Epidemia di morbillo? Facciamo il punto

Articolo di Graziella Morace – Primo ricercatore Centro Nazionale per il Controllo e la Valutazione dei Farmaci – Istituto Superiore di Sanità, Roma*

Secondo i dati diffusi alcuni giorni fa dal Ministero della Salute, dal mese di gennaio alla metà di marzo di quest’anno in Italia si è verificato un preoccupante aumento del numero di casi di morbillo. In confronto agli 844 casi segnalati nel 2016, dall’inizio dell’anno sono già stati registrati più di 700 casi. Ciò corrisponde ad un incremento di oltre il 230% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in cui si erano verificati 220 casi. La maggior parte sono stati registrati in Piemonte, Lombardia, Toscana e Lazio, e più della la metà fra persone di età tra i 15 e i 39 anni. Quindi, siamo in presenza di una epidemia? Di cosa si tratta?

Cominciamo intanto a chiarire cos’è il morbillo, se si tratta di una malattia “innocua” e come si può prevenire.

Il morbillo

Il morbillo è una patologia causata da un virus della famiglia dei paramyxovirus. Il virus si trasmette per via aerea (respirazione, contatto diretto) ed una persona non immune che venga a contatto con un individuo infetto ha il 90% di possibilità di contrarre le malattia. In pratica, se una persona che si trova nella fase infettiva soggiorna in una stanza, nell’aria rimangono goccioline contenenti virus del morbillo fino a 2 ore dopo; su 100 persone non immuni che si trovano nello stesso luogo in cui si trova un malato di morbillo, 90 si ammaleranno.

Sebbene molti la ritengano una malattia non pericolosa – addirittura vi sono madri che, come in epoca pre-vaccinale, organizzano dei “morbillo party” in casa di bambini con il morbillo, con lo scopo di far contagiare i propri figli, “così si levano il pensiero”- il morbillo è responsabile di un numero variabile tra 30 e 100 morti ogni 100.000 ammalati. Alcune forme possono essere particolarmente aggressive (soprattutto in soggetti con basse difese immunitarie) e nei bambini molto piccoli e negli adulti possono comparire delle complicazioni, tra cui otite media (7%-9% dei casi), polmonite (1%-6% dei casi), diarrea (8% dei casi), epatite o pancreatite (1% dei casi); inoltre, in un caso su 1000 contagiati, può verificarsi un’encefalite.

L’encefalite da morbillo ha una mortalità molto alta, circa il 15%, ed anche chi guarisce ha un alto rischio di avere sequele di tipo neurologico molto gravi (circa il 30% dei casi).

Una gravissima complicanza del morbillo, che può verificarsi manifestarsi in un caso su 100.000 anche molti anni dopo il contagio, è la panencefalite subacuta sclerosante (PESS), altamente invalidante, non curabile, e mortale.

Inoltre è stato recentemente dimostrato in un articolo su Science che il morbillo danneggia le difese immunitarie, attaccando i linfociti T, cellule responsabili della memoria immunitaria, e che questo fenomeno si protrae per i tre anni successivi. Secondo quanto osservato analizzando i dati epidemiologici di Stati Uniti, Danimarca, Galles e Inghilterra a partire dagli anni ’40, tale indebolimento immunitario espone il bambino, per i tre anni successivi, al rischio di morire per altre infezioni che normalmente non sarebbero state fatali.

Come per le altre malattie virali, per il morbillo non c’è una terapia, ma esiste la possibilità di prevenzione che si attua con il vaccino, in Italia non obbligatorio ma consigliato: la vaccinazione completa (due dosi) protegge per tutta la vita ed è efficace nel 99% dei casi.

In aggiunta, i risultati dello studio pubblicato su Science implicano il vaccino non difende semplicemente contro il morbillo e le sue complicazioni, ma potrebbe ridurre notevolmente la possibilità di morire per altre infezioni.

Un’epidemia?

Il morbillo è una malattia estremamente contagiosa e la sua continua presenza in una comunità dipende dalla disponibilità di ospiti suscettibili, e quindi principalmente dalla nascita di nuovi bambini. Grazie a questa sua caratteristica, in assenza di vaccinazione il morbillo si manifesta nelle popolazioni con ondate cicliche epidemiche, circa ogni 3-4 anni, in corrispondenza dell’accumulo di un numero sufficiente di nuovi individui non immuni.

La vaccinazione modifica l’andamento naturale della malattia, riducendo progressivamente sia il numero di ammalati che la frequenza delle ondate epidemiche, perché il tempo per l’accumulo degli individui suscettibili aumenta.

Data l’elevata contagiosità, per interrompere la diffusione del morbillo in una popolazione attraverso il meccanismo dell’immunità di gregge è necessario che almeno il 95% delle persone sia vaccinato. Purtroppo i livelli di copertura vaccinale raggiunti nel nostro Paese sono inferiori, e perciò il morbillo continua a circolare.

Il morbillo, come la rosolia, è sottoposto ad un programma di eliminazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Mentre l’anno scorso il continente americano è stato dichiarato libero dal morbillo, dopo una campagna vaccinale di massa durata oltre 22 anni, l’Europa è in ritardo, poiché la sua circolazione è stata interrotta solo in alcuni Paesi. L’Italia è purtroppo tra i 14 Paesi in cui il morbillo è ancora endemico.

Questo è in gran parte dovuto al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione, come risultato delle campagne antivaccinali, principalmente a carico del vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR, i tre vaccini sono somministrati in un’unica iniezione), accusato di provocare l’autismo, nonostante ciò sia stato ripetutamente smentito dalle evidenze scientifiche. Tale situazione ha creato la presenza di sacche di popolazione suscettibile, non vaccinata o che non ha completato il ciclo vaccinale a 2 dosi. Nonostante il Piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 e la vaccinazione contro il morbillo sia tra quelle fortemente raccomandate e gratuite, nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini a 24 mesi è stata dell’85,3% (con il valore più basso pari al 68% registrato nella provincia di Bolzano e quello più alto in Lombardia con il 92,3%).

Riguardo alla situazione attuale, nonostante l’incremento del numero dei casi di morbillo oltre il 230% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in realtà non siamo ancora in una situazione di vera e propria epidemia; tuttavia l’elevato aumento del numero dei casi è indicativo di una situazione non ottimale, che non lascia del tutto tranquilli.

Infatti, da febbraio 2016 in Romania è in corso una vasta epidemia di morbillo, in cui sono stati già segnalati 3071 casi (di cui 2341 da ottobre 2016), e 16 decessi (ovvero circa 1 su 200 casi), secondo quanto riportato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) nel  Rapid Risk Assessment pubblicato il 3 marzo 2017. Il 58,5% (1796 casi) si è verificato in bambini con meno di 5 anni di età. Per quanto riguarda lo stato vaccinale, il 96,3% dei casi (2958 casi) non era vaccinato, il 2,6% (80) aveva ricevuto una sola dose di vaccino contro il morbillo e l’1,1% (33) aveva ricevuto entrambe le dosi previste.

Considerando la dimensione dell’attuale epidemia in corso, e che il livello di copertura vaccinale in Romania è inferiore al 90%, secondo l’ECDC è probabile che l’attuale epidemia si protragga ancora per un certo tempo. Questa situazione pone un rischio di esportazione dell’infezione ad altri Paesi europei e di epidemie in quelli, come l’Italia, dove la copertura vaccinale è inferiore al 95%, e dove sono già stati registrati focolai di morbillo dal tra il 2016 e l’inizio di quest’anno (Francia, Irlanda, Inghilterra, Scozia, e Italia). In effetti in vari Paesi europei sono già strati segnalati diversi casi di morbillo in cui il virus è stato probabilmente importato dalla Romania.

Nel Rapid Risk Assessment, l’ECDC sottolinea che la vaccinazione è l’unica misura di prevenzione efficace contro il morbillo e sollecita i Paesi europei in cui il morbillo è ancora endemico a rafforzare i programmi nazionali di immunizzazione.

In conclusione, il morbillo è una malattia da non sottovalutare, perché può comportare pesanti conseguenze per la salute, ma può essere facilmente prevenuta con la vaccinazione di massa.

Non vaccinare i propri figli sulla base del timore di rischi inesistenti connessi con la vaccinazione è una scelta completamente sbagliata, che espone sia il bambino che la collettività a rischi reali, in alcuni casi anche gravi, che potrebbero essere facilmente evitati.

La recente epidemia in Romania e l’elevato aumento dei casi di morbillo che si sta verificando in Italia mostrano, ancora una volta, come le vaccinazioni, e non le elevate condizioni igieniche e sociosanitarie, costituiscano il vero ostacolo alla circolazione dei microrganismi e siano responsabili della diminuzione delle malattie infettive.

* Precisazione: le opinioni qui espresse sono personali e non impegnano l’Istituto Superiore di Sanità.

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