non usare il rasoio, o il pelo diverrà più folto”. Sarà vero?

Barba o peluria che sia, è usanza diffusa della nostra società quella di radersi o rimuovere i peli del corpo, spesso considerati antiestetici. Se, in passato, era scontato l’utilizzo di lame affilate da passare a fior di pelle, eventualmente con l’ausilio di creme e schiume (e così è rimasto in particolare per la barba maschile), oggi esistono tecniche alternative di rimozione altrettanto efficaci: crema depilatoria, ceretta, apparecchi a luce pulsata, laser ed elettrolisi sono diventati concorrenti della più “tradizionale” rasatura. Ma è vero che quest’ultima, se effettuata ripetutamente, è controproducente perché rende il pelo più folto?

Il contesto

Il bulbo pilifero (credit: Pava, Milano from IT WIKI CC BY-SA 3.0, modificato)

Il pelo è una struttura formata da lunghi filamenti di cheratina, resistenti e fibrosi, prodotti dall’accumulo di specifiche cellule morte. Sviluppatisi da una matrice germinativa all’interno del follicolo pilifero – un “sacco” di epidermide introflessa – i peli sono composti dalla radice, contenuta nel follicolo, e dal fusto, che si sviluppa esternamente. La radice del pelo è sia innervata che irrorata di vasi sanguigni, ed è collegata a un muscolo specializzato nell’erezione del pelo. Al follicolo è associata una ghiandola sebacea, in grado di secernere una sostanza grassa utile a proteggere la pelle e il pelo stesso.

Il taglio o la rimozione del pelo, spesso lasciandone intatta la radice, è detto “depilazione“; la sua completa asportazione dal follicolo è invece definita nello specifico “epilazione“. Le tecniche di depilazione intervengono sulla porzione di pelo al di fuori del follicolo, attraverso un’apposita lama, un apparecchio elettrico (dotato di più lame rotanti), una sostanza abrasiva o una crema depilatoria; quest’ultima interagisce con la cheratina contenuta nei peli esposti, spezzandoli a livello della cute. L’epilazione ha approcci completamente differenti. La pinzetta rimuove a mano ciascun pelo, analogamente all’epilatore elettrico, che strappa più peli per volta, così come la ceretta (“a caldo”, quando viene colata sulla pelle una sostanza liquefatta col calore, inglobandone i peli, o “a freddo”, quando si usano sostanze o strisce adesive). La luce pulsata e il laser (con approcci differenti) utilizzano l’energia luminosa per colpire la melanina contenuta nei follicoli, surriscaldandoli e bloccandone temporaneamente la capacità produttiva. L’elettrolisi – la tecnica più complessa fra quelle menzionate – utilizza infine la corrente elettrica per “folgorare” il follicolo, compromettendone più o meno definitivamente la funzionalità.

“Non usare il rasoio, o il pelo diverrà più folto”. Sarà vero?

Falso. Numerosi studi scientifici, a partire dagli anni ’20 e nel corso dell’ultimo secolo[1], hanno ampiamente smentito effetti della rasatura e della depilazione in genere sulla velocità di crescita, sulla foltezza e, sull’aumento di spessore dei peli. La credenza è tuttavia dura a morire anche per una specifica ragione percettiva: mentre la ceretta asporta il pelo strappandolo dal follicolo (richiedendone quindi la riformazione), il rasoio – come la crema depilatoria – tronca il fusto del pelo a livello della pelle, lasciandolo altrimenti inalterato. Quando il pelo, crescendo, torna visibile, “spunta” in tutto il suo precedente spessore: è quindi rigido e, al tatto, “appuntito”. La realtà è opposta: il pelo, rigido per via del suo spessore originario, è tronco e comunque pungente; l’impressione risultante, completamente errata, è che il rasoio “rafforzi” il pelo. Inoltre, è altrettanto falso che l’utilizzo del rasoio possa incrementare il numero di follicoli piliferi (sarebbe altrimenti una ottima cura per la calvizie!). Vale anche per la ceretta: per quest’ultima, c’è anche da sapere che l’utilizzo frequente di quest’ultima può danneggiare i follicoli piliferi a seguito del trauma, riducendone la funzionalità. Infine, in alcuni casi, il fenomeno osservato – la ricrescita di un pelo più folto – può essere reale, ma dipende da altri fattori: per esempio, traumi o infiammazioni cutanee, oscillazioni ormonali (incluse quelle collegate a pubertà e menopausa) e alcuni farmaci possono variare la velocità di formazione dei peli, così come alcune patologie.

In breve

  • Radersi col rasoio o con crema depilatoria non causa alcuna modifica alla rapidità di crescita dei peli, né alla loro foltezza. La credenza nasce dalla falsa percezione che il pelo diventi più spesso, mentre torna semplicemente visibile la parte non influenzata dalla depilazione. L’utilizzo della ceretta, allo stesso modo, non aumenta la velocità di crescita o il numero di peli, ma, in alcuni casi e con l’uso frequente, può danneggiare i follicoli, riducendone la capacità di produrre peli.
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  • La velocità di crescita e lo spessore dei peli possono effettivamente variare a causa di fattori non collegati all’epilazione o alla rasatura. Fra le varie cause, squilibri ormonali, traumi o infiammazioni cutanee, l’utilizzo di alcuni farmaci, malnutrizione e alcune patologie possono influenzare anche in maniera rilevante la produzione pilifera del corpo.
  • I trattamenti di luce pulsata, laser e, ovviamente di elettrolisi, dovrebbero essere sempre effettuati da personale specializzato; gli effetti collaterali possono essere tanto inestetici quanto profondamente spiacevoli (quali, ad esempio, scottature più o meno estese).
  • La presenza di peli bigemini o trigemini (più peli dallo stesso follicolo) viene talvolta attribuita a differenti tecniche di epilazione o depilazione, mentre è un fenomeno perfettamente naturale e indipendente dalla tecnica utilizzata (o non utilizzata).
  • La follicolite (l’infezione di un follicolo pilifero), quando non confusa col “pelo incarnito” (un pelo che penetra nella pelle invece di uscire correttamente dal follicolo, dando luogo a una “pseudofollicolite“), è causata indifferentemente da batteri, virus o funghi; può essere scatenata da sudorazione eccessiva, abiti fascianti e poco traspiranti, rasatura o lesioni cutanee, dermatosi e altre patologie; alcune cause scatenanti della patologia restano tuttavia sconosciute.

Le origini

Rasoio di bronzo risalente al Nuovo Regno dell’antico Egitto (XI-XVI sec. a.C.)

L’usanza di epilarsi o depilarsi è storicamente radicata in numerose culture umane, in particolare fra gli uomini; si presume che già nella preistoria si utilizzassero semplici strumenti (quali pomici, pinzette di conchiglia e selci o ossidiane affilate). Se già è probabile che i sacerdoti egizi ne facessero un utilizzo rituale (rasoi in oro e in rame sono stati trovati nelle tombe del IV millennio a.C.), e che Alessandro Magno fosse uno strenuo sostenitore della rasatura della barba, è certo che, fra i Romani, detta rasatura si diffuse ampiamente intorno al V secolo a.C.per mezzo di rasoi in lega di rame o ferro, seguendo nel tempo l’influenza di mode anche molto diverse fra loro; interessante notare che Giulio Cesare fosse solito epilarsi (o più probabilmente, farsi epilare) il volto con apposite pinzette. La vera rivoluzione arrivò molti secoli dopo, nel XIX secolo, quando cominciarono a diffondersi i “rasoi di sicurezza”, lame affilatissime (tutt’altro che sicure, e oggi celebri in numerosi film horror e thriller) con una guardia protettiva da un lato. Nel frattempo, nacquero sperimentazioni alternative per l’eliminazione del pelo: i primi esperimenti di elettrolisi (l’unico sistema con risultati potenzialmente permanenti) risalgono al 1875, e il primo rasoio elettrico effettivamente funzionante venne commercializzato nel 1931 negli Stati Uniti, quando le donne erano ormai coinvolte da qualche decennio nella pratica della depilazione – fino ad allora di appannaggio per lo più maschile.

Mildred Trotter (1899-1991)

Anche se non conosciamo tracce certe dell’origine della credenza che il rasoio possa influire nella crescita dei peli, questa era diffusa già all’inizio del XX secolo, e sicuramente citata – come vera – dal fisiologo Arnold Berthold nel 1850[2]. Come ben racconta Beatrice Mautino nel suo Il trucco c’è e si vede – un divertente ma rigoroso saggio divulgativo sulle credenze nella cosmesi – fra i pionieri degli studi in merito spiccò Mildred Trotter, ricercatrice poi destinata a una brillante e lunghissima carriera. La giovanissima antropologa forense (al tempo appena ventiquattrenne), effettuò nel 1923 un esperimento su 8 uomini e 2 donne, studiando per mesi l’effetto della rasatura e la struttura risultante dei peli. La conclusione fu una disarmante (allora) smentita della possibilità che la crescita dei peli potesse essere influenzata da azioni quali la rasatura. Nonostante la letteratura scientifica abbia successivamente prodotto ulteriori prove a riguardo, questo tipo di credenze si è ben radicato nella cultura di massa, forse favorito anche dalle campagne pubblicitarie dei prodotti tecnologicamente concorrenti; il risultato è che ancora oggi siti che trattano di cosmesi e bellezza citano questa vera e propria bufala.


Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio o con licenza CC senza obbligo di attribuzione, salvo quando diversamente indicato nella didascalia. Si ringraziano: Daniela Penna per le ricerche svolte, lo spunto sull’argomento, il concept dell’infografica e la verifica dei contenuti; Roberto Labanti per il rilevante supporto fornito nel revisionare l’articolo. Immagine di copertina: photo by Karolina Mis/Flickr.com (CC BY 2.0)

Note e riferimenti

  1. Si veda, ad esempio, lo studio di Mildred Trotter del 1923 o il lavoro di Lynfield e Macwilliams del 1970.
  2. Un sunto del lavoro di Berthold è disponibile qui.

 

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