L’incidente di Passo Dyatlov

Quello di Passo Dyatlov più che un mistero sembra il soggetto per un “found footage movie” americano, in perfetto stile The Blair Witch Project: nell’Unione Sovietica del 1959, dieci amici decidono di fare un’escursione invernale con gli sci su un passo degli Urali noto come Montagna dei morti. Uno è costretto ad abbandonare la spedizione a causa di un problema di salute, subito prima della partenza. E sarà l’unico sopravvissuto.

Cinque di loro saranno infatti ritrovati morti un mese dopo, semi-nudi nella neve, la tenda lacerata dall’interno e nessun’altra orma oltre le loro in tutta la zona. Gli altri quattro verranno invece rinvenuti in fondo a una gola dopo altri due mesi, con ferite e fratture di gravissima entità.

Venne concluso che i giovani erano stati uccisi da “una sconosciuta forza irresistibile”, il passo rimase chiuso e interdetto per anni a sciatori ed escursionisti, alcune informazioni e documenti originali furono condivisi solo negli anni ’90. E naturalmente sono piovute tutte le teorie alternative possibili e immaginabili: esperimenti nucleari (ipotesi avallata dalle tracce di radioattività rinvenute sugli abiti di alcuni di loro, poi però identificate come precedenti alla spedizione), esercitazioni segrete militari (un altro gruppo di escursionisti vide delle sfere arancioni in cielo poco lontano, e in effetti fu appurato che si trattava di missili balistici R-7), un attacco da parte della popolazione indigena Mansi, gli immancabili alieni (molto interessante è, a tal proposito, un libro apparso in russo nel 2007 a firma dell’ufologo Mikhail Gershtein che raccoglie alcuni dettagli importanti della vicenda: è possibile oggi leggerlo gratuitamente qui, in russo).

Recentemente, infine, è stato pubblicato un nuovo libro che vorrebbe spiegare quanto accadde quella notte: l’autore, Donnie Eichar, sostiene si siano formati dei mini-tornado a causa delle particolari condizioni climatiche e orografiche, provocando “infrasuoni” in grado di terrorizzare a morte i nove escursionisti e farli impazzire (gli stessi infrasuoni che, per il loro noto effetto di suscitare inquietudine e ansia, leggenda vuole siano utilizzati al cinema per spaventare ulteriormente gli spettatori nei film dell’orrore).

Dyatlov

In effetti, pur non essendo fra i più universalmente noti, l’incidente di Passo Dyatlov è un mistero affascinante, che presenta alcuni punti complessi. Per esempio, un’obiezione spesso avanzata è quanto sia bizzarro il fatto di aver ritrovato le impronte degli escursionisti dopo un mese, mentre i corpi erano stati parzialmente coperti dalla neve.

Oppure: lo stato di decomposizione dei cadaveri è troppo avanzato per trattarsi di corpi rimasti a temperature così basse.

O ancora: solo quattro di loro presentavano ferite e fratture. Perché qualcuno si è arrampicato in cima ad un albero? Alcuni indossavano gli abiti degli altri. I testimoni oculari hanno parlato di un innaturale colorito arancio scuro dei cadaveri.

Si tratta di obiezioni confutabili con prove e argomentazioni scientifiche, accettate persino dai ricercatori “possibilisti”: ad esempio, il rinvenimento di orme anche a distanza di tempo è possibile e non infrequente, molto dipende dalla dinamica dei venti e delle precipitazioni nevose. Anche lo stato di decomposizione dei cadaveri è compatibile con quello di altre vittime delle montagne, così come il colorito brunito della pelle. I vestiti a brandelli possono essere giustificati come conseguenza dell’ipotermia, che in una fase avanzata può dare un falso senso di calore e porta la vittima, obnubilata e stordita, a strapparsi gli abiti di dosso (il cosiddetto “undressing paradossale“).

Da notare, inoltre, che “la sconosciuta forza irresistibile” di cui si parla in quasi tutte le fonti è in realtà un significativo esempio di leggenda che vince sulla verità: nel fascicolo di chiusura dell’indagine si legge infatti “una forza naturale si è presentata come causa della loro morte, (una forza) che le persone non erano nelle condizioni di superare”. Ugualmente, nelle trascrizioni delle autopsie si riscontra come, a proposito di Ljudmila Dubinina, il  medico legale ha concluso “Le dette lesioni possono derivare come risultato dell’esposizione a una grande forza che ha portato con sé un terribile trauma interno mortale alla gabbia toracica. Oltre a ciò, i danni sono del tipo (che si riscontra) su un uomo in vita e costituiscono il risultato dell’influsso di una grande forza, con successivo cedimento, rottura o contusione della gabbia toracica”. Non i termini strettamente tecnici e scientifici cui siamo abituati oggi, ma comunque dichiarazioni piane e concrete che non lasciano molto margine a forze misteriose e sconosciute.

Dyatlov_Pass_incident_01

Al di là delle teorie più o meno fantasiose (comprese quella dei “mini-tornado” di Eichar o quella ipotizzata nel film che ne è stato inevitabilmente tratto negli ultimi anni), la spiegazione più accreditata dei fatti è la seguente: durante la notte fra il 1 e il 2 febbraio qualcosa ha convinto i nove escursionisti di essere in pericolo o li ha comunque spaventati abbastanza da farli fuggire dalla tenda. Superata la prima ondata di paura, i ragazzi si rendono conto di trovarsi a temperature polari senza attrezzature né vestiti adatti. Quindi accendono un fuoco e alcuni cercano di tornare al campo base, ma non ce la fanno e muoiono di ipotermia a distanza di duecento metri l’uno dall’altro.

I superstiti prendono i vestiti dei compagni morti per coprirsi di più e aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza, ma precipitano in un burrone e muoiono per le ferite riportate anche loro a brevi distanze gli uni dagli altri. Animali selvaggi e intemperie provocano gli ulteriori danni che sono poi stati riscontrati sui cadaveri al momento delle autopsie (ad esempio, la mancanza della lingua in una delle vittime).

Che cosa possa aver terrorizzato a tal punto un gruppo di escursionisti esperti non è possibile saperlo con certezza a distanza di così tanto tempo: un’ipotesi plausibile è che si sia trattato dell’eco di una valanga nelle vicinanze, o forse del movimento sussultorio propagatosi dalla stessa.

Rimane il fatto che anche in questo caso è possibile fornire una spiegazione semplice e razionale a eventi che di primo acchito destano perplessità o inquietudine. Ed è come sempre il miglior servizio che si possa rendere alle vittime.

Con il contributo di Luca Boschini e Roberto Labanti

19 pensieri riguardo “L’incidente di Passo Dyatlov

  • Pingback:La verità su Passo Dyatlov? Non la sapremo mai – Query Online

  • 9 Agosto 2017 in 17:30
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    Propendo per il razionale; mi chiedo però se è consueto per un animale mangiare la sola lingua, e non il naso, orecchie ed il resto. Purtoppo non so nulla dei tipi di carnivori che vivono in quelle zone, forse è plausibile, anche se mi convince poco…

  • 17 Febbraio 2014 in 17:41
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    🙂 sì aldo, è che mi piacciono le lingue e tendo a passare del tempo a spulciare. visto che era venuta fuori la questione della traduzione del mome… mi è piaciuto cercare. (ci son molte discussioni su questo punto, alcuni pure dicono che prima la cima non aveva nome ecc.)
    per il resto si narrano due leggende presso i mansi, una che parla di nove mansi morti lì (e che a occhio direi sia posteriore ai fatti del gruppo Djatlov) e un’altra che parla di sorgenti e che quando alcuni mansi pensarono di stabilirsi lì, morirono. (già abbastanza diversa da poter avere altra origine) per il resto ho letto qualcosa sul ciclo di rinascita, gli idoli per i parenti, il fuoco funebre, le diverse anime per ogni uomo, divinità varie e un accenno a un qualche orco gigante… ma non ne so molto.
    le teorie si sprecano (mi sembra siano una sessantina, tutte diverse) dall’ubriacatura, all’ufo. nessuna che riesca a stare in piedi da sé. anche una strage da parte di altri sarebbe ricostruibile da impronte e dinamiche di movimento, che non risultano. pur nel 59 gli investigatori sovietici paiono essere stati piuttosto attenti e precisi e la documentazione appare curata. ma gli eventi rimangono inspiegati. bisognerebbe ripartire dai dati di base grezzi per fare ordine.
    ma sulla contaminazione da potassio 40 poi si è arrivato ad un punto fermo?

  • 17 Febbraio 2014 in 16:19
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    Una Credulone è un errore, volevo dire un Credulone.

  • 17 Febbraio 2014 in 16:16
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    Ringrazio anche Eutubio per la ricerca, ma devo considerare che il fatto che la disgraziata località uralica si chiami Montagna Morta piuttosto che Montagna dei Morti interessa, al massimo, i Creduloni par mio. Se gli Indigeni l’ hanno chiamata Montagna dei Morti posso difatti sperare che vi siano accaduti in passato episodi simili, da leggere in chiave paranormale, un po’ meno lo posso sperare se, per gli Indigeni, si tratta solo di un posto inadatto ad accogliere attività umane, ad esempio Caccia e Silvicoltura. Per gli Scettici non ha interesse, si tratta, in ogni caso, di antiche favole. Da un punto di vista pratico devo anche ammettere che l’ interesse dei Creduloni sarebbe puramente accademico e non darebbe alcun risultato pratico. Mi spiego meglio: ammettiamo che l’ episodio accada, anziché in URSS nel 1959, in Toscana nel 2011, esattamente nella località che ho citato nel mio primo post, Valle dell’ Inferno, nei pressi di Casa del Diavolo. E che, tanto per aiutare i Paranormalisti, la Ludmila della situazione sia ritrovata senza un braccio, anziché solo senza lingua, e  che si riesca a determinare che l’ arto è stato asportato dopo morta ma che non si capisca come (né morsi, né strappi, né tagli). Ammettiamo che ci siano due Investigatori, uno Scettico e una Credulone, ma che si stimino e non siano nemici. Si dividono pertanto i compiti. Lo Scettico cerca prove di una strage ad opera di uno o più uomini, cosa che gli sembra la più probabile, mentre il Credulone interroga la popolazione locale e gli archivi delle biblioteche, delle parrocchie, dei privati in loco. Dopo un anno di indagini, lo Scettico non può che relazionare al GIP (giudice per le indagini preliminari) di non aver trovato prove di interventi umani esterni al gruppo e che i traumi mortali “inferti” ai quattro che non son morti di freddo non si spiegano. Il Credulone, più fortunato, ha trovato tra i documenti di un privato un episodio di 250 anni prima, di cui furono vittime un gruppo di briganti in fuga, rifugiatisi in quei luoghi durante una tormenta di neve e poi ritrovati a Primavera tutti morti, in posizioni tali da presumere una fuga da qualcosa che li aveva terrorizzati, e con ferite e fratture ossee interne, ma la pelle intatta. Il GIP non potrebbe che chiedere al Magistrato Istruttore l’ Archiviazione del caso per mancanza di indizi, vanificando, quindi, anche la fortuna del credulone. Al massimo, per consolarlo, gli potrebbe suggerire di rivolgersi alle Autorità ecclesiastiche per effettuare Esorcismi in zona. “Ma non dica che l’ ho invitata io a farlo, mi raccomando!”.

  • 17 Febbraio 2014 in 15:53
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    confermo! le descrizioni linguistiche non sono della Varsanof’eva (che infatti era geologa), ma le si trova solo in un articolo in russo di un blog. Alla richiesta di un commentatore di citare le fonti in proposito, l’autore risponde che aveva usato un manuale di mansi, ma non ricorda né specifica titolo e autore… (e mi par strano visto che è il punto cardine della sua traduzione).
    la critica alla traduzione “montagna dei morti” sembra originarsi appunto solo da questo articolo: http://perdyat.livejournal.com/1170.html , che compare poi citato in più siti web.

    il testo di Matveev (Cime della cintura di pietra – denominazioni delle montagne degli Urali), che linka lui stesso, http://meridian.perm.ru/06_others/matveev.shtml , confermo dice: “montagna dei morti”. e contiene anche l’accenno alla deduzione della Varsanof’eva che l’articolista ririporta pari pari! ma nella fonte non v’è alcun accenno a parole mansi da parte della geologa! quelle sono aggiunte in coda alle deduzioni della Varsanof’eva e tirate fuori, a fidarsi, da questo non identificato manuale…
    rimane quindi un mistero da dove l’articolista russo prenda le informazioni sulla suddivisione della morte e i suoi riflessi linguistici in lingua mansi.
    e rimane in contrasto con gli unici due punti linguisticamente affidabili che abbiamo noi a disposizione, il vocabolario del ’58 e il testo di Matveev (che era un linguista).
    (la doppia o può essere un espendiente, pare che dall’80 si segnino le vocali lunghe con un macron che è difficile fare sulla tastiera, allora più facile una doppia o)

    trovato un altro vocabolario, ma meno bello… gendocs.ru/v38241/?cc=1&view=pdf non l’ho trovato d’aiuto.

  • 16 Febbraio 2014 in 16:33
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    mh, meglio non avere fretta con le traduzioni!
    sarebbe come dire che la corretta traduzione di “death valley” è “valle morta”, quando è evidente che invece è “valle della morte” e che il nome derivi cmq dalle ben scarse condizioni di abitabilità.

    da quel che leggo nel vocabolario mansi-russo (bellissimo! grazie mille!) giungo alla conclusione “monte dei morti”. senza pretese che sia giusta! ma di sicuro c’è che:
    хола “chola” significa “morto, defunto, scomparso” -> холат “cholat” è il plurale “morti” nel ‘caso di base’ (o il locativo “nel morto”)
    сяхыл “sjachyl” sta per “poggio, altura, monte, collina” (o “nuvoletta” o “tuono”)

    —> letteralmente verrebbe “mortimonte”. (che fa molto tolkien 🙂

    non risulta una evidente e precisa differenza tra morte-di-non-persone e morte-di-persone nelle espressioni in lingua mansi (per ora)
    in rete si trova qualche articolo in blog e forum in cui si dichiara che холун*кве “cholun*kve” (n* è una lettera diversa da н ma non ce l’ho in tastiera) sia riservato ad animali e piante, ma nel vocabolario non lo specifica (e dovrebbe farlo se fosse!); la traduzione in russo sta per “morire, perire, rovinarsi, consumarsi, scadere, deteriorare” e sembra un verbo per specificare più un tipo diverso di morire, e non cosa muore.

    mentre in vocabolario si specifica chiaramente che сорумнпатун*кве “sorumnpatun*kve” è il verbo “morire” e si usa solo per le persone (ma non implica che altri verbi non si possano usare tutti i “viventi”). inoltre il morire è un evento specifico che può essere diverso non solo nel concetto ma anche nella forma linguistica da quello di “morto, defunto” ecc. che presenta la radice “chol-”
    in particolare “patun*kve” è sì cadere, ma anche “diventare”, “ritrovarsi da qualche parte”, ha la sfumatura di “iniziare”, “mettersi” e insieme a “sorum” (morte) sembra indicare appunto il trapasso, l’atto, il momento del morire e non l’essere (stabilmente) morto. e questo senza contare le questioni etnoculturali dei vari stadi della morte ecc. che andrebbero analizzate per capire a fondo le parole di una lingua sull’argomento.

    il discorso della Varsanof’eva mi torna sino al collegamento tra zona arida, povera di vegetazione e il nome. ci sta che un luogo ostile sia denominato “dei morti” nel senso di arido, senza vita. come “death valley”.
    ma sui passaggi successivi non trovo conferme in rete (la doppia “o” poi non risulta, e le vocali lunghe del mansi non vengono segnalate nello scritto, almeno all’uscita del voabolario nel 1958.)
    ma c’è il testo originale in cui lei parla di questi toponimi da qualche parte in rete? non vorrei fossero estrapolazioni di altri.

    si trova citato il lavoro di Aleksandr Matveev ( http://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%9C%D0%B0%D1%82%D0%B2%D0%B5%D0%B5%D0%B2,_%D0%90%D0%BB%D0%B5%D0%BA%D1%81%D0%B0%D0%BD%D0%B4%D1%80_%D0%9A%D0%BE%D0%BD%D1%81%D1%82%D0%B0%D0%BD%D1%82%D0%B8%D0%BD%D0%BE%D0%B2%D0%B8%D1%87 ) in un blog che sostiene la traduzione “montagna morta” invece di montagna dei morti, ma poi, nei commenti, si legge che nel testo Matveev traduce senza indugi “monte dei morti”: Мансийское холат — «мертвецы», то есть Холат-Сяхыл — «Гора мертвецов» (il  mansi “cholat” è “morti”, val a dire Cholat-Sjachyl è il “Monte dei morti”)

    per concludere a mio avviso la traduzione (basandomi sul vocabolario e su chi cita Matveev) è “monte dei morti” verosimilmente nel senso lato di “monte arido, senza vita”. (basandomi sulle osservazioni di base della Varsanof’eva, ma non sulle deduzioni che ne derivano e che fino a che non troviamo il testo potrebbero anche essere non sue!)

  • 15 Febbraio 2014 in 19:23
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    Grazie, Luca.

  • 15 Febbraio 2014 in 12:56
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    Aldo, sono di nuovo da te con la questione della traduzione del nome della montagna, dopo aver sentito le mie fonti russe.
     
    I mansi sono una piccola popolazione che vive nella regione di Tyumen e ormai praticamente tutti parlano russo, salvo qualche anziano. E’ rimasto solo un piccolo gruppo di qualche centinaio di persone nella regione di Sverdlovsk, dove si trova il passo Dyatlov, che parlano ancora la loro lingua madre e praticano lo sciamanesimo. La loro principale fonte di sostentamento è il turismo dei fanatici che si recano in quei posti a fare campeggio, ripercorrendo il tragitto della spedizione di Dyatlov; per fare contenti i turisti, i mansi ormai raccontano leggende stereotipate per cui non si può più fare affidamento a quello che dicono adesso.
     
    Ma ci si può riferire a quanto lasciato scritto dalla geologa Vera Varsanofeva (http://ru.wikipedia.org/wiki/%C2%E0%F0%F1%E0%ED%EE%F4%FC%E5%E2%E0,_%C2%E5%F0%E0_%C0%EB%E5%EA%F1%E0%ED%E4%F0%EE%E2%ED%E0) che studiò quelle regioni prima della seconda guerra mondiale e parlò coi mansi.
     
    Varsanofeva sostiene che il il nome della montagna deriva dal fatto che è un posto desolato, coperto di rocce e dove non cresce la vegetazione. La parola Хоолат è presente nella denominazione di molto luoghi mansi e significa povero, desolato, dove non vivono ne’ animali ne’ piante. Per questo la traduzione più corretta è montagna/collina desolata o montagna/collina morta.
     
    Il termine che denota la morte di una persona in mansi è соруми патунгкве da сорум —morte e патунгкве – cadere mentre хоолам denota la morte di animali e piante.
     
    Non è chiaro se l’errata traduzione sia legata a un semplice fraintendimento oppure sia in qualche modo stata fatta in maniera voluta per accrescere il mistero intorno al passo Dyatlov.

  • 14 Febbraio 2014 in 22:34
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    Ipotesi Paranormali: anche un credulone come me, se onesto, deve ammettere che la morte dei 4 giovani traumatizzati è difficilmente spiegabile anche in chiave Paranormale. Fantasmi? Innanzitutto preferirei definirli Spiriti nelle Tenebre. I Fantasmi vagano, solitamente, nelle vicinanze dei luoghi dove hanno trovato una morte che non si è risolta con una scelta verso la Vita dell’ Anima. Non sono aggressivi verso i vivi, possono essere lamentosi, tristi, disturbanti, ma se provocano la morte è per paura, non certo ferendo o colpendo. Anche gli Spiriti nelle Tenebre, pur volendo vendicarsi dei viventi, possono ucciderli sfruttando le loro paure e gli elementi naturali. Provocando tempeste, frane, valanghe, o aizzando belve. Facendoli impazzire e inducendoli al suicidio. Inoltre i luoghi infestati da Spiriti nelle Tenebre rimangono infestati, salvo potenti Esorcismi e Messe da Requiem, quindi l’ episodio non sarebbe rimasto isolato. Le ferite dei 4 giovani uccisi sembrano provocate da esseri in grado di colpire con forze  ed energie non appartenenti a quelle che conosciamo. Io scarterei anche gli Spiriti nelle Tenebre.
    Extraterrestri? Chi sposa questa teoria riporta testimonianze di sfere colorate notturne avvistate in zona prima, durante e dopo la strage. Anche qui rimane atipico il comportamento di questi Alieni: i nostri Fratelli del Cielo non sono nemici dell’ uomo, normalmente si fanno avvistare e ci lasciano messaggi tramite i Contattisti. Quasi tutti quelli che ci narrano di essere stati rapiti ci parlano di esami, non di torture, e di un comportamento non omicida da parte loro. Altrimenti, del resto, non ce li narrerebbero. I pochi casi riportati di uccisione da parte di Extraterrestri sono per legittima difesa:http://www.cunpugliabasilicata.it/articoli/militari-ufo-una-belligeranza-dichiarata/
    In questo caso, invece, sarebbe una strage gratuita, quindi altamente improbabile. Meno improbabile, se la causa è extraterrestre, un contatto involontario con un apparato difensivo automatico, o di una “Astronave” o di una base temporanea, che potrebbe aver prodotto traumi che le nostre armi non sono in grado di fare.
    Demoni: purtroppo questi sono in grado di uccidere. Rimane atipica una strage di queste dimensioni “tollerata” da Dio e dagli Angeli. Unica giustificazione sarebbe l’ esistenza di culti satanici radicati in zona da parte di gruppi nel territorio. Ma anche in questo caso l’ episodio non sarebbe rimasto il solo. Una accurata indagine sulle tradizioni delle tribù locali e sulla narrazione di avvenimenti simili narrati prima del 1959 potrebbe rafforzare la tesi. Che rimane, quindi, altamente improbabile anche per i Creduloni.

  • 14 Febbraio 2014 in 21:44
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    Discussion. Se siamo onesti, sia che siamo  Scettici sia che siamo Creduloni, dobbiamo ammettere che, dopo tanti decenni, non possiamo arrivare alla Verità, soprattutto in base a quanto ci riferiscono. Dovremmo studiare i documenti originali. Quindi possiamo parlare del “metodo” di indagine come esercizio per la prossima volta che capitasse un caso simile. E allora:1) Un credulone onesto deve ricorrere a tentare di spiegare un evento in chiave Paranormale solo se le indagini non arrivano a poter dare spiegazioni naturali 2) il Gruppo di morti per ipotermia è morto per cause naturali e possiamo trascurarlo. Possono essere stati spaventati da qualunque cosa, animale, umana, o almeno uno di loro può avere avuto allucinazioni tali da spaventare tutti quanti. Sono scappati in modo concitato, di notte, vestiti inadeguatamente per la temperatura e sono deceduti in poco tempo. I loro corpi allora non rivelarono nulla di strano, mi pare, possiamo quindi trascurarli. 3) Il gruppo deceduto per traumi presenta peculiarità tali da aver costretto una Commissione di indagini non autonoma dalle Autorità Svovietiche del 1959, ( Autorità che dobbiamo logicamente considerare poco propense a credere nei Fantasmi, negli Yeti, negli Alieni e nei Demoni) a stabilire che non se ne possono attribuire le cause di morte ad Animali, Uomini o Cataclismi Naturali.  Una “Forza di natura sconosciuta” ha provocato nei quattro giovani sfortunati traumi interni incompatibili con la sopravvivenza, ma non si capisce come si siano prodotti.
    Da un esame dei dati riportati dal S.P.T. (St. Petersburg Time) pare che una delle vittime, Ludmila Dubinina, sia stata trovata priva di lingua. E qui sarebbero da consultare i documenti originali, per verificare se sia proceduto ad una autopsia regolamentare per stabilire come abbia perso la lingua. E’ possibile stabilire con certezza, coi metodi medico-legali dell’ epoca, se sia stata asportata con morsi, tagli o se sia stata strappata. E’ possibile, oggi come allora, stabilire se sia stata asportata da animali o da uomini. Nel caso sia stata asportata da animali non c’è da aggiungere altro: causa naturale, pur essendo strano che un animale asporti solo la lingua e non divori altre parti del corpo. Se la lingua fu asportata con un oggetto tagliente o con una tenaglia è stato un uomo. Una autopsia veloce poteva stabilire anche allora se lo avesse fatto sul cadavere o mentre Ludmila era viva. In questo secondo caso non sapremmo ancora come uno o più uomini abbiano ucciso il gruppo, ma potremmo indagare verso responsabili umani. Se, invece, un uomo avesse asportato la lingua della donna dopo la morte, potremmo ipotizzare un atto di feticismo necrofilo o un rito satanico. Nel caso una autopsia non riuscisse a stabilire come la lingua sia stata asportata (es: sembra caduta da sola, senza tagli morsi o strappi) allora l’ ipotesi paranormale prenderebbe corpo. Altro elemento che andava studiato e che  non si capisce se sia stato studiato dalla cronaca del S.P.T. e se i corpi, trovati sepolti sotto 4 metri di neve, siano stati sepolti da valanga, nevicate o a mano. Se fossero stati sepolti con pale o a mano (sarebbe stato possibile riconoscerlo con una indagine accurata) l’ ipotesi di una strage perpetrata da esseri umani prenderebbe un solido corpo, anche se non si riuscisse a stabilire come li hanno uccisi. Ultimo elemento concreto che forse non è stato bene indagato (ripeto: bisogna consultare i documenti originali) è la radioattività rilevata a quanto pare sugli abiti di alcune delle vittime. Di questo sarebeb possibile rilevare ancora tracce dopo 55 anni, riesumando i corpi o analizzando gli abiti se non sono stati distrutti. A questo punto possiamo passare a fare ipotesi Paranormali, tenendo però presente che, se i giovani fossero morti venendo a contatto con una esercitazione militare, è logico ipotizzare che la Commissione abbia concluso che le cause della morte non era possibile chiarirle, abbiano falsificato i documenti e i reperti, abbiano secretato tutto per decenni e abbiano chiuso l’ accesso al sito per anni.

  • 14 Febbraio 2014 in 21:04
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    Caro Motoscafo AntiSommergibile, il sito che hai linkato ha tanta robba. Non ho trovato le foto “orginali” , che del resto sono altrove, e non servono all’ indagine, ricostruisce il tutto in chiave aliena e sposa la tesi della strage perpetrata da Extraterrestri. Il che, per me, andrebbe anche bene, se fosse attendibile. ma non mi pare lo sia: tra la roba che ho trovato in Rete il St. Petersburg Time mi pare il più attendibile.

  • 13 Febbraio 2014 in 18:42
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    Aldo, wikipedia russa riporta “montagna dei morti” con tanto di citazione.
    Siccome la versione inglese è in disaccordo, ho provato a vedere se si può risalire a una fonte mansi, visto che il nome è in quella lungua.
    Al momento non sono riuscito a contattare nessuno che sappia quella lingua, e non è affatto facile visto che, secondo ethnologue.com, ci sono solo un migliaio di persone in tutto il mondo che ancora la parlano.
    Però ho trovato un dizionario russo-mansi con tanto di breve compendio grammaticale alla fine (http://gendocs.ru/v34716/?download2=file). Ti risparmio i problemi grammaticali di una lingua che non conosco (per esempio non esiste il caso genitivo: si usa il nominativo?).
    In ogni modo, la traduzione che mi sembra più aderente è proprio montagna (o collina) dei morti.

  • 13 Febbraio 2014 in 14:19
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    circa il nome, sulla wiki in russo dice proprio “monte dei morti”: Название переводится с мансийского как «гора мертвецов» (la denominazione si traduce dal mansi come “monte dei morti”) e c’è pure la fonte. in attesa di un esperto di lingua mansi, direi di stare più su quanto dice la versione russa. per quanta importanza possa avere il nome…
    circa la radioattività, ci sono più dettagli sul fatto che sia stata identificata come precedente alla tragica escursione? io ero rimasto a tentativi di spiegazione con certi tipi di lanterne un tempo in uso, ma poi non corrispondeva l’elemento radioattivo.

  • 13 Febbraio 2014 in 00:33
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    Segnalo questo sito: http://dyatlov.looo.ch/en.  Contiene le foto originali scattate dai membri della spedizione e un testo (che ancora non ho letto).

  • 12 Febbraio 2014 in 12:34
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    Una cronaca che sembra più seria e condotta a minor distanza, viene riportata in Inglese dal “Times” di S. Pietroburgo. Il mistero, indubbiamente rimane.
    http://www.sptimes.ru/story/25093?page=5#top
    Semplicemente ridicola, se non è falsa la documentazione che ho linkato, la teoria che i 4 morti per traumi e non per freddo si siano fatti male cadendo in un burrone: presentavano fratture interne senza traccia di ferite esterne! Ma dico io, pensate che non ci sarebbe arrivata da sola la commissione di inchiesta? Non erano membri della Chiesa Ortodossa Ruissa, erano dell’ Unione delle Repubbliche  Socialiste Sovietiche! E l’ ipotesi più probabile è che abbiano dovuto secretare perché non avevano trovato spiegazioni. Altrimenti rimane l’ ipotesi dell’ incidente militare secretato, ma nessuna esplosione di quella violenza uccide 4 persone senza lasciare traccie sulla vegetazione.

  • 12 Febbraio 2014 in 12:23
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    Bene, Cominciamo intanto a correggere,in base a documenti che sembrano un po’ più accurati, il nome della località: Non “Montagna dei Morti” ma Montagna Morta. C’è già una notevole differenza.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Kholat_Syakhl

  • 12 Febbraio 2014 in 08:51
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    In Trentino vi è il Plan de Mort, ancora oggi Piana dei Morti… peccato che lo zelante traduttore italiota abbia tradotto così il termine locale Plamort, che nulla ha a che vedere con i morti…
    Nel settembre del 1943 fi fu un piccolo scontro tra la guarnigione che presidiava un bunker ed i tedeschi che risalivano. Un breve scambio di cannonate e la guarnigione si arrese. Non mi risulta ci siano stati morti nè che i soldati di guardia alla linea anticarro Denti di Drago, tutt’ora ben visibile, abbiano mai incontrato fantasmi & C.
    Chissà perché, mi sovviene il ricordo del mistero della Mary Celeste. Chi è? Cercate sul web. E guardate quante testimonianze fasulle sono saltate fuori con il tempo.
     

  • 11 Febbraio 2014 in 23:30
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    Perché si chiama Montagna dei Morti? Certe località hanno nomi come Passo del Diavolo, Valle dell’ Inferno, ecc. Si tratti di località soggette ad intemperie anche violente, a cambi di condizioni metereologiche repentine che sono potenzialmente letali. Ossendowsky narra nel suo  Bestie, Uomini e Dei il passaggio in una di queste località, durante la sua fuga verso la Mongolia, in cui stava per lasciarci la pelle. Afferma di aver sentito il Male attaccarlo come se violasse un suo possedimento terreno. Personalmente, quando passo dalla Casa del Diavolo nella Valle dell’ Inferno (vicino a Moscheta, nel nostro Appennino) evito di entrare nella casa diroccata, la aggiro e prego. Se ha quel nome qualcosa di grave, in passato, è accaduta.
    http://atei.forumitalian.com/t728-il-triangolo-demoniaco

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