Omeopatia e global warming: i dati Observa

Observa Science in Society è un centro di ricerca che da alcuni anni si occupa di analizzare il complesso rapporto degli italiani con la scienza, realizzando studi sulla percezione pubblica di tematiche attinenti a quest’ambito, e sulla loro visibilità nei mass media.

A fine febbraio è uscita l’ottava edizione del tradizionale “Annuario scienza e società” (Annuario Scienza e Società 2012, a cura di F. Neresini e G. Pellegrini, Bologna: Il Mulino), dedicato allo stato della ricerca e dell’innovazione nel nostro paese e nel mondo. Particolarmente interessante la sezione dedicata al rapporto tra scienza e opinione pubblica (Gli italiani, la scienza, e le sfide tra ambiente e energia, a cura di M. Bucchi e B. Saracino), dove figurano, fra gli argomenti trattati, due tematiche di interesse per il Cicap: l’omeopatia e i cambiamenti climatici.

È dal 2007, infatti, che l’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società si occupa di monitorare l’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’omeopatia. Si scopre così che nel 2007 coloro che hanno fatto uso, almeno saltuariamente, di medicinali omeopatici erano il 32.5% degli intervistati. Questa percentuale è cresciuta nel 2009 al 38.6%, mentre nel 2011 è rimasta pressochè costante, nonostante una leggera flessione (37.8%).

Lo scarto tra il 2007 e il 2011, comunque, è costituito soprattutto da persone che affermano di curarsi saltuariamente con l’omeopatia. Coloro che lo fanno regolarmente o esclusivamente, invece, sono pressochè gli stessi di cinque anni fa: nel primo caso si parla dell’8.7 % del campione (2007), contro il 7.3 % del 2011, mentre coloro che hanno scelto di ricorrere esclusivamente ai farmaci omeopatici sono stati l’1.9 % degli intervistati nel 2007, e il 2.2 % nel 2011.

Analizzando i dati raccolti, Observa delinea anche un “profilo tipico” fra coloro che fanno ricorso all’omeopatia: donne, fra i 30 e i 44 anni, e con un elevato livello di istruzione.

Interessanti le motivazioni che spingono gli italiani a usare medicinali omeopatici: al primo posto troviamo l’assenza di effetti collaterali, seguita dalla percezione secondo cui l’efficacia sarebbe maggiore rispetto a quella dei farmaci convenzionali, mentre solo una minima percentuale li sceglie perchè li considera maggiormente economici.

Fra coloro che non usano farmaci omeopatici, invece, la motivazione principale consiste nell’assenza di indicazioni o consigli in merito, seguita dall’assenza di prove scientifiche a sostegno della loro efficacia (percentuale, comunque, in leggera ma costante crescita rispetto al 2007), dal fatto che i medicinali omeopatici siano meno efficaci rispetto a quelli convenzionali (percentuale in diminuzione), e infine dal loro costo elevato.

Un secondo argomento di interesse per il Cicap è quello che riguarda la percezione pubblica del problema del global warming. Nel 2007 il 90 % degli intervistati si era detto convinto dell’esistenza del riscaldamento globale. Una percentuale ridottasi bruscamente al 71.7% nel 2009, probabilmente per effetto del cosiddetto climategate. Nel 2011 si registra un dato positivo: questa percentuale riprende a salire, anche se non ai levelli del 2007. Attualmente, infatti, coloro che si dicono convinti del fenomeno sono l’80.3% degli intervistati.

Un altro dato positivo emerge dalle motivazioni di coloro che riconoscono l’esistenza del riscaldamento globale: aumentano infatti le persone che basano la propria opinione sulla disponibilità di studi scientifici a supporto. Percentuale, questa, in continua crescita: dal 18.7 % del 2007, al 38 % del 2009, fino al 44.7 % del 2011 (segno, forse, di una maggiore attenzione al fenomeno e di una maggiore propensione a informarsi su riviste scientifiche e divulgative). Scendono invece coloro che attribuiscono la propria percezione a osservazioni personali (ad esempio, estati più calde o inverni meno freddi), che nel 2011 costituiscono il 40.5 % del campione.

Fra coloro che negano i cambiamenti climatici, invece, due sono le motivazioni principali: il 46.7 % dei “negazionisti” basa la propria opinione sulla convinzione che gli ambientalisti tendano a esagerare, mentre il 33.4 % ritiene che non ci siano studi scientifici a supporto. Anche quest’ultimo dato è in crescita. Il fatto che le persone basino sempre di più la loro opinione su ragioni “scientifiche” rispecchia probabilmente la grande pubblicità data, in un modo o nell’altro, alle posizioni degli scienziati.

Non esiste, in questo caso, un profilo tipico dei sostenitori del riscaldamento globale (o, viceversa, dei “negazionisti”): sesso, età, titolo di studio o livello di alfabetismo scientifico non sembrano influenzare l’opinione sui cambiamenti climatici.

13 pensieri riguardo “Omeopatia e global warming: i dati Observa

  • 15 Marzo 2012 in 16:51
    Permalink

    “donne, fra i 30 e i 44 anni, e con un elevato livello di istruzione.”
    se fanno uso di preparati omeopatici non possono avere un elevato livello di istruzione oppure i loro titoli sono falsi o comprati!

    Risposta
  • 16 Marzo 2012 in 08:02
    Permalink

    @Davide
    E perché, scusa? Alto livello di istruzione non significa necessariamente alto livello di conoscenze scientifiche: nessuno impedisce a un laureato in lettere, ad esempio, di ignorare completamente cosa sia il numero di Avogadro. Senza contare il fatto che una parte dei medicinali omeopatici sono prescritti da regolari medici iscritti all’ordine (o consigiati in buona fede dai farmacisti): persone che un’istruzione superiore ce l’hanno, eccome!
    Negare il fatto è inutile: piuttosto bisogna prenderne atto, e cercare di capire dove e come intervenire.
    Personalmente, invece, mi incuriosisce la connotazione di genere: da un punto di visto sociologico, sarebbe interessante capire perché le donne sono più portate degli uomini verso le pseudoscienze (e non parlo solo di omepatia: tutte le volte che sono andata a seguire conferenze in cui si trattava di questi argomenti, il pubblico femminile superava di gran lunga quello maschile…).

    Risposta
  • 16 Marzo 2012 in 13:40
    Permalink

    Domandina facile facile per i sostenitori dell’omeopatia:e’ oggi possibile distinguere due prodotti omoeopatici ?

    Risposta
  • Pingback:Feed – 1 « Oggi Scienza

  • 16 Marzo 2012 in 19:17
    Permalink

    @Davide: hai, quel che si dice, una mente sgombra da pregiudizi.
    @Gavagai: “Negare il fatto è inutile: piuttosto bisogna prenderne atto, e cercare di capire dove e come intervenire” Io al posto Vostro, interverrei piantandola con questa battaglia stupida e perdente contro una branca della Medicina che non ha nulla di Paranormale. Provate a curarVi con l’ Omeopatia e vi convertirete tutti. Solo il persistere nell’ ignoranza e nella barzelletta Vi fa credere che non funzioni.
    @Luca: ma certo che è possibile distinguerli: basta leggere la scritta sulla confezione!
    Intanto, comunque, siamo arrivati a trovare traccie del soluto fino alla 30 CH ed è una novità (finora eravamo arivati alla 18 CH).
    http://www.scopus.com/record/display.url?eid=2-s2.0-34547175198&origin=inward&txGid=D56bd_AKsfc0U8up-XJhZDP%3a2

    Risposta
  • 16 Marzo 2012 in 19:31
    Permalink

    @Aldo Grano
    branca della medicina! ahahahah!! è per questo che non fanno i trial clinici sui reparati omeopatici?
    “siamo arrivati a trovare traccie del soluto fino alla 30 CH ed è una novità (finora eravamo arivati alla 18 CH)” e perchè lo cercate se la proprietà è trasmessa dall’acqua?
    un’altra cosa: quando fate le vostre belle dinamizzazioni le boccette sono sotto vuoto? sai com’è visto che ha roma hanno trovato pico grammi di cocaina nell’aria se non le fate sotto vuote siete tutti dei drogati!! ahahahahah!!!

    Risposta
  • 16 Marzo 2012 in 19:37
    Permalink

    @Aldo Grano
    “ma certo che è possibile distinguerli: basta leggere la scritta sulla confezione!”
    è una battuta, vero?

    Risposta
  • 16 Marzo 2012 in 23:00
    Permalink

    Proprio questo volevo sapere, in doppio cieco togliendo le etichette.il sito non mi sembra menzioni test del genere.

    Risposta
  • Pingback:Feed – 1 | Svoogle News

  • 17 Marzo 2012 in 11:14
    Permalink

    Caro Luca, torniamo, per un attimo a parlar entrambi seriamente, anche se devo ammettere che Ti preferisco quando giuochi. In teoria è possibile, l’ articolo che Ti ho linkato e altri precedenti lo dimostrerebbero (il condizionale è d’ obbligo in Medicina, dove un lavoro ottiene consensus quando viene ripetuto con risultati sovrapponibili da molte equipes di ricercatori). Le metodiche usate per analizzare qualitativamente queste nanoquantità sono molto sofisticate e costose, non sono alla portata di tutti (mi pare, ad esempio, che l’ Università di Pavia non ne possieda). Ma una impossibilità di distinguere una forma farmaceutica omeopatica da una altra differente solo per il soluto (impossibilità già conclamata per la normale strumentazione analitica di laboratorio se si va oltre la 12 CH) dimostrerebbe forse che l’ Omeopatia non funziona? E la possibilità di distinguerle fino alla 30 CH, traguardo che parrebbe raggiunto, con la strumentazione più sofisticata, dimostra forse che funziona? Dell’ Omeopatia sappiamo (nel senso che è dimostrato) solo che i suoi meccanismi di funzionamento sono diversi da quelli della Farmacologia biochimica:  NON DIPENDONO DALLA DOSE! Anche la diluizione più bassa, la 1DH, per la stragrande maggioranza dei Farmaci Omeopatici non contiene quantità sufficiente di principio attivo che ne spieghi il funzionamento, al massimo potrebbe spiegare una reazione allergica a diluizioni basse di Apis Mellifica o di altri veleni allergogeni. Ma, soprattutto, non spiega perché i Farmaci Omeopatici abbiano un effetto che la maggior parte delle volte è proprio il contrario di quello del principio attivo assunto a dosi efficaci farmacologicamente. Discorso quindi inutile, non ci vai da nessuna parte. Se vuoi attaccare l’ Omeopatia col ragionamento basta dire che diluizioni così basse non possono avere efficacia, a meno che non si tratti di ormoni.

    Risposta
  • 17 Marzo 2012 in 11:49
    Permalink

    Grazie ALDO dell’attenzione, pero’ cosi’ non mi hai risposto. quale sarebbbe questa strumentazione in grado di fare quello che le attuali non fanno?Ricordandoti che proprio in questo sito, ci sono i risultati della metanalisi. ciao Aldo.

    Risposta
  • 17 Marzo 2012 in 11:55
    Permalink

    Aldo dimenticavo, per il momento non riesco ad entrare nel sito da te linkato,quindi scusami se ti faccio domande alle quali nel sito magari gia’ ci sono le risposte. ciao Aldo .meglio che torni ha giocare?

    Risposta
  • 17 Marzo 2012 in 16:27
    Permalink

    Caro Luca, a me il link si apre, ma non subito: evidentemente hanno un software sensitivo che discrimina gli Scettici. In questo lavoro è stata usata la Spettroscopia RAMAN, la quale già nel nome evoca tentativi di unificare la strumentazione scientifica alle Divinità Indù. Altre tecniche sono la termoluminescenza su ghiaccio deuterato, utilissima d’ estate, di cui Ti dò un secondo link in Italiano ( il lavoro originale era in Inglese):
    http://www.omeopatia.org/download/seminario-rey/REY-Termoluminescenza.pdf

    Risposta

Rispondi a Luca Neri Cesena Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *