Storia e Scetticismo: gli Anniversari dal 3 al 9 aprile

La prima ricorrenza dell’appuntamento settimanale con Storia e Scetticismo cade il 3 aprile 1895, quando si apre il processo per diffamazione che Oscar Wilde ha intentato contro John Douglas, Marchese di Queensberry: questi ha insultato pubblicamente il celebre scrittore per la sua (non solo sospetta) relazione omosessuale col proprio figlio Alfred. Il dibattimento si ritorcerà contro il vate, che sarà arrestato tre giorni più tardi, il 6 aprile 1895, con l’accusa di atti osceni (più semplicemente, per la sua omosessualità), e punito con due anni di lavori forzati. Il suo corpo sarà duramente provato dall’esperienza; Wilde, auto-esiliatosi in Francia a condanna scontata, morirà di meningite nel novembre del 1900. Trent’anni più tardi, il 4 aprile 1925, in Germania, fa la sua prima apparizione pubblica uno dei simboli dell’orrore nazista: per difendere i propri comizi, il Partito Nazional-Socialista Tedesco dei Lavoratori, guidato da Adolf Hitler, presenta le “Squadre di Protezione” (in tedesco “Schutzstaffel“), le famigerate “SS” che si macchieranno di crimini orrendi. Dall’altra parte dell’Atlantico, il 3 aprile 1936, Bruno Richard Hauptmann, accusato del rapimento e dell’omicidio del figlioletto di Charles Lindberg (proprio il celebre aviatore), viene giustiziato sulla sedia elettrica; non confesserà mai l’omicidio, e nel corso degli anni saranno sollevati numerosi sospetti sulla qualità delle indagini svolte.

Il biglietto scritto da John Douglas e lasciato all’Albemarle Club, con l’esplicita accusa di sodomia riferita a Oscar Wilde.

Il 3 aprile 1948, nel frattempo, il Presidente degli Stati Uniti d’America Harry Truman firma il piano Marshall: 5 miliardi di dollari del tempo (oggi un valore dieci volte maggiore) saranno dati in soli due anni in aiuto a un totale di 16 paesi colpiti dal secondo conflitto mondiale. Il progetto arriverà sei anni più tardi a uno stanziamento complessivo di 12 miliardi di dollari, destinati principalmente a Regno Unito, Francia, Germania Ovest, Italia e Olanda. Il 7 aprile 1948, intanto, viene ufficialmente avviata a Ginevra, in seno alle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità; sarà un faro nello sviluppo sanitario dell’intero pianeta. A New York, il 4 aprile 1973, vengono inaugurate le Torri Gemelle, destinate a una tristissima sorte per mano del terrorismo internazionale. Il 7 aprile 1994, infine, in Ruanda – un paese stravolto dalle guerre tribali – gli Hutu iniziano il genocidio dei Tutsi e dei Pigmei Twa: nell’arco di cento giorni saranno massacrate oltre 800.000 persone, per lo più a colpi di machete e altre armi bianche; i crimini saranno protratti non soltanto dall’esercito, ma da zelanti volontari e persino dal clero cattolico.

STORIE INCREDIBILI

Una foto di Aleister Crowley pubblicata nel 1913 sul numero 10, volume 1, di “The Equinox”.

L’ABBAZIA DI THELEMA. È l’aprile del 1904; un personaggio singolare e ambiguo, Edward Crowley, si trova in vacanza con la moglie incinta – Rose Edith Kelly – al Cairo, in Egitto. Edward, di famiglia facoltosa, nei circoli magici che frequenta si fa chiamare “Aleister Crowley”; da poco tempo ha lasciato la Golden Dawn (più correttamente “Hermetic Order of the Golden Dawn”, ovvero “Ordine Ermetico dell’Alba Dorata“), una società segreta a cavallo fra la massoneria e l’occultismo. Secondo la sua testimonianza, sua moglie, un paio di settimane prima, ha avuto una serie di visioni che gli hanno permesso di invocare il dio Horus; la divinità dalla testa di falco gli ha annunciato il ruolo di profeta per l’inizio di un nuovo eone della storia umana. Credibile o meno che sia la vicenda, l’8 aprile del 1904 Crowley viene contattato da un’entità sovrannaturale chiamata Aiwass, che, nell’arco di tre giorni, gli detterà il fondamento filosofico che contraddistinguerà la vita dello stesso profeta, ben riassumibile dal dogma: “’Fa’ ciò che vuoi’ dovrebbe essere l’unica legge”. Nasce appunto così il “Libro della Legge”, il cui credo è curiosamente simile a quelli scritto nel ‘500 da François Rabelais nel LVII del suo romanzo Gargantua e Pantagruele, riferendosi alla regola della fittizia abbazia di Thélème: “Fai ciò che vorrai”. Non è quindi un caso che, negli anni venti, Crowley fonderà a Cefalù, in Sicilia, la sua “Abbazia di Thelema” radunando alcuni “fedeli”. Il luogo sarà abbandonato (e destinato alla fatiscenza) dopo l’espulsione del mistico dall’Italia fascista (ufficialmente per sospette attività contro il regime, ma più probabilmente per il comportamento anticonformista e dissoluto del personaggio). Crowley, autodefinitosi “l’uomo più malvagio del pianeta”, morirà nel 1947 nella sua Inghilterra, dopo una vita passata a mettere abbondantemente in pratica la sua regola. La figlia avuta nello stesso anno della vacanza in Egitto – dall’elegante e sintetico nome di Nuit Ma Ahathoor Hecate Sappho Jezebel Lilith Crowley – vivrà tristemente solo due anni, e sarà succeduta da altri quattro figli (Lola Zaza, Astarte Lulu Panthea, Anne Leah e Randall Gair, gli ultimi tre avuti da altre donne).

Il memoriale del massacro di Celle (credit: It wasn’t me (GER)/Wikipedia)

LA CACCIA ALLA LEPRE DI CELLE. È l’8 aprile 1945, e la Germania nazista è ormai prossima a capitolare. Con l’avanzata degli alleati, le truppe naziste continuano a trasferire i prigionieri di campi di concentramento sempre più verso l’interno, costringendo persone già stremate dalla fame, dalle malattie e dalle barbarie subìte a un’ulteriore prova di resistenza. Nella stazione di Celle, nella provincia prussiana di Hannover, si trovano circa 4.000 prigionieri, provenienti principalmente da un sottocampo del lager di Neuengamme e disumanamente stipati in un convoglio diretto a Bergen-Belsen. Per i nazisti, i prigionieri non hanno più alcun valore: il loro treno viene lasciato fermo sul binario, accanto a un treno carico di munizioni e facile ed esposto bersaglio nemico. Quando sopraggiungono i bombardieri alleati, la situazione – se possibile – volge al peggio: il convoglio di munizioni esplode, travolgendo vagoni stracarichi di persone. I superstiti, disperati, cercano la fuga fra le macerie; le truppe delle SS presenti iniziano quella come verrà eufemisticamente ricordata come la “Celler Hasenjagd”, la “caccia alla lepre di Celle”: la battuta di caccia farà più di 200 vittime. Dei prigionieri saliti sul treno, arriveranno a Bergen-Belsen due giorni dopo in meno di 500; gli altri saranno stati falciati dall’inedia nella calca dei vagoni, dal bombardamento, dall’assassinio nel tentativo di fuga o dalle sommarie condanne a morte fra i ricatturati. Solo 14 dei fautori della strage saranno portati a processo nel dicembre 1947, e solo 7 ritenuti colpevoli. Di queste, le tre condanne a morte saranno convertite in anni di detenzione, e tutti saranno rilasciati per buona condotta nell’ottobre del 1952.

Martin Luther King Jr., fotografato nel 1964.

LA FINE DI UN MITO. A fine marzo del 1968, Martin Luther King Jr. arriva trova a Memphis, nel Tennessee, per sostenere uno sciopero indetto da un sindacato locale per la richiesta di equità di remunerazione fra dipendenti afroamericani e bianchi. Il 3 aprile 1968, al Bishop Charles Mason Temple tiene uno dei discorsi più celebri della sua carriera:

“(…) Non ho idea di ciò che accadrà; abbiamo di fronte giorni difficili. In verità non mi importa più, perché sono stato in cima alla montagna. Non ci penso. Come chiunque, vorrei vivere a lungo – la longevità ha un suo valore. Ma non è così rilevante per me. Voglio solo fare il volere di Dio. E Lui mi ha permesso di scalare la montagna. Ho guardato oltre, e ho visto la Terra Promessa. Forse io non ci arriverò insieme a voi, ma voglio che stasera sappiate che, come popolo, raggiungeremo la Terra Promessa. Quindi stasera sono felice; non ho paura di nulla; non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria della venuta di Dio.”

Dopo il discorso, Martin Luther rientra per la notte alla sua camera d’albergo (la 306) al Lorraine Motel. Arrivato il 4 aprile 1968, e passata la giornata a discutere di un nuovo comizio, esce a prendere aria su una balconata dell’albergo e, alle 6:01, si sente un forte sparo. King si accascia a terra: è stato colpito dal proiettile di un cecchino. Entrata nella guancia destra, l’ogiva calibro 30-06 ha trapassato la mandibola, reciso la giugulare e spezzato alcune vertebre. Per uno dei più celebri uomini del XX secolo non c’è più nulla da fare: Martin Luther, persa conoscenza poco dopo l’attentato, sarà dichiarato morto un’ora più tardi, a soli 39 anni. Il suo assassino, identificato in James Earl Ray, sarà arrestato a Londra due mesi più tardi, forse in fuga verso la Rodesia (l’attuale Zimbabwe); verrà condannato a 99 anni di carcere, dopo aver richiesto il giudizio abbreviato (per evitare la pena di morte). Ritratterà la sua colpevolezza, arrivando persino, nel 1997, a convincere uno dei figli di King della necessità di un nuovo processo. Ray morirà in carcere per le conseguenze dell’epatite, senza portare prove credibili per riaprire il caso.

STORIA E TECNOLOGIA

Un’immagine dell’Osborne 1, il primo computer “portatile” della storia (credit: Bilby/Wikipedia, CC BY 3.0)

LA NASCITA DELLE TELECOMUNICAZIONI. Il 9 aprile 1860, l’editore, libraio e inventore francese Édouard-Léon Scott de Martinville sperimenta la sua invenzione per la prima volta; il fonoautografo imprime una voce che canta “Au clair de la lune“ su un cilindro ricoperto di carbone, lasciando la più antica traccia conosciuta di una registrazione vocale. Più di un secolo dopo, il 3 aprile 1974, un ingegnere di Motorola, Martin Cooper, telefona a un concorrente, Joel Engel, dipendente dei Bell Labs, per annunciargli il primato di aver costruito il primo vero telefono portatile della storia: 1,1 kg. di peso per un’autonomia vocale di 30 minuti. Due anni più tardi, William Henry Gates III, detto “Bill”, insieme a Paul Allen, il 4 aprile 1975 fonda ad Albuquerque, in New Mexico, la sua “Micro-Soft” (poi “Microsoft”); sarà il primo passo per diventare l’uomo più ricco del mondo, oltre che uno dei più grandi filantropi: insieme al magnate Warren Buffett si contende il primato della cifra più alta donata ad associazioni umanitarie (più di 30 miliardi di dollari ciascuno). Il 3 aprile 1981, un programmatore britannico, Adam Osborne, presenta a San Francisco “Osborne 1”, il suo progetto di computer portatile: è il primo della storia, con un peso di oltre 10 chili, in realtà privo di batteria, ma, sufficientemente piccolo da essere alloggiato sotto un sedile d’aereo, integra componenti di elevata potenza (per i tempi) e possiede una dotazione software completa di programma di scrittura e foglio di calcolo. Il cerchio si chiude il 3 aprile 2010, quando Apple lancia sul mercato il suo “iPad”: il tablet inizia a prendere il posto del computer portatile (e, in alcuni buffi casi, anche del telefono, oltre che di molte altre periferiche).

I Mercury Seven, un gruppo di astronauti che in questa foto è credibile quanto una serie TV di fantascienza degli anni ’60. O dei musicisti degli anni ’80.

DA ABILI PIONIERI A GOFFI SPERIMENTATORI. La corsa allo spazio, esplosa alla fine della Seconda Guerra Mondiale con l’antagonismo crescente di Stati Uniti e Unione Sovietica, giunge rapidamente a teorizzare la possibilità di portare l’uomo in orbita. Il 9 aprile 1959, la NASA presenta un team di astronauti destinati al progetto Mercury, il successore del progetto MISS (“Man In the Space Soonest“, “l’uomo al più presto nello spazio“): Scott Carpenter, Gordon Cooper, John Glenn, Gus Grissom, Wally Schirra, Alan Shepard e Deke Slayton; saranno tuttavia i sovietici a soffiare il primato, grazie a Yuri Gagarin (e Ivan Ivanovic, ovviamente). Sei anni più tardi, il 6 aprile 1965, è la NASA a conquistare la bandiera del primo satellite operativo in orbita geosincrona: Intelsat I, conosciuto col soprannome di “Early Bird” (“uccellino mattiniero“, tratto da un proverbio inglese equivalente a “il mattino ha l’oro in bocca“), rimarrà operativo fino al 1969 e sarà avviato brevemente per festeggiare il venticinquesimo anniversario della missione, nel 1990; è tutt’ora in orbita. Il 7 aprile 2001 prende il via la missione NASA Mars Odyssey, con a bordo il satellite strategico per lo studio del pianeta rosso e la definizione dei luoghi d’atterraggio per i successivi rover; conquisterà il primato del satellite attivo più longevo in orbita attorno a un pianeta diverso dalla Terra. Il 5 aprile 2009, invece, è il turno della Corea del Nord: il loro Kwangmyŏngsŏng-2 (“Stella Luminosa 2“) decolla alla volta dello spazio; la missione risulterà un successo solo per l’agenzia di stampa governativa del paese, e sarà individuato come un tragico fallimento dal resto del mondo, oltre che una minaccia per il possibile utilizzo del vettore a futuri scopi bellici.

In copertina, teschi umani al memoriale del genocidio Tutsi di Nyamata, in Ruanda (credit: I, Inisheer/wikipedia, CC BY-SA 3.0). Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio, salvo quando diversamente indicato nella didascalia.

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