Il trillo del diavolo: “Il trillo del diavolo”

Il Trillo del Diavolo è il titolo di questa rubrica, ma si tratta anche di una sonata di Giuseppe Tartini (1692-1770).

Entrata nella cultura pop italiana di fine Novecento grazie a Dylan Dog, che spesso la esegue al clarinetto, la sonata barocca per violino e basso continuo, per la precisione Sonata per violino in sol minore, è avvolta dai misteri a cominciare dalla data della sua composizione: 1713 o dopo il 1740.

La composizione, strutturata in tre movimenti, è caratterizzata proprio dal “trillo” del titolo con cui è maggiormente famosa. Il trillo è un abbellimento, una piccola aggiunta alla linea melodica dalla funzione principalmente decorativa o espressiva, in questo caso si tratta della rapida alternanza tra due note che domina quasi tutta la sonata.

Il lato misterioso non finisce ovviamente con la datazione di questo brano, ma comincia con la prima data: il 1713. Secondo quanto riportato dall’astronomo francese Jérôme Lalande nel suo libro Voyage d’un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766 (1769), a cui sarebbe stato raccontato dal compositore stesso, fu in quell’anno che Tartini ricevette in sogno la visita del diavolo!

Nel sogno, di conseguenza ad un classico patto, il diavolo era al servizio del compositore e, dopo aver viste esaudite le sue richieste, l’artista propose al demonio di dargli il suo violino se in cambio costui gli avesse suonato “qualche bella aria”. Con enorme stupore Tartini sentì il diavolo suonare la sonata più bella che avesse mai sentito, si svegliò di soprassalto e, preso in mano il suo violino, provò a scrivere quanto aveva appena sentito. Seppur componendo quello che, pare, abbia definito il suo miglior brano non era comunque riuscito a portare la vera sonata del diavolo fuori dal sogno.

La storia è affascinante, sebbene la datazione al 1713, secondo gli studiosi di Giuseppe Tartini, sarebbe alquanto prematura e andrebbe spostata avanti di qualche decennio, probabilmente intorno al 1740 o poco oltre.

Non sarebbe da stupirsi, soprattutto avendo in mente la rappresentazione dei musicisti classici più frequente nell’immaginario collettivo, se il compositore avesse effettivamente iniziato la composizione della sonata nel 1713, continuando fino ad oltre il 1740 a metterci mano, e a correggerla, cercando di inseguire l’utopica composizione del sogno, che potrebbe averlo ossessionato per anni.

Ma queste sono solo illazioni…

Di certo è che i misteri non vengono mai soli, ed il nostro autore ce ne ha regalati molti, come i testi cifrati inseriti nei manoscritti delle sue opere: invocazioni a Satana? Magari il loro scopo era riportare i termini del contratto con il diavolo, per rendere fruibile ad altri la procedura? No, si trattava per lo più di citazioni letterarie, invocazioni ai Santi e poco più.

Ma il maestro non smette di stupirci: se il sogno è più che altro un curioso aneddoto, quello che accadde dopo la morte di Giuseppe Tartini, avvenuta nel 1770, è più simile ad una leggenda romantica.

Nella zona della chiesa di Santa Caterina, a Padova, dove è seppellito Tartini insieme alla moglie, Elisabetta Premazore, negli anni successivi alla morte di entrambi è stata vista spesso, nella notte, l’ombra di una figura femminile danzare accompagnata da una misteriosa musica. In altre occasioni sarebbe un uomo in abiti settecenteschi, intento a suonare il violino, ad essere stato avvistato nella stessa zona; si tratta del maestro finalmente in grado di ricordare l’originale sonata che tanto l’aveva colpito in sogno?

L’ultimo mistero riservatoci da Tartini riguarda proprio i suoi resti, e quelli della moglie. All’apertura delle tombe, nel 1997, le ossa erano completamente scomparse, e al loro posto si trovava del materiale di difficile identificazione.

Dopo aver studiato i resti, aver riaperto anche le tombe adiacenti, e aver formulato una ragguardevole quantità di ipotesi, gli studiosi del caso ritengono che sia stato utilizzato un preparato a base di acido solforico. Per quanto poco poetico, si pensa che, quando un anno dopo la morte della moglie venne seppellito nello stesso luogo Tartini, gli odori effusi fossero tali da richiedere qualche intervento, e l’acido, in quantità generose, dev’essere sembrato l’opzione migliore.

Quel che è certo è che, a differenza delle sue spoglie mortali, la sua musica è ancora a nostra piena disposizione, ed il Trillo del Diavolo potrà sempre portarci nel sogno del suo compositore e lasciarci il dubbio: come poteva essere più bella di così la melodia suonata dal Diavolo?

 

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