L’archeologia misteriosa e il Lego

Il Meccanismo di Anticitera (o Antikythera) è ben noto a chi si interessa agli “oggetti impossibili”. Nel 1900 alcuni pescatori di spugne scoprirono vicino all’isola di Anticitera, tra Creta e il Peloponneso, il relitto di una nave che aveva trasportato un vero tesoro di statue e altri oggetti, poi in gran parte recuperato da una spedizione rapidamente organizzata dal governo greco. A un esame più accurato, un informe blocco di ottone incrostato rivelò tracce di iscrizioni e, una volta ripulito, si rivelò sorprendentemente essere un complicato meccanismo formato da una trentina ingranaggi. Le poche iscrizioni leggibili suggerivano una specie di complesso calcolatore astronomico: un oggetto forse addirittura troppo sofisticato per la tecnologia greca, che usava gli ingranaggi solo in macchine molto semplici. Che cos’era? Da dove veniva? Che cosa ci faceva un simile marchingegno in un relitto risalente al primo secolo avanti Cristo?

Da allora gli archeologi hanno usato metodi sempre più sofisticati per cercare di risolvere l’enigma: semplici radiografie nel 1971, poi una rudimentale TAC negli anni Ottanta, ma sempre scontrandosi con la scarsità di finanziamenti.

A partire dal 2001, grazie alla sponsorizzazione delle ditte produttrici delle apparecchiature scientifiche usate e a cospicui finanziamenti di diverse fondazioni e  della Banca Nazionale Greca, è nato l’Antikythera Mechanism Research Project: i ricercatori hanno finalmente avuto un sacco di soldi a disposizione. Nel 2005 un tomografo a raggi X pesante otto tonnellate, opportunamente modificato per l’occasione, è stato trasportato al museo per ottenere una ricostruzione tridimensionale in alta risoluzione dell’interno del meccanismo. Inoltre, tutte le superfici visibili del reperto sono state fotografate con luce radente proveniente da diverse direzioni e le immagini ottenute sono state poi combinate al computer per rendere visibili anche le incisioni meno evidenti.

L’esame dei dati raccolti nel 2005 ha permesso la ricostruzione precisa del meccanismo, che si è rivelato essere un calendario e calcolatore astronomico, quasi certamente costruito a Corinto o in una delle sue colonie: una scoperta che ci permette di capire come la tecnologia ellenistica fosse più avanzata di quanto non si pensasse. Il quadrante sulla faccia principale indicava il giorno dell’anno, la posizione del Sole e della Luna sullo Zodiaco e la fase della Luna; alcuni indizi suggeriscono che altre ruote ora perdute indicassero anche le posizioni dei pianeti. Sul retro altri quadranti permettevano di calcolare le date delle eclissi gli anni delle Olimpiadi e un’altra funzione ancora non chiara.

Fin dall’inizio del progetto gli studiosi hanno curato molto la divulgazione dei risultati (uno dei fondatori del progetto, Tony Freeth, oltre che un matematico è anche regista e produttore di documentari). Come spiegare il complicato funzionamento del marchingegno? Chiunque avrebbe pensato a un modellino, una ricostruzione funzionante. È stata proprio questa l’idea che ha ottenuto una ulteriore sponsorizzazione della casa editrice di Nature, la rivista su cui sono stati pubblicati formalmente i risultati della ricerca. Ma con un una particolarità: il modello è stato realizzato con il Lego.

5 pensieri riguardo “L’archeologia misteriosa e il Lego

  • 26 Settembre 2011 in 18:50
    Permalink

    Molto bello il tutto. Indubbiamente gli Astrologi dell’ epoca erano anche bravi Astronomi. Ma ancora oggi molti Astrologi studiano, umilmente, l’ Astronomia e addirittura l’ Astrofisica, cercando di conciliare le antiche Tradizioni con la Scienza attuale. Perché gli uomini credevano di essere condizionati, o addirittura di provenire, da puntini che vedevano in cielo? Cari Scettici, vi sembra possibile che delle scimmie evolute, a loro volta evolute da organismo monocellulari, possano aver elaborato da sole tutto questo e in tutto il Mondo Antico, dall’ Africa all’ Asia al Sud America? 

    Risposta
  • 27 Settembre 2011 in 10:26
    Permalink

    Forse perché il cielo (e le stelle) è un elemento che accomuna tutti i popoli dell’umanità, è misterioso, irraggiungibile e porta tante cose buone, come la pioggia e il sole per far crescere le coltivazioni e quindi riempire il pancino e il calore per scaldarsi e la luce per vederci?

    Risposta
  • 27 Settembre 2011 in 13:22
    Permalink

    Ciao Aldo, e tu chi ci metteresti in mezzo alle due cose?A parte Paolo Fox.

    Risposta
  • 27 Settembre 2011 in 17:34
    Permalink

    E poi Aldo se ci riesce l’Omeopatia con diluizioni 60CH,VUOI CHE NON CI RIESCA UN ORGANISMO MONOCELLULARE? CIAO Aldooo sempre scherzando .

    Risposta
  • 30 Settembre 2011 in 13:15
    Permalink

    Mah, sarà che quando l’uomo ha iniziato ad espandersi anche nelle Americhe aveva già un bagaglio astronomico di tutto rispetto se confrontato con quello del cittadino medio di oggi. Per loro, il solstizio d’inverno come quello d’estate, oltre all’aspetto magico, aveva una chiara annotazione pratica. Per il cittadino medio di oggi… non sà neppure che esiste. Forse non lo sapeva neppure il cittadino medio di allora, ed il “mistero ” del solstizio era in mano solo a pochi iniziati, come sembrerebbe dai resti archieologici.

    Però non mi sorprende che i nostri antenati più prossimi avessero delle conoscenze superiori alle nostre. O meglio, sapevano sopravvivere bene nel loro ambiente e queste conoscenze astronomiche li aiutavano. Noi non riusciamo neppure a vivere bene nel nostro… e dovremmo conoscerlo bene.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *