Houdini: un mito che non muore mai

Articolo di Massimo Polidoro

Il 24 marzo 1874 nasceva Harry Houdini, morto di peritonite all’età di 52 anni. Sulla sua scomparsa si è scritto di tutto: che a ucciderlo fu una “maledizione” dei medium contro i quali il mago si era scagliato negli ultimi anni della sua vita. No, altro che maledizione! Secondo altri, i medium avrebbero ingaggiato addirittura un sicario che avrebbe avvelenato Houdini. E poi, ancora, Houdini, «giunto nell’aldilà», si sarebbe pentito dei suoi attacchi allo spiritismo e avrebbe contattato la moglie, dimostrando che l’aldilà esiste e che si era sbagliato.

Tante leggende e autentiche fandonie, alcune nate proprio in questi anni, che ci dimostrano quanto il nome di Houdini sia ancora capace di calamitare intorno a sé un’attenzione straordinaria da parte del pubblico e dei media.

Mica male per un uomo che da bambino si trovò a chiedere l’elemosina e poi, agli inizi della carriera, fu costretto a dormire in strada perché non poteva permettersi un letto in un albergo!

Eppure, quanti grandi artisti del varietà sembravano immortali e sono caduti nel dimenticatoio? Quanti ne ricordate che siano morti da quasi un secolo? Certo, forse qualche attore dei film muti, ma solo perché le pellicole sono sopravvissute e hanno tenuto in qualche modo vivo il loro nome.

Anche Houdini interpretò (e scrisse, e produsse, e diresse…) film di successo ai suoi tempi, ma nessuno lo ricorda per quello.

Il suo nome è sinonimo di magia, è sinonimo di impresa incredibile e impossibile. E quale impresa più incredibile per un artista di quella per cui, a 90 anni dalla morte, si parla di lui come se fosse ancora vivo: lo si cita sui giornali, si scrivono libri, si girano nuovi film e nuove fiction che lo vedono protagonista…

Una sorte simile a quella toccata a Sherlock Holmes, che però era una creatura inventata. Il suo ideatore, Sir Arthur Conan Doyle, sognava di schiacciare la fama del suo personaggio e di essere ricordato per i suoi lavori più “seri”. Holmes ha avuto la meglio.

E anche Houdini.

Doyle, infatti, fu amico dell’illusionista, poi i loro punti di vista opposti sullo spiritismo li separarono e divennero acerrimi nemici.

Ma Doyle era convinto che Houdini fosse egli stesso un medium, dotato di facoltà soprannaturali: l’unica spiegazione possibile, secondo il suo modo di pensare, per l’abilità di Houdini di scappare da ogni costrizione. Semplice, sosteneva Doyle, Houdini è capace di smaterializzarsi!

Ieri come oggi, grandi intelletti, letterati e uomini di scienza, compreso qualche Premio Nobel, preferiscono credere all’esistenza del paranormale piuttosto che ammettere di essersi lasciati abbindolare da qualcuno più scaltro di loro.

La verità, come sanno bene i lettori di Query, è che lo scienziato, il filosofo o lo scrittore non sono preparati a scoprire i trucchi, non è il loro mestiere; quindi, sono indifesi davanti a un bravo prestigiatore come chiunque altro.

L’esempio forse più straordinario di questo fatto lo mise in scena nei primi anni ’80 del secolo scorso James Randi, quando mandò in incognito due prestigiatori dilettanti (uno dei due sarebbe poi divenuto celebre come mentalista con il nome d’arte di Banacheck) a un centro di studi parapsicologici, diretto da due fisici, presso l’università di Washington. Risultato: gli scienziati credettero per due anni di trovarsi di fronte a due potenti sensitivi, capaci di piegare metalli col pensiero e vedere attraverso i muri.

Solo allora, dopo che gli scienziati si erano rifiutati di accogliere i suggerimenti anti-trucco che aveva cercato di condividere con loro, Randi rivelò che il paranormale non c’entrava nulla e che si era trattato solo di uno “scherzo”. O, meglio, di un esperimento per verificare la competenza dei parapsicologi a distinguere la frode. Competenza che si rivelò inesistente e che portò alla chiusura del centro di studi.

Il problema è che nei laboratori è raro che qualcuno bari. Protoni e neutroni non lo farebbero mai. Gli uomini lo fanno tutti i giorni.

Di fronte alle “spiegazioni” paranormali di Doyle per le sue evasioni, Houdini se la rideva e rigettava questo tipo di interpretazioni: ripeteva di essere solo un illusionista e di non possedere alcuna facoltà soprannaturale. Ma quelli come Doyle continuarono a non credergli.

I suoi trucchi non sono stati sepolti con lui, come spesso si sente dire, ma sono noti a molti prestigiatori. O quasi… Non tutto, infatti, è conosciuto. Sono ancora tante le imprese sulle quali, ormai, è solo possibile offrire congetture, come la fuga dalle manette fatte costruire appositamente per lui dal giornale inglese Mirror o quella dalla camionetta per il trasporto dei prigionieri in Siberia.

Ciò che ha conservato e che conserverà la fama di Houdini, però, è proprio questa incertezza. Come i grandi crimini irrisolti, le sue evasioni offendono il nostro desiderio di vivere senza ambiguità. Pretendono una soluzione, e il fatto che restano insolute non fa che perpetuare il loro mistero.

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