I Segnalibri 31 – Ipotesi di cura, nuovi antidarwinisti, vecchi alchimisti, poeti xenoglotti

Sei anni fa, il direttore del centro malattie vascolari dell’Università di Ferrara, professor Paolo Zamboni, ha provato a testare l’eventuale correlazione fra un problema circolatorio e la sclerosi multipla, ottenendo alcuni risultati positivi che hanno però significativamente diviso la comunità scientifica. A breve, tuttavia, verrà concluso il più importante studio sul “metodo Zamboni” e i risultati daranno probabilmente una risposta definitiva sulla sua efficacia. Wired riassume la vicenda.

Altro quadro d’insieme lo offre invece Michele Bellone, che fa il punto sull’evoluzione delle teorie antidarwiniste, in particolare sulla più recente, che vorrebbe prendere le distanze sia dal creazionismo sia dall’Intelligent Design.

Lawrence Principe della John Hopkins University si è invece dedicato per lungo tempo alla decrittazione e interpretazione di alcuni testi alchemici del 1600, e le conclusioni che ha raggiunto sono piuttosto sorprendenti: sembrerebbe infatti che gli alchimisti abbiano svolto esperimenti reali e con fondamenta più scientifiche di quanto siamo abituati a immaginare.

Ecco poi un caso di xenoglossia (la misteriosa capacità di alcuni soggetti di parlare in lingue che non conoscevano fino a un momento prima) il cui debunking è raccontato dal poeta visionario Samuel Coleridge, con una spiegazione perfettamente plausibile del fenomeno, che potrebbe applicarsi anche ad altri casi simili.

Segnaliamo infine la prossima inaugurazione di una mostra dedicata agli errori della ricerca scientifica organizzata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dall’Università degli Studi di Pisa: si terrà a Palazzo Blu, a Pisa, a partire dal prossimo 22 marzo.

3 pensieri riguardo “I Segnalibri 31 – Ipotesi di cura, nuovi antidarwinisti, vecchi alchimisti, poeti xenoglotti

  • 4 Marzo 2014 in 17:34
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    Quanto al metodo Zamboni nel caso, che ritengo poco probabile, che la metodica di angioplastica interventistica venga validata dallo Studio in corso, il problema non verrà risolto perché le guarigioni definitive sono in ogni caso troppo poche in percentuale. Al massimo si avrà una terapia ulteriore a disposizione per tentare di sconfiggere una malattia grave che continuerà a rovinare la vita alla maggior parte dei pazienti e alle loro famiglie. Segnatevela e, se sbaglio, ne sarò felice e Vi autorizzo a rinfacciarmela nei luoghi pubblici.
    A margine colgo l’ occasione per parlare di uno dei pochi studi clinici che negli ultimi anni abbia dato risultati tali da cambiare le carte in tavola: quello su due nuovi antivirali per la cura dell’ epatite C. Mi sono trovato a leggere risultati eclatanti, in termini di guarigione, che non ricordavo di aver visto da decenni per simili malattie. I farmaci, ovviamente, sono stati approvati sia dall’ FDA che dall’ EMA. Vi aspettate di trovarli di libera prescrizione dal Vs/medico della Mutua? Col cavolo! Costano troppo, ancora non sono nel Prontuario e, quando lo saranno, verranno sottoposti a restrizioni tali da renderli ingiovibili per molti pazienti.
    http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/terapia-anti-epatite-c-con-nuovi-farmaci-antivirali

  • 4 Marzo 2014 in 17:18
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    Sono, non sonno. Il sonno l’ avevo io mentre scrivevo. Per quanto riguarda Coleridge, è il classico caso di esame di testimonianze indirette che più indirette non si può. Neppure un cognome, una data, proprio nulla. Quindi, dal punto di vista scientifico, la ragazza xenoglottica può non essere nemmeno esistita e le spiegazioni della sua xenoglossia non valgono nulla. Rassegniamoci, se ne abbiamo voglia, a studiare i singoli casi e a pubblicarli.

  • 4 Marzo 2014 in 17:11
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    Per quanto riguarda l’ articolo di Bellone, nulla di nuovo sotto il sole: poiché i nemici del Darwinismo, che sono nostri nemici, sono sempre più furbi, facciamo come loro. L’ importante non è studiare, ma schierarsi, e in questo Bellone e buona parte degli associati al CICAP sonno uguali ai loro avversari.

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