La superstizione che uccide i rinoceronti

Vince, un rinoceronte bianco che nel 2015 era arrivato allo zoo di Thoiry, a una cinquantina di kilometri da Parigi, è stato trovato morto la mattina del 7 marzo: ucciso con tre colpi di arma da fuoco alla testa, il corno tagliato con una motosega e portato via dai bracconieri. L’inchiesta per trovare i colpevoli è attualmente in corso, ma finora non sono emersi indizi sui colpevoli.

E’ solo l’ultimo atto di una guerra attualmente in corso, che negli ultimi anni ha portato i prezzi dei corni di rinoceronte alle stelle e questi animali sempre più vicini all’estinzione. E le cui ragioni affondano nella superstizione, che attribuisce a questi oggetti virtù terapeutiche al confine con la magia.

Attenzione, però: viene spesso ripetuto (ed lo è stato anche nel caso di Vince) che all’origine di tutto ci sia la medicina tradizionale cinese, e che i corni vengano polverizzati per diventare un rimedio contro l’impotenza. Una storia al limite della leggenda metropolitana: la scia di sangue del bracconaggio non porta verso la Cina, come in molti credono, bensì verso il Vietnam, dove è avvenuta la “bolla finanziaria” che ha portato i prezzi a centuplicare nel giro di pochi anni.

All’interno della tradizione cinese, infatti, il corno di rinoceronte non viene considerato un afrodisiaco: è invece presente in alcuni trattati farmacologici come rimedio contro la febbre e e le convulsioni. Nel 1993 però la Cina ha firmato il trattato CITES per la protezione della flora e della fauna in via di estinzione, e ha rimosso questo “medicinale” dall’elenco dei farmaci approvati dal Ministero della Salute. Non è impossibile che qualche tradizionalista possa ancora impiegarlo clandestinamente, ma il suo commercio sembra praticamente essersi fermato in Cina.

La mania del Vietnam per i rinoceronti, invece è qualcosa di assolutamente recente. Tra gli anni ’80 e ’90 la richiesta era limitata, i prezzi dei corni si aggiravano intorno a 250-500 dollari al kilo, e le misure anti-bracconaggio avevano sostanzialmente limitato il traffico clandestino in Asia e Africa. Le cose cambiarono tra il 2007 e il 2008. In questo periodo, infatti, si diffuse la voce secondo cui un celebre politico vietnamita era guarito dal cancro grazie al corno di rinoceronte. Un problema particolarmente sentito in questo Paese: fino al 2010 esistevano solo 15 macchine per radioterapia in tutto il Vietnam, le liste di attesa per la chemioterapia sono tuttora molto lunghe e spesso i pazienti muoiono prima di potersi curare. Questo portò in breve tempo alla caccia spietata dei rinoceronti di Giava che abitavano la regione, e all’aumento dei prezzi dei corni fino a 100.000 dollari al kilo.

Parallelamente all’impiego medicinale, ne crebbe l’uso nella fascia più ricca della società vietnamita. I corni, considerati detossificanti per il fegato, diventarono in breve la “bevanda alcoolica dei milionari”: il corno veniva aggiunto a pizzichi nei drink dei party più esclusivi di Hanoi, con l’idea che avrebbe protetto dagli effetti dell’alcool. Un rimedio inutile, ovviamente. Il corno di rinoceronte, a differenza di quanto avviene per altri mammiferi, è costituito essenzialmente di cheratina, la sostanza di cui sono fatte unghie e peli umani: tanto varrebbe farsi un cocktail di capelli tagliati, per quanto sia l’utilità.

Nel 2010 i rinoceronti di Giava vennero dichiarati estinti in Vietnam (attualmente, solo una piccola popolazione di 63 esemplari sopravvive in Indonesia). I consumatori si rivolsero allora all’esterno del Paese, e in particolare all’Africa, portando alla “guerra dei corni” che dura ancora oggi.

Il trend risulta particolarmente evidente in Sudafrica, paese che ha sempre attuato un monitoraggio molto accurato dei suoi rinoceronti. In tutto il periodo 1990-2007, solo 15 esemplari erano stati stati uccisi dai cacciatori di frodo. Nel 2008, i morti erano saliti a 83. Nel 2012, erano già 688; nel 2014, 1215 (nel 2016, pare ci sia stata una leggera flessione, “solo” 1054, ma i conservazionisti sono divisi tra chi ci legge un successo delle politiche antibracconaggio e chi pensa invece che il dato sia semplicemente dovuto alla diminuzione degli animali in valore assoluto).

Nel 2013 i rinoceronti del confinante Mozambico sono stati dichiarati estinti.

A partire dal 2011, la guerra per i corni si è trasferita anche in Europa, portando al furto di teste e animali impagliati in diversi musei del continente (al 2013 risultavano attive 30 indagini dell’Europol per reati di questo genere).

Vince è solo l’ultimo capitolo di questa caccia spietata: il primo caso di bracconaggio all’interno di zoo europei, ma potrebbe non essere l’ultimo. Per proteggere i rinoceronti, i gestori dello zoo di Dvur Kralove in Repubblica Ceca hanno deciso di tagliare essi stessi il corno dei propri animali. Se la richiesta in Vietnam non si fermerà, questo potrebbe essere l’unico mezzo per salvare i rinoceronti dall’estinzione.

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