L’antropologo Ian Tattersall risponde ai creazionisti

La comparsa di Homo sapiens è avvenuta con una “improvvisa apparizione di una nuova e straordinaria capacità: l’elaborazione simbolica”, affermazione questa assolutamente in linea con l’idea che tra l’Uomo e gli animali esista una cesura netta, quel “salto ontologico” che altri vogliono invece negare. Tattersall conferma poi che proprio di una differenza non di grado ma di essenza (fondamentale) si tratta.

Le parole che leggete le ha scritte un insegnante di scienze creazionista sul suo blog, ma rappresentano bene il polverone che si è alzato a seguito della partecipazione di Ian Tattersal, curatore della sezione di Antropologia dell’American Museum of Natural History di New York, al meeting di Comunione e Liberazione tenutosi a Rimini alla fine di agosto.
Ian Tattersall è uno dei personaggi più noti nel mondo dello studio dell’evoluzione umana e capirete quindi lo stupore con cui abbiamo letto delle polemiche in corso.

Per essere chiari, ci sono due ordini di polemiche. Il primo riguarda la partecipazione stessa di Tattersall al meeting di Rimini e le sue parole di apertura verso il mondo della fede. L’antropologo  ha una posizione su questi temi simile a quella proposta da Stephen Jay Gould con il nome di NOMA, Non Overlapping Magisteria. Scienza e fede sarebbero due ambiti compatibili fra di loro proprio per la loro natura completamente differente e per gli ambiti d’azione non sovrapponibili. Altri scienziati, come Richard Dawkins o Jerry Coyne, sono, invece, ancorati su posizioni di rottura. Quindi, soprattutto negli Stati Uniti, le parole di Tattersall hanno riacceso il dibattito che, però, si è limitato principalmente agli addetti ai lavori (qui sul blog di Coyne il post che ha scatenato tutto, con relativa discussione).

Il secondo ordine di polemiche è invece tutto italiano e riguarda appunto l’utilizzo delle parole di Tattersall per dimostrare l’inconsistenza della spiegazione darwiniana dell’evoluzione della nostra specie.

L’intervento dell’antropologo americano era incentrato sulla nascita dell’intelligenza simbolica, una caratteristica tipica della nostra specie che nessun altro essere vivente ha mai presentato. Lo sintetizzano con efficacia le parole di Telmo Pievani, Filosofo della Scienza all’Università di Milano Bicocca e curatore della mostra Homo sapiens. La grande storia della diversità umana:

Intorno a 45-40mila anni fa diventiamo non più soltanto anatomicamente ma anche mentalmente moderni. È il fiorire di un’intelligenza divenuta simbolica e capace di astrazione: pitture rupestri straordinarie, da subito animate sia di realistiche scene di caccia sia di figure stilizzate e simboliche; squisite opere d’arte intagliate nell’osso; sepolture rituali sofisticate; ornamenti per il corpo, monili e abbellimenti; i primi strumenti musicali; nuove tecnologie di lavorazione della pietra, dapprima del tipo “aurignaziano”, poi in rapido avanzamento e differenziazione in culture regionali distinte; la costruzione di ripari più complessi, anche in spazi aperti; forse persino i primi calendari lunari intorno a 32mila anni fa. Vediamo in azione una specie che immagina e che si interroga sulla natura circostante, sulle sue regolarità: le stagioni, le maree, i cicli lunari, i ritmi annuali di piante e animali. Tranne qualche accenno sporadico, non troviamo alcuna esplosione di creatività di questo tipo nelle altre quattro specie umane coeve di Homo sapiens. È come se avessimo imparato a inventare mondi possibili nelle nostre teste, anziché accettare passivamente la dura realtà naturale per come è. Nasce la mente umana moderna, pronta a cimentarsi su strade nuove, come l’arte, la musica e la danza.

Davvero Tattersall pensa che questa caratteristica sia frutto di un “salto ontologico” e che rappresenti una “cesura netta” fra l’uomo e le altre specie?

Glielo abbiamo chiesto e la risposta è chiara e inequivocabile:

Sono molto dispiaciuto che le mie parole siano state travisate a sostegno della falsa credenza che ci sia una “rottura” tra gli esseri umani e gli altri organismi. È certamente vero che il nostro modo insolito di elaborazione delle informazioni sembra essere stato acquisito recentemente, ma questo evento è chiaramente un’espressione perfetta del processo evolutivo che ha prodotto il grande albero della vita in cui noi esseri umani siamo completamente integrati.
Tutte le innovazioni evolutive appaiono de novo e spesso in contesti diversi da quelli in cui possono venire cooptate: basti pensare all’evoluzione degli arti che ha consentito ai tetrapodi di muoversi sulla terra ferma e che, però, è stata ereditata dai loro antenati che nuotavano in mare.

e aggiunge Tattersall:

Mi dispiace molto di aver involontariamente alimentato le tesi creazioniste e vorrei che fosse chiaro che le mie parole sono state estrapolate dal contesto e completamente travisate.

64 pensieri riguardo “L’antropologo Ian Tattersall risponde ai creazionisti

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  • 6 Novembre 2012 in 16:38
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    Vi leggo da un po di tempo ma ho deciso di intervenire oggi:
    Purtroppo quello da Lei indicato è una tattica molto comune usata da creazionisti e pseudo scienziati quali il ciarlatano Pennetta e amici belli. Il vero problema è che gente che magari non è completamente al corrente della teoria ci casca facilmente.
    Ho provato per diversi giorni (cosi per divertirmi un po) a commentare sul suo blog. Ogni articolo e pieno di falsità, parole prese fuori contesto, concetti scientifici girati in modo da apparire non-scientifici. Lo scopo è sempre chiaro: far apparire la scienza come incapace di spiegare. Mentre il mantra del creazionismo è continuamente appoggiato e ripetuto, non ci sono nuove informazioni, la teoria non e falsificabile ecc… (quando messi contro il muro, scappano, offendono e buttano il discorso altrove). Quando gli ho provato che persino K. Popper era convinto che la Teoria era falsificabile (si erano limitati come in questo caso a citare solo la parte che li faceva comodo) mi e stato risposto che l’aveva detto perche alla fine non conosceva la teoria.
    La cosa che mi fa piu rabbia e che questi dicono di essere professori. Se fosse vero sarebbe da denunciarli per l’insegnamento di pseudoscienza e magia durante l’ora di biologia. Se fosse falso bhe… poveri illusi.
    Prendo l’occasione di ringraziare query per l’ottimo lavoro svolto.

  • 10 Ottobre 2012 in 16:09
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    Caro Crocierista tra le Stelle, il breviario del buon fedele da dove lo trai? Se è Tuo sei il nick dietro il quale si nasconde l’ Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, attuale Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede? Se non lo sei, permettimi allora di scriverTi il Breviario del Perfetto Scettico secondo Aldo Grano, che vale quanto il Tuo per i Fedeli (più o meno come se un Fascista scrivesse il breviario del Perfetto Comunista):
    Il Perfetto Scettico non ha paura di presentarsi sempre con nome e cognome, disprezza i vili che si nascondono dietro i nick.
    Il Perfetto Scettico sa di aver ragione e sa che la Verità trionfa sempre, per cui non dice mai bugie.
    Il Perfetto Scettico non è sicuro nemmeno di esistere e se ne vanta.
    Il Perfetto Scettico parla solo citando le fonti cui si riferisce, non esprime mai pure opinioni.
    Il Perfetto Scettico non perde tempo con i Fedeli di Dottrine Religiose, Filosofiche o Politiche, perde il suo tempo solo con Ricercatori Scientifici.
    Il Perfetto Scettico non si sognerebbe mai di insegnare ai Creduloni come si devono comportare.

  • 8 Ottobre 2012 in 13:06
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    Ho sempre più l’impressione che il Cattolico moderno sia più propenso a cercare prove della sua fede, piuttosto che ad avere Fede.

    Il Fedele crede a prescindere, non gli occorrono prove.
    Il Fedele sà che le Scritture sono una guida allo spirito, non la Treccani.
    Il Fedele sà che non potrà mai possedere la Verità, prerogativa del suo Dio.
    Il Fedele non crde di far parte di un Club privato esclusivo.

    L’accanimento di certe frange del Cattolivcesimo contro l’Evoluzione come teoria scientifica sà di gente che ha paura d’essersi sbagliata e cerca di mettere a tacere la voce contraria.

    Quanto a CL, molto ben inserita negli ambienti dirigenziali pubblici ed avendo provato la sua gestione… non aggiungo altro. Però mi preoccupa.

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  • 27 Settembre 2012 in 15:22
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    Non ho mai parlato di Georgiev e Bertolini. Non spostiamo la discussione altrove. Grazie.

  • 27 Settembre 2012 in 15:04
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    Mi permetto di “intromettermi” per chiedere alla gentile Beatrice Mautino quali sarebbero le posizioni non scientifiche esposte dal dott. M. Georgiev e dall’ing S. Bertolini che hanno rappresentato e rappresentano il creazionismo in Italia?
    Sono antievoluzionista, quindi ho una posizione differente da quella dei due studiosi sopra citati. Ad oggi non vi sono contestazioni di tipo scientifico ma solo per motivi di pre-giudizio e, come spesso accade, di non conoscenza.
    Per specificare la questione si intenda che sia per i sopra citati che per me il creazionismo non è scienza come non lo è il neodarwinismo, ma entrambe le posizioni sono solo interpretazioni di fatti scientifici; la stessa posizione può essere letta nelle dichiarazioni di M. Ruse Prof. di filosofia e zoologia. (Evoluzionista, testimone al processo sull’intelligent designer)
    «L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più di solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere… che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione. Era vero dell’evoluzione all’inizio, e lo è vero ancora oggi.») e di molti altri.
    Mi chiedo se per lei (voi) J. Sandford è o non è uno scienziato visto che oggi è a capo di un’organizzazione creazionista?
    Sandford è anche collaboratore di una università americana (quindi non è in pensione come ha cercato di far credere il prof. Ferdinando Boero durante un dibattito sul quotidiano on-line la Voce D’Italia, ,e, sempre con riferimento al dibattito appena ricordato, le chiedo se sono stati gli evoluzionisti o gli antievoluzionisti a parlare di scienza?).
    Sandford sarà in Italia nella primavera del 2014, perché non organizzare un grande convegno sulla genetica?
    Inoltre, anche in Italia, è stata presentata una posizione alternativa al neodarwinismo da due professori: Ferdinando Catalano e Ulisse di Corpo che, rifacendosi agli studi del noto matematico Fantappié, hanno presentato a Viterbo una posizione alternativa partendo dalla sintropia.
    L’errore dei neodarwinisti è quello di non uscire dal loro schema ben descritto da RICHARD LEWONTIN: genetista di Harvard

    «Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni e la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie… perché abbiamo un impegno materialista aprioristico…
    Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obbligano ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali… Questo materialismo è assoluto…»

    «Nessun corpo di credenze che ha la sua origine in materiale dottrinale anziché nell’osservazione , interpretazione e sperimentazione scientifica, dovrebbe essere ammesso come scienza nell’insegnamento scientifico».
    Questa metodologia credo non sia di tipo scientifico ma non ho mai visto un intervento del CICAP su questo tipo di atteggiamento dei neodarwinisti (questo è un esempio, ma ne ho molti altri da presentare).
    Mi fermo per non diventare troppo polemico sperando che presto abbiate il piacere di venire a conoscere le diverse anime che confutano il neodarwinismo: antievoluzionisti/antidarwinisti, Progetto Intelligente, creazionisti.
    Sono stato lungo e chiedo perdono, questo sarà il mio unico intervento in modo da non divenire ulteriormente antipatico ai più.
    Lascio il mio indirizzo di posta elettronica per ogni informazione relativa a quanto scritto.
    Cordiali saluti.
    Buon lavoro.

  • 27 Settembre 2012 in 14:57
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    @blackbird
    “battute che sfigurerebbero anche in una bettola…”  Quali?
    Personalmente ho sempre invitato i partecipanti alla moderazione, a criticare fatti e idee ma sempre nel rispetto della persona, cosa che non è stata fatta ad esempio in mio favore.
    PS non intendo riaprire la discussione, solo fare chiarezza.
    Saluti
    ep

  • 27 Settembre 2012 in 14:24
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    aldo grano, però prima vai a fare un giretto nei commenti del sito di Pennetta e guarda come si divertono a sfottere il cicap con battute che sfigurerebbero anche in una bettola…

  • 27 Settembre 2012 in 12:56
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    @Uccello Nero e Mister Kappa: da un punto di vista strettamente scientifico anche la persona che ha commesso le peggio nefandezze, e per questo si trova in prigione, può fare un affermazione scientificamente valida o, addirittura, una ricerca scientifica da prendere in considerazione. Ora, essendo la Scienza una strada faticosa, se vogliamo aumentare la fiducia che il Popolo ha nei suoi riguardi dobbiamo evitare di replicare a teorie o ricerche che non condividiamo denigrandone gli autori. Cosa che è chiaramente riassunto da Query nel thread “Dici la verità, ecc”. (Riferendolo ai comportamenti dei nemici nei riguardi delle organizzazioni come Query). Se crediamo nella Scienza possiamo tranquillamente replicare a ciò che consideriamo enormi animalità con argomentazioni attinenti alla affermazione pseudo, o scientifica, che sia. Così come non possiamo criticare le teorie scientifiche di Tattersall dicendogli: “Hai partecipato a un convengo di CL!” O a quelle di Pievani dicendogli: “hai scritto un articolo su L’ Ateo!”

  • 25 Settembre 2012 in 20:40
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    La tattica di questi criptocreazionisti (o criptoIDisti) è palese: far credere che la moderna teoria evoluzionistica sia una strada senza uscita, un ponte distrutto che non porta da nessuna parte (così si è espresso un commentatore del sito di Enzo Pennetta), far credere questo affastellando a casaccio presunte difficoltà, punti oscuri della teoria (che ne ha come qualunque teoria scientifica), giocando di paralogismi e citazionismo selettivo, di retorica (l’ateo Palmarini!) eccetera. Per proporre che cosa? Nulla, per loro stessa ammissione, non hanno fra le mani nessuna teoria alternativa migliore, niente di niente. Gli interessa solo che la Sintesi Moderna appaia come un rudere cadente e inutile, cosa che non è affatto, e non hanno di meglio che proporre un sito dove, per ora, non sta partecipando nessun biologo evoluzionista, nessuno che faccia ricerca specialistica sul campo (il Giuliani non mi risulta biologo evoluzionista, il Pennetta ed altri sono insegnanti di scuola superiore, magari anche istituti privati cattolici); un sito curato da persone esplicitamente affiliate ad un indefinibile blog di sedicenti cristiani cattolici razionalisti. Semmai partoriranno qualche ipotesi alternativa, c’è da credere che il requisito essenziale dovrà essere la completa compatibilità col magistero di Santa Romana Chiesa. E sei i fatti non collimeranno, peggio per i fatti.
    Questa non sarebbe scienza, sarebbe una schifezza. Plaudo al CICAP per l’attenzione che riserva all’analisi e alla critica dell’antievoluzionismo ideologico che pure in Italia sta prendendo piede come una peste.

  • 25 Settembre 2012 in 20:06
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    @ Pennetta
     
    lei mi accusa di riportare solo quello che mi fa comodo e poi riporta il seguito del brano di Monod tagliano una parte che è molto scomoda per lei!
     
    Se non riporto interi pezzi di un libro è perché non ne detengo i diritti e mi limito a quelle porzioni che sono necessarie e sufficienti e che non presentano ambiguità. Comunque, perché sarebbe scomoda per me? Non ho mai detto che la vita è un fenomeno altamente probabile ovunque, le pare? Su, stia più attento.
     
    Il brano che quindi lei riporta, e tutto il discorso di Monod, non contrastano con quanto intendevo affermare, che cioè la probabilità che la vita nasca con meccanismi di caso e necessità è estremamente improbabile, infatti Monod, dopo aver detto la frase da me riportata è costretto ad argomentare con una serie di ragionamenti per cercare di ovviare a questo problema.
     
    Monod, in verità, argomenta che dal fatto semplice che la vita possa essere un fenomeno a bassa probabilità non deve indurre ad affermazioni categoriche, sulla base dell’unica occorrenza di vita che conosciamo. La vita sarà pure improbabile secondo il meccanismo di caso e necessità, ma questa improbabilità non scalfisce la validità di quel meccanismo. Conclude il paragrafo affermando che l’universo non stava per partorire la vita, come un processo finalizzato. La nostra comparsa è un fatto improbabile, ma lo è come, fatte le dovute proporzioni, l’uscita di un numero alla roulette. In entrambi i casi ne avvertiamo l’eccezionalità. Monod intende criticare chi vuole vedere un segno del destino (o del Creatore, direi io) nelle probabilità a priori, quando dice “Il destino viene scritto nel momento in cui si compie e non prima.”
     
    Il nucleo del discorso è confermato: la nascita della vita e la comparsa delle singole specie sono eventi di un’estrema improbabilità, che però diamo per verificati casualmente solo perché di fatto constatiamo che si sono verificati: questo come dicevo non ne diminuisce l’improbabilità statistica, neanche per Monod.
     
    Mi pare che lei stia rigirando la questione. Prima aveva affermato che:

    Infine lei, per ovviare alle difficoltà statistiche, porta il discorso sulla vita in altre parti dell’universo, vede Alberto, con questo calcolo si sono cimentati grandi nomi giungendo alla conclusione che la nascita della vita col meccanismo per caso e necessità è veramente improbabile.
     
    Perché parla di difficoltà statistiche? Visto che l’improbabilità è comunque contemplata e nota nel meccanismo di caso e necessità, perché mai sarebbe una difficoltà l’osservare che il fenomeno vita è poco probabile? Non è un problema della teoria, è una caratteristica della comparsa della vita, per via della sua complessità, a renderla un fenomeno non comune. Se dovessi stimare tutte le variabili coinvolte nel processo che mi porta, da quando mi sveglio la mattina e vado a lavoro fino a quando torno a casa, e calcolare la probabilità a priori, potrei concludere che è molto improbabile che mi accada qualcosa di male. Eppure gli incidenti esistono e potrebbero capitarne anche a me. Forse che l’improbabilità degli incidenti rappresenta una difficoltà per la teoria secondo cui gli incidenti accadono?
     
    Dov’è il problema? Dawkins dunque parla d’improbabilità statistica, proprio quello che sostengo io!
    O forse lei ritiene che io voglia sostenere il miracolismo all’american creationist? Ma allora mi mette in bocca cose non ho detto: chi è disonesto intellettualmente, chi è ad essere fissato con i miracoli?

     
    Dawkins parla dell’improbabilità sì, ma non conclude che questa improbabilità costituisca una difficoltà per la teoria, come invece fa lei, perché lei non si limita a constatare questa improbabilità, vorrebbe farci credere che essa finisca per confutare l’ipotesi caso-necessità. E così non è. Comunque, dei miracoli parla Dawkins (di cui ho riportato il sunto), e io non ho sostenuto che lei abbia a che fare con il miracolismo dei creazionisti americani, questo se l’è inventato lei. Mi pare che la disonestà intellettuale si addica di più a lei, a conti fatti.
     
    E poi, non è la teoria della panspermia di Hoyle e Crick la conferma che il mondo scientifico quando si è pronunciato ad aver ammesso l’estrema improbabilità del meccanismo per caso e necessità? Perché non solleva obiezioni anche su questo?
     
    Le congetture di Hoyle sono diverse da quelle di Crick e andrebbero distinte. Crick, in particolare ha riconosciuto di essere stato troppo pessimista nel ritenere che la vita non potesse originarsi su un pianeta come Terra. Difatti, ha pubblicato diversi articoli, tra cui Anticipating an RNA world. Some past speculations on the origin of life: where are they today? del 1993, dove l’improbabilità del meccanismo per caso e necessità non è considerata una difficoltà della teoria. Ma soprattutto, è sicuro che le ipotesi sulla panspermia, al di là dell’improbabilità, non contemplino anch’esse caso e necessità (eccetto la prima versione di Crick, che immaginava una diffusione della vita nell’universo da parte di esseri tecnologicamente avanzati)?
     
    La risposta è perché in questo caso non riesce a piegare le loro convinzioni a suo favore.
     
    Ma convinzioni di cosa? Si fa scienza sulle opinione? Si fa sugli argomenti. Ebbene, di per sé, l’improbabilità di cui parla non è una difficoltà della teoria, è solo una descrizione del tipo di evento che essa studia, la complessità della vita.
     
    Ancora una volta: chi è disonesto intellettualmente?


    Ancora una volta lei, visto che, poco sopra, ha addirittura risposto da sé ad una domanda retorica che lei stesso pareva rivolgere a me.
     
    Via, la smetta di prendere in giro i suoi interlocutori.

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