Uccelli morti: la storia si ripete

Stesso luogo, stessa specie, stesso periodo dell’anno: la moria di itteri alirosse che aveva inaugurato il 2011 si è ripetuta anche quest’anno, puntuale come un orologio svizzero, nella cittadina di Beebe, Arkansas.

Nonostante la stampa preferisca ammantare il fenomeno con un alone di mistero, l’episodio dell’anno scorso è tutt’altro che inspiegato. I biologi dell’Arkansas Game and Fish Commission, che avevano effettuato l’autopsia dei corpi, non hanno dubbi: tutta colpa dei fuochi pirotecnici, che ogni capodanno causano vittime fra gli animali.

In questo caso a lasciarci le penne – è proprio il caso di dirlo – sono stati i poveri volatili, che si sono alzati in volo spaventati dai rumori e, avendo una visione nottuna peggiore della nostra, si sono scontrati con ostacoli e palazzi, provocandosi lesioni mortali.

Quest’anno il fenomeno si è ripetuto, sempre a Beebe, nella notte di capodanno. Il meccanismo ipotizzabile potrebbe essere lo stesso, dal momento che, stando a quanto riferito da diversi testimoni, il divieto sull’utilizzo dei fuochi pirotecnici (emesso proprio a tutela degli animali) non sarebbe stato rispettato dai cittadini.

Quest’ipotesi deve comunque essere ancora confermata: le autorità hanno annunciato nuove autopsie sui volatili, per chiarire le cause.

In generale, comunque, non è necessario tirare in ballo premonizioni apocalittiche o anomalie magnetiche: le morie di animali non sono affatto un fenomeno “inedito”, come sembra pensare qualcuno al Corriere della Sera. Anzi, si tratta di episodi che avvengono periodicamente, e dovuti a  cause molto diverse tra loro.

Solo nel 2011 i casi sono stati numerosi: a metà dicembre, ad esempio, migliaia di svassi erano morti nello Utah, schiantatisi in un parcheggio che avevano scambiato per un lago; sempre a dicembre, migliaia di pesci e stelle marine erano naufragati sulle coste della Florida; a novembre c’era stato uno spiaggiamento di 65 balene in Nuova Zelanda, e una moria di oltre 10.000 uccelli in Tunisia. E così via.

Tutti questi episodi, però, spesso non raggiungono la cronaca italiana, a meno che l’attenzione dei giornalisti non sia già alta per qualche episodio davvero eclatante. Non deve stupire, quindi, il fatto che la segnalazione della moria di itteri avvenuta pochi giorni fa provenga proprio dalla stessa cittadina che era ne stata testimone all’inizio 2011: la ragione potrebbe essere semplicemente da imputare al fatto che a Beebe in molti (stampa compresa) aspettavano il capodanno proprio per vedere se il fenomeno si sarebbe ripetuto, e che pertanto una moria di uccelli in questo luogo fa più notizia di una avvenuta altrove.

Per la stessa ragione è possibile che nei prossimi giorni si assista diverse segnalazioni di “misteriose” morie di animali, che altrimenti sarebbero passate inosservate, “trainate” dal fenomeno degli uccelli di Beebe: e in parte è già successo, con gli articoli pubblicati da parte di alcuni quotidiani su un ingente spiaggiamento di pesci in Norvegia (ovviamente non collegato alla moria di itteri).

Per un caso che si apre, comunque, ce n’è un altro che si chiude: si tratta delle misteriose morie di gabbiani che colpirono la California nelle estati del 1960 e del 1961. Un evento che suscitò scalpore all’epoca, e che probabilmente fu una delle fonti di ispirazioni di Hitchcock per il suo capolavoro “Gli uccelli” (presumibilmente insieme al racconto di “The birds” di Daphne du Maurier).

Adesso, ad oltre quaranta anni di distanza, sarebbe arrivata la spiegazione del curioso fenomeno, che portò migliaia di uccelli a precipitare morti sulle spiagge della baia di Monterey. Alcuni ricercatori della Lousiana State University di Baton Rouge, coordinati dalla biologa Sibel Bargu, hanno infatti pubblicato l’articolo “Mystery behind Hitchcock’s birds” sull’ultimo numero di Nature Geoscience. La diagnosi: avvelenamento da plancton tossico.

Il team ha infatti analizzato il contenuto dello stomaco di alcuni uccelli coinvolti nella moria del 1961, riscontrando su almeno tre quati del campione la presenza di acido domoico: una neurotossina prodotta dalle diatomee del genere Pseudo-Nitzchia, probabilmente a causa della perdita di alcune fosse biologiche (proprio in quel periodo si era verificato un boom dell’edilizia in California, che potrebbe aver portato all’installazione di alcuni servizi igienici difettosi). L’acido domoico è molto pericoloso per i gabbiani: provoca infatti disorientamento, attacchi epilettici, danni cerebrali, e infine la morte.

Anche nel 1961 ci fu chi vide nella moria di uccelli un segno dell’imminente fine dei tempi. Ma potremmo dire che, così come una rondine non fa primavera, non basta uno stormo a far l’Apocalisse.

5 pensieri riguardo “Uccelli morti: la storia si ripete

  • 18 Gennaio 2012 in 10:28
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    Ho scoperto un altro grande Mystero, che sembra sia sfuggito alla Stampa: la Crociera infausta è partita proprio di Venerdì 13. Il che, considerata la jattura della bottiglia intatta, è una doppia sfida alla malasorte! Per la gioia di Cappottino, che così può autostimare la sua intelligenza al top del mercato.

  • 17 Gennaio 2012 in 17:36
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    Secondo me è molto più probabile trovare una correlazione tra il porsi domande di questo genere ed avere un Q.I. ai minimi sindacali, ma magari mi sbaglio. 

  • 17 Gennaio 2012 in 09:49
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    Leggermente OT, ma comunque nell’ ambito dei Media Misterogenetici: è stato rivelato che la Costa Concordia ebbe il cattivo presagio, al varo, della bottiglia che rifiutò (consapevolmente, reiteratamente  e scientemente) di rompersi. Ora, a parte che io non conosco neppure  la genesi della diceria che ciò porti tempeste di sfiga alle navi, sarebbe carino, da parte del CICAP, una ricerca storica sui casi documentati che abbiamo (non credo siano tanti) in cui le bottiglie non si ruppero: quante navi ebbero poi naufragi o eventi gravi e a distanza di quanto tempo dal varo, e quante, invece, finirono gloriosamente in disarmo dopo decenni di normalissima navigazione. Magari anche navi da guerra mai affondate, pur non essendosi infranta la boccia il giorno della messa in mare.

  • 9 Gennaio 2012 in 19:28
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    Alla fine però in troppe di queste stragi c’è lo zampino dell’uomo. Quando impareremo ad avere maggior cura della biosfera?

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