Lo strano caso della cera che non c’era

Signora mia, non ci sono più le mele di una volta!

In rete sta avendo parecchio successo un video che sembra dimostrare inequivocabilmente la “non naturalità” di alcune mele biologiche vendute all’EsseLunga. Nel filmato – intitolato “Quando le mele sono troppo lucide per essere veramente BIO” – viene grattata la buccia di una mela Stark Delicious, e compare uno strano materiale biancastro, simile alla cera, che poi viene bruciato per dimostrarne le affinità con la paraffina. Il tutto condito da commenti preoccupati, come “Sicuro non è una cosa naturale” e “Sicuro non è un prodotto alimentare”.

Ma davvero vengono spacciate per biologiche mele che hanno ricevuto trattamenti a base di cere?

Federbio, per rispondere alle accuse, ha commissionato un esperimento al consorzio ortofrutticolo della Val Venosta: nel video vengono ripetute le stesse operazioni con una mela Gala sicuramente non trattata, trovando esattamente la stessa sostanza cerosa del filmato incriminato.

Ohibò. Cos’è quell’inquietante sostanza sulla buccia delle mele, allora? Non si tratta in realtà di paraffina, come suggerito dal video, ma di una sostanza cerosa che viene naturalmente prodotta da alcune piante per proteggerne i frutti: un beneficio evoluzionistico che mira a ritardare la disidratazione e contemporaneamente tiene alla larga alcune infezioni fungine. Lo spiega Giovanni Lercker, professore ordinario della Facoltà di Agraria presso l’Università di Bologna:

E’ opportuno premettere che nelle mele, più che in altri frutti, l’epidermide è ricoperta naturalmente da una patina di materiale ceroso costituito in prevalenza da composti organici particolari (suberine e cutine): acidi grassi liberi, alcoli grassi e idrocarburi oltre a sostanze cerose vere e proprie prodotte spontaneamente. La funzione di questi composti è di ridurre la velocità della perdita di acqua dal frutto e di proteggerlo da patogeni in campo (ma attivi anche nel post-raccolta).

La quantità di queste sostanze varia a seconda della varietà di mela, ma le Stark Delicious del video sono tra quelle più ricche.

Insomma, prendete pure qualsiasi Stark Delicious di questa terra, sia biologica che non, grattate la buccia, e otterrete sempre lo stesso risultato: la “cera” c’è, ed è un prodotto assolutamente innocuo e tollerato senza problemi dal nostro organismo.

Quello che manca nel filmato, quindi, è il cosiddetto “campione di controllo“: ovvero la ripetizione dello stesso esperimento per una mela che si presume “non trattata”. In mancanza, il rischio è quello di prendere cantonate madornali, considerando anomalo un fenomeno che di anomalo ha davvero ben poco.

6 pensieri riguardo “Lo strano caso della cera che non c’era

  • Pingback:Mele cerate: il video in rete è una bufala. La prova di laboratorio e il parere degli agronomi | Paoblog.net

  • 26 Febbraio 2015 in 17:57
    Permalink

    Quello che manca non è solo il campione di controllo, sono i neuroni a scarseggiare e anche il guardare il mondo. Si vede che non hanno mai preso in mano un opaca prugna scoprendo che le dita lasciano sulla buccia ricoperta di pruina vistosi segni lucidi e brillanti.
    Vhiunque abbai strofinato una mela, una prugna, un chicco d’uva sui pantaloni per dargli una pulita prima di addentarlo sa, che si lucida come fosse incerato, perche è incerato, naturalmente.
    Si chiama pruina e anche molte foglie ne sono ricoperte.

    Risposta
  • 26 Febbraio 2015 in 18:15
    Permalink

    Il problema non è solo la mancanza del campione di controllo. Chi fa quei video spesso è qualcuno che si diverte a fare scherzi stupidi per spaventare chi li guarda; spesso sono ragazzini o adulti immaturi. Se accendono i due neuroni che si ritrovano, possono tranquillamente fare un filmatino con un “campione di controllo” costituito da una mela lavata con acquaragia per sciogliere lo strato ceroso, al che nel video sembrerà più “naturale” la mela lavata nel solvente. Il problema è che nessuno è in grado di controllare quale è il campione di controllo, in un video Youtube.
    Per fortuna sono verifiche che si possono fare tranquillamente a casa con un frutto qualsiasi, e documentandosi un po’, ma molti utenti si fermano al filmato di youtube, magari passato dal Cugggino [cit.] su Facebook.

    Risposta
  • 27 Febbraio 2015 in 20:57
    Permalink

    Mia nonna faceva seccare le bucce delle arance e dei mandarini per usarle come diavolina (per accendere il fuoco) e mia madre lo sta facendo tuttora, Di questi tempi che siamo subito pronti a fare un video e divulgare la notizia che le bucce d’arancia contengono un liquido infiammabile perché sono conservate in un derivato del petrolio, senza poi approffindire l’argomento.

    Risposta
  • 4 Marzo 2015 in 17:48
    Permalink

    @ pippolo
    è proprio così: fra i tessuti vegetali ci sono anche le “epidermidi”: sono tessuti tegumentali che ricoprono e proteggono la superficie esterna. Le epidermidi rivestono le parti non legnose e spesso sono ricoperte da una “cuticola”: uno strato impermeabilizzante (le “cere” di cui si parla qui…).
    In questo atlante di anatomia vegetale ci sono immagini di sezioni viste al microscopio ottico che evidenziano la presenza sia delle epidermidi che delle cuticole:

    http://www.bioveg.unito.it/atlante/

    Risposta

Rispondi a pippolo Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *