Adolf Hitler fuggito in Colombia?

Adolf Hitler non si è suicidato il 30 aprile 1945, ma è fuggito in Sud America: a rilanciare il complotto su tutti i maggiori quotidiani italiani è stato un documento della CIA, recentemente riscoperto (anche se disponibili presso i National Archives fin dall’inizio degli anni 2000, e consultabili sul web almeno dal 2013, come hanno notato BUTAC e David Puente), da cui si evincerebbe la presenza del dittatore in Colombia nel 1955.

Piccolo problema: il documento, seppur autentico, non dice quello. Si tratta di una scarna pagina in cui si riferisce di un uomo, Phillip Citroen, che avrebbe incontrato in Colombia il Führer, sotto il nuovo nome di Adolf Schrittelmayor. Il tutto corredato da una fotografia sgranata dell’individuo sospetto, che non contribuisce a chiarire il mistero (anzi, alcune persone hanno fatto notare che l’uomo della foto sembra più giovane di quanto sarebbe stato Hitler nel 1955; anche se, vista la bassa qualità della foto, è abbastanza difficile valutare questo particolare). In un altro documento dello stesso archivio il sospetto viene definito “un uomo che assomiglia molto e che ha affermato di essere Adolf Hitler”.

Ma, come ha fatto notare Paolo Attivissimo, è difficile credere che un uomo in fuga non si preoccupi di camuffarsi in alcun modo, magari cambiando anche il nome di battesimo e tagliandosi i riconoscibilissimi baffetti. Quello balzato recentemente agli onori delle cronache è un sospetto, basato unicamente su un “sentito dire”, senza ulteriori conferme: la CIA stessa bollò la segnalazione come inattendibile, e rinunciò a ulteriori indagini.

Una delle ragioni di questo comportamento, è che quella di Citroen non era certo la prima segnalazione di avvistamenti hitleriani in giro per il mondo. La fine del Reich ebbe un profondo impatto sull’immaginario collettivo, e generò una ridda di leggende e teorie del complotto. Era difficile accettare che una dittatura così potente fosse stata spazzata via così, senza appello. E così a cominciare dal primo dopoguerra fiorirono diverse leggende metropolitane, sulla presenza di favolose armi studiate dai nazisti e forse ancora nascoste in qualche bunker, in attesa della riscossa. Si raccontò, ad esempio, di specchi ustori mandati nello spazio, di proto-UFO, di raggi della morte, di bombe congelanti e aerei che andavano a 10.000 miglia all’ora. Al loro fianco, la teoria secondo cui Hitler sarebbe riuscito a scampare alla morte, fuggendo in Argentina, Patagonia o addirittura in Antartide. Numerosi avvistamenti del Führer venivano riportati saltuariamente anche dai giornali, un po’ come avvenne in tempi più recenti con Elvis Presley.

Il documento della CIA non è quindi un unicum, ma si inserisce nel solco di queste leggende, di volta in volta portate a galla da testimoni in buona fede o da persone che volevano ingraziarsi qualche funzionario con “scoop” esplosivi (molte delle “rivelazioni” sugli UFO nazisti vennero fatte da una spia nazista in prigione che sperava così in uno sconto di pena).

Anche il fatto che le autorità statunitensi raccogliessero queste segnalazioni con una certa dose di scetticismo non è certo una novità. Tra i file desecretati dall’FBI figura infatti un nutrito dossier di lettere, giornali e resoconti di prima, seconda o anche terza mano, tutti incentrati sulla fuga di Hitler in Argentina. Non mancano presunte foto del Führer libero e felice nelle sue nuove vite, tutte ovviamente sgranatissime e non risolutive.

Per contro, le prove che abbiamo del suicidio di Hitler sono piuttosto solide: testimonianze, rapporti autoptici, conferme degli alti gradi militari sopravvissuti. Uno scarno foglio basato su una somiglianza sembra un po’ poco per metterle in dubbio.

 

I quattro documenti della CIA sull’affaire colombiano

Per chi volesse leggere gli originali, i file dell’archivio CIA riferito al caso sono quattro, e non uno o due come riportato dalla stampa.

  • HITLER ADOLF 0003 (3 ottobre 1955): il capo facente funzioni della Stazione CIA di Caracas (Venezuela) scrive al capo della Western Hemisphere Division (WHD) dell’Agenzia mettendo in copia le sedi CIA di Bogotà (Colombia), Buenos Aires (Argentina) e Maracaibo (Venezuela). Si racconta che a fine settembre un collaboratore, CIMELODY-3, aveva raccolto da un amico residente a Maracaibo (il cui nome non rivelava) la strana storia raccontata da Phillip Citroen, aggiungendo: “nè CIMELODY-3, nè questa stazione sono in grado di valutare quest’informazione e viene trasmessa nel caso sia di possibile interesse”.
  • HITLER ADOLF 0004 (11 ottobre 1955): il capo della stazione di Bogotà risponde alla sede di Washington, mettendo in copia le due sedi del Venezuela: “se la Sede centrale desidera” possiamo fare ricerche su quanto ci compete.
  • HITLER ADOLF 0005 (17 ottobre 1955): questa volta è Maracaibo a scrivere al WHD, con in copia le altre tre sedi del Sud America, per far notare che già ad inizio 1954 Citroen aveva già raccontato la sua storia ad un ex membro della locale stazione CIA, ma a causa “dell’apparente fantasia [fantasy] della testimonianza, l’informazione non era stata trasmessa [a Washington] quando era stata ricevuta”.
  • HITLER ADOLF 0006 (4 novembre 1955): è a questo punto che il WHD, scrivendo a Bogotà e in copia alle due stazioni venezuelane, sostanzialmente chiude la questione; se Bogotà vuole fare qualche ricerca faccia pure, ma “sembra che possano essere compiuti sforzi enormi su questa questione, con remote possibilità di stabilire alcunché di concreto. Pertanto suggeriamo che il tutto sia abbandonato”.

I memo, “segreti”, verranno declassificati all’inizio del 2000 in seguito al Nazi War Crimes Disclosure Act: resi disponibili presso i National Archives (NA) del Maryland, sono pubblicati sul sito della CIA probabilmente nel maggio del 2013 (con qualche censura in meno su nomi e strutture dell’Agenzia rispetto alle copie depositate ai NA). E qui sono stati riscoperti di recente dalla stampa.

Roberto Labanti

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