Nuovo studio: l’80% delle persone commenta gli articoli su Facebook senza averli letti

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Secondo uno studio del MIT di Boston, l’80% delle persone che commentano le notizie su Facebook non le ha lette. Lo rivela una nuova ricerca del Laboratory of Computational Social Science del MIT, diretto da Walter Fourlogs.

Lo studio, dal titolo, “Divorcing Facts from Opinions: the Confirmation Bias and Its Role in On-line Discussion” (traducibile come “Il divorzio tra fatti e opinioni: il ruolo dei pregiudizi nelle discussioni online”), ha coinvolto 200 frequentatori abituali di Facebook, che sono stati intervistati sugli articoli che avevano condiviso e commentato nel corso dell’ultima settimana. Non sono state rilevate differenze significative di comportamento relative al genere o al titolo di studio.

«Molte persone commentano il solo titolo dell’articolo» afferma Slim Stingray, ricercatore del MIT «senza nemmeno cliccare sul link per dare un’occhiata al contenuto, perché sulla rete sociale tendiamo a cercare i contenuti che confermano le nostre convinzioni preesistenti, non quelli che le mettono in discussione. Appena vediamo un titolo che appare in linea con i nostri pregiudizi lo commentiamo, e spesso lo condividiamo, senza leggerlo, perché quello che ci interessa davvero è far conoscere agli altri il nostro punto di vista sull’argomento, non verificare se è giusto.»

«Si potrebbe arrivare all’assurdo» continua Stingray «di pubblicare un articolo che nel titolo fa pensare a una ricerca davvero esistente, ma che nel contenuto rivela chiaramente di essere una semplice burla, e in quel caso gran parte degli utenti di Facebook commenterebbe senza accorgersi che si tratta di uno scherzo.»

A noi della redazione di Query Online sembra una tesi un po’ azzardata, ma abbiamo deciso di metterla alla prova.

Buon mese di aprile a tutti.

Gli autori ringraziano il MIT di Boston per l’inconsapevole collaborazione.

Avviso ai lettori: si tratta ovviamente di un pesce d’aprile, ispirato a un interessante studio di Walter Quattrociocchi sulle discussioni online che negli ultimi mesi è stato molto dibattuto.

Lo segnalavano diversi indizi: il professor Walter Fourlogs (parola che si può tradurre in italiano come “quattrociocchi”) del Laboratory of Computational Social Science (stesso nome del laboratorio in cui lavora lo studioso italiano), appartenente al MIT (anagramma di IMT, l’istituto di Quattrociocchi); il ricercatore Slim Stingray (in italiano, qualcosa come “pastinaca magra”); gli auguri per il mese di aprile; e infine i ringraziamenti al MIT per la “collaborazione inconsapevole”.

Lo scherzo non era destinato al sito di Query Online, ma a Facebook, dove in effetti molti utenti hanno commentato e condiviso l’articolo senza rendersi conto che fosse una burla.

È il modo che abbiamo scelto per ricordare che il confirmation bias (la tendenza a essere poco critici con le notizie che confermano i nostri pregiudizi) ci riguarda tutti. Occhio!

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