I Segnalibri 65 – Vaccini in rete, pseudoscienza e politica, riscaldamento globale, fare debunking

Se anche le vostre bacheche Facebook e le vostre timeline Twitter sono state recentemente invase da proclami dei movimenti antivaccinisti, molto probabilmente vi sarete chiesti come mai, con tutto lo scibile umano a portata di click, c’è ancora tanta disinformazione scientifica in giro: in questa riflessione si prova a dare una risposta.

Ma oltre ai movimenti che partono dal basso, bisogna tenere conto anche delle “manipolazioni” che scendono dall’alto: nel suo ultimo saggio, il filosofo della scienza Mario Bunge fa il punto sull’utilizzo politico delle pseudoscienze.

Qualche veloce obiezione da sottoporre a chi ancora sostiene che il riscaldamento globale è una bufala, raccolte da Slate.

Paolo Attivissimo, noto giornalista antibufala e presidente del CICAP Ticino, riflette sulla recente ricerca realizzata da un team con ampia componente italiana che avrebbe dimostrato l’inutilità di smontare le bufale che circolano sui social network, in particolare Facebook. Voi cosa ne pensate? Ritenete che non serva a nulla o siete più della corrente di pensiero che vale comunque la pena tentare? Scriveteci la vostra opinione nei commenti, se vi va.

2 pensieri riguardo “I Segnalibri 65 – Vaccini in rete, pseudoscienza e politica, riscaldamento globale, fare debunking

  • 16 Novembre 2015 in 10:42
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    Sono dell’idea che sia necessario offrire dei “punti fermi autorevoli”, siano questi siti web o pubblicazioni perché viviamo un periodo in cui è stata data parola a chiunque e chiunque può produrre contenuti.
    E’ necessario quindi riuscire a creare delle oasi d’informazione che producano materiale assolutamente oltre ogni ombra di dubbio e questo è possibile farlo dando parola a chi, in un materia o nell’altra, ha competenza accertata.

    Vorrei aggiungere una considerazione sul tema “antivaccini”:
    ci sono molti siti web e molte pagine sui social che contengono opinioni e materiali veramente campati per aria o già più volte smascherati e sbugiardati.
    Tuttavia ho letto con attenzione la recente lettera che un gruppo di medici ha inviato al direttore dell’ISS ponendo lui direttamente alcuni quesiti e chiedendo di poter effettuare un confronto clinico reale.
    I firmatari non sono cialtroni del web, non sono ignoranti dei social network, sono medici (con nome e cognome) che lavorano presso strutture sanitarie pubbliche e private rivestendo ruoli differenti.
    A qualcuno è mai venuto in mente di capire perché c’è una forte componente del mondo medico che ha dei dubbi -attenzione- NON sui vaccini in senso generico, ma sulla odierna pratica vaccinale, cosa MOLTO diversa?
    Qui non stiamo parlando di Wakefield, di immunità di gregge, di big pharma, qui si parla di medici che hanno notato alcune cose durante l’esercizio decennale della loro pratica e chiedono un confronto con i vertici della sanità.

    Perché nessuno vuole ascoltarli?

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  • 27 Novembre 2015 in 02:45
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    Non esiste nulla di non corruttibile, neanche il Cicap. Non si potrà mai essere sicuri di niente. Non si può escludere che il Cicap adotti una linea pro-vaccini perché magari becca qualche incentivo, come la maggior parte dei medici ufficiali che consigliano il piano vaccinale ufficiale propinando fino a 40 dosi di 12 vaccini entro i primi sei anni di vita, delle quali oltre 20 entro il primo anno. Poi ogni anno una nuova influenza con un nuovo vaccino, e quando ne crepano le persone come l’anno scorso, tutto viene insabbiato in fretta. E il caso recente dell’antidepressivo per adolescenti della GSK (che anche produce vaccini) che è stato riscontrato porti al suicidio? Tutto insabbiato in fretta! Ma come diavolo volete che si creda nelle industrie farmaceutiche che campano, anzi speculano, sulla nostra salute? Non è marketing imporre un vaccino esavalente, quando obbligatori sono solo quattro? E il caso di certe tangenti a certi ex ministri della sanità guarda caso in contemporanea all’istituzione dell’obbligo di certi altri vaccini?
    Niente viene ascoltato quando è scomodo, oppure viene ascoltato ma non serve a nulla.

    Risposta

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