Metodo Stamina, fermato Davide Vannoni

Il “padre” del metodo Stamina, Davide Vannoni, è stato fermato questa mattina nella sua villa di Moncalieri, alle porte di Torino. Vannoni è indagato per aver continuato a praticare all’estero le cure “vietate” in Italia, continuando a somministrare ai suoi pazienti il metodo bocciato dalla comunità scientifica internazionale. A quanto riferisce l’agenzia ADNKronos, il fermo sarebbe un provvedimento cautelare, volto a scongiurare il pericolo di fuga.

Le notizie dei “viaggi della speranza” verso la Georgia si erano diffuse già da tempo, quando uno dei suoi pazienti aveva raccontato (prima in un programma televisivo, poi ai carabinieri del NAS) di essere stato ricoverato tra l’estate e l’autunno 2016 in una clinica di Tiblisi; lì avrebbe ricevuto un ciclo di infusioni a base di presunte cellule staminali, al prezzo di circa 18 mila euro. Non era il solo: Vannoni si era vantato su Facebook di aver raggiunto quota 750 infusioni, e un’inchiesta della Stampa parlava di decine di pazienti dirottati verso il paese dell’ex-Unione Sovietica, tutte paganti tra i 10 e i 20mila euro, dove potevano continuare le infusioni che non potevano più essere fatte in Italia. Di qui l’apertura di un fascicolo da parte della procura, per “somministrazione di sostanze nocive per la salute”.

Il precedente processo a Davide Vannoni si era infatti concluso con un patteggiamento a 22 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla somministrazione di farmaci dannosi per la salute e esercizio abusivo della professione medica; e, in più, il divieto assoluto di continuare a praticare il metodo Stamina. Davide Vannoni aveva poi subito un secondo processo per tentata truffa nei confronti della Regione Piemonte, presso cui aveva cercato di far accreditare il suo metodo; ma in questo caso era subentrata la prescrizione.

Tra gli indagati della nuova inchiesta ci sarebbe anche la biologa Erica Molino, sua assistente storica, che al primo processo aveva patteggiato una condanna a 19 mesi.

E intanto, in un’inchiesta parallela, si indaga anche sulle società di Gianfranco Merizzi, l’imprenditore che aveva finanziato Davide Vannoni; le sue società erano fallite lasciando milioni di euro di scoperto, in una vicenda ancora tutta da chiarire. Anche lui aveva patteggiato 16 mesi nel corso del primo processo Stamina.

Aggiornamento (h.14): Dalla conferenza stampa svoltasi questa mattina a Torino, si apprende che i reati contestati sono associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, truffa aggravata e la somministrazione di farmaci non conformi nel trattamento di gravi malattie neurodegenerative. Nella nuova inchiesta, coordinata dal procuratore Vincenzo Pacileo, sarebbero coinvolte meno di una decina di persone, tra cui (oltre ai già citati Davide Vannoni e Erica Molino) alcuni parenti di malati e la presidentessa dell’associazione “Prostamina Life”, Rosalinda La Barbera. Circa cinquanta i pazienti reclutati in Italia e curati a Tiblisi. Le intercettazioni dei carabinieri del NAS hanno documentato inoltre la ricerca di una nuova località in Ucraina, Bielorussia o Santo Domingo dove poter riprendere le infusioni, dopo che il governo della Georgia aveva bloccato l’attività di Vannoni nel Paese in quanto “non autorizzata”, nel dicembre 2016.

Ultimo aggiornamento, h. 16.

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