Il Documento sui Vaccini: informare prima di tutto

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Il 20 luglio 2016 la Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha presentato alla stampa il “Documento sui Vaccini”, approvato all’unanimità dal Consiglio Nazionale della Federazione il precedente 8 luglio.

Il documento nasce allo scopo di richiamare l’attenzione sul consistente calo del numero di vaccinazioni – sia di vaccinazioni “nuove”, cioè le prime dosi da somministrare a neonati e bambini, sia di richiami a bambini e adulti – e la conseguente crisi della copertura vaccinale collettiva (il cosiddetto “effetto gregge”) col rischio della ricomparsa di malattie mortali o invalidanti come la difterite o la polio, malattie che fino a vent’anni fa nei paesi occidentali sembravano quasi debellate o fortemente circoscritte, ma che vedono negli ultimi anni una ripresa con nuovi casi.

Quella della vaccinazione è una delle scoperte più efficaci della storia della medicina, fondata su oltre due secoli di ricerche, studi e sperimentazioni. Già a partire dal XVIII secolo, infatti, si hanno in Europa i primi tentativi di sviluppare una reazione immunologica artificiale verso il vaiolo attraverso la pratica della variolizzazione, cioè l’esposizione di individui sani a materiale infetto al fine di sviluppare una malattia attenuata e la conseguente immunizzazione; ma la pratica di soffiare la polvere estratta dalle pustole di vaiolo nelle narici di soggetti sani per immunizzarli sembra risalire, secondo alcune fonti, addirittura al II secolo d.C. nella Cina delle dinastie Han e Jin. A partire dall’Ottocento, col graduale affermarsi della medicina scientifica (o biomedicina, come viene definita in antropologia medica la medicina “occidentale” che tende a privilegiare l’aspetto biologico e a ridurre l’aspetto socioculturale della malattia), e poi, soprattutto nel Novecento, le scoperte e le ricerche sui vaccini hanno compiuto grandi balzi in avanti, portando la vaccinazione a essere la pratica di medicina preventiva più efficace e nel gruppo dei farmaci più sicuri al mondo.

Eppure negli ultimissimi decenni si è diffusa un’infondata paura verso questa pratica, accusata di volta in volta di indebolire il sistema immunitario, di provocare le malattie per le quali ci si vuole immunizzare o, addirittura, di provocare l’autismo. I motivi che permettono la diffusione di tali infondati timori sono molti e, per chi volesse approfondirli, consiglio il recente libro di Andrea Grignolio Chi ha paura dei vaccini? (Codice Edizioni, 2016), dove sono prese in esame tre categorie di motivazioni: quelle neurocognitive, quelle sociali e quelle evolutive.

Ma torniamo al documento. Dopo una prima parte introduttiva sull’importanza dei vaccini e sulle ragioni che possono diffondere la resistenza a questa pratica, viene presentata una proposta di intervento per arginare la diminuzione del ricorso ai vaccini, articolata in 15 punti che si concentrano su:

  • l’intensificazione delle campagne di promozione dei vaccini in tutto il paese sia tra il personale sanitario che nella società e nei mass media coinvolgendo i cittadini-utenti e chiunque risieda nel territorio nazionale nei programmi vaccinali (punti 1, 4, 5, 10);
  • la valorizzazione del ruolo del medico nella promozione delle vaccinazioni, il dovere dei medici di impegnarsi nei provvedimenti di sanità pubblica e l’impegno a formare ricercatori e medici nella divulgazione scientifica (punti 2, 3, 4, 14);
  • l’impegno nella massima promozione delle vaccinazioni per neonati e bambini piccoli, il sostegno a tutte le normative e i provvedimenti per accertare le ragioni del dissenso dei genitori e la loro piena assunzione di responsabilità per i rischi dei figli e di eventuali epidemie, la riproposizione delle vaccinazioni ai soggetti non vaccinati al compimento del diciottesimo anno di età (punti 6, 7, 8);
  • il massimo supporto alla ricerca sui vaccini e l’uniformazione degli standard delle strutture pubbliche per la somministrazione vaccinale (punti 9, 15);
  • il superamento della sfasatura tra scienza e diritto, facendo anche in modo che la magistratura intervenga in tema di salute utilizzando la metodologia dell’evidenza scientifica, impedendo il ripetersi di sentenze che presumono la correlazione tra vaccini e autismo e impugnando quelle già emesse (punti 11, 12);
  • l’alleanza tra cittadini e decisori pubblici e la creazione di consiglieri scientifici per gestire il sovraccarico di informazioni errate diffuse su internet e aiutare politici e mass-media nella comprensione di questioni legate alla salute (punto 13).

Si tratta quindi di una proposta molto articolata ed equilibrata che auspica interventi su diversi livelli e prevede il coinvolgimento esteso della società.

I media hanno riportato la notizia ponendo l’accento soprattutto sul rischio di radiazione dei medici che sconsigliano i vaccini; si veda per esempio: “Vaccini, l’ordine: «Radiazione per i medici che lo sconsigliano»” (Repubblica.it) oppure “Vaccini, i medici che li sconsigliano rischiano sanzioni (e radiazione)” (Corriere.it). In realtà il documento si limita ad affermare questo:

Solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica.

Secondo i giornali, durante la presentazione del documento alla stampa il segretario della Federazione dei Medici Luigi Conte avrebbe affermato: «Sono già in corso e sono stati fatti procedimenti disciplinari per medici che sconsigliano i vaccini. Si può arrivare anche alla radiazione» (ilfattoquotidiano.it).

Ma nel documento la regolamentazione delle sanzioni per i medici anti-vaccinisti non è esplicitata e dovrà essere discussa nelle sedi appropriate facendo attenzione a questioni come il diritto dell’utente alla miglior informazione possibile in materia sanitaria e il diritto alla libertà di cura.

Credo sia invece più importante sottolineare, come punto saliente del documento, la richiesta di un pieno impegno di diversi attori della società (medici e personale sanitario, ma anche decisori pubblici, istituzioni, legislatori, magistrati, ricercatori, comunicatori e, soprattutto, pazienti e cittadini tutti) nella diffusione e promozione della tutela della salute e delle vaccinazioni come imperativi costituzionali nella tutela della collettività. Si tratta di una strada già intrapresa da diversi gruppi, associazioni e cittadini che con campagne come per esempio #IoVaccino, sostenuta anche dal CICAP, puntano alla sensibilizzazione e alla corretta informazione riguardo ai vaccini.

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