City di Clifford D. Simak, quando i cani ereditarono il mondo

city

Rubrica settimanale curata da Silvio Sosio di fantascienza.com. Qui l’articolo originale.

Clifford D. Simak, City (City, 1952)
traduzione di Giorgio Monicelli
Mondadori,Urania Collezione 157
pagine 280, euro 6,50, ebook disponibile
euro 3,99

Ci sono opere che restano come pietre miliari, veri e propri punti di riferimento per un intero genere, City di Clifford D. Simak appartiene di diritto a questa poco popolata categoria.

In questo romanzo Simak, forse il più poetico tra gli scrittori dell’età dell’oro, tratteggia con poche pennellate un gigantesco affresco dove diverse specie (biologiche e meccaniche) emergono, crescono e cadono.

Otto racconti, uniti da otto prologhi, e un epilogo, millenni di storia futura, un periodo durante il quale l’umanità è diventata leggenda, una favola da raccontare attorno ai fuochi accesi su lontani pianeti.

City, conosciuto anche come Anni senza fine, è stato pubblicato nel nostro paese diverse volte e tradotto da diversi “grossi calibri” della fantascienza italiana, riscuotendo sempre il plauso degli appassionati, Urania Collezione lo ripropone nella versione tradotta da Giorgio Monicelli.

Il libro

In City (già pubblicato su Urania con il titolo Anni senza fine) assistiamo al lento declino della specie umana, simboleggiata dalla famiglia Webster per innumerevoli generazioni, dall’anno 2000 al 20000. All’abbandono da parte dell’uomo delle città, divenute ormai un relitto di epoche preistoriche. All’inizio della civiltà canina prefigurata da Nathaniel, il primo Cane parlante, che insieme all’altro grande amico dell’uomo, il robot, prepara il mondo di un lontano futuro, quando l’uomo sarà scomparso dalla Terra. Ci sono le pagine grandiose del tentativo di colonizzare Giove, popolato da una razza indescrivibile nella quale l’umanità della Terra si annullerà, e poi la cupa e incomprensibile civiltà delle formiche, volte in silenzio alla conquista del pianeta. Allora i nostri ultimi discendenti si nasconderanno in un mondo spettrale che solo i Cani presentono… Un romanzo epico e visionario, degno erede dei classici di Olaf Stapledon e H.G. Wells.

L’autore

Clifford D. Simak è nato nel 1904 ed è scomparso nel 1988. Giornalista per tutta la vita, è stato considerato per anni il miglior scrittore di fantascienza umanistica insieme a Ray Bradbury e un convincente descrittore della grande provincia americana. Tra le sue opere ricordiamo Ingegneri cosmici (Cosmic Engineers, 1939),Anni senza fine (City, prima ed. in volume 1952; ed. ampliata 1981), Oltre l’invisibile(Time and Again, 1951), L’anello intorno al sole (Ring Around the Sun, 1952),Pescatore di stelle (Time Is the Simplest Thing, 1961), La casa dalle finestre nere (Way Station, 1963), Infinito (Why Call Them Back from Heaven?, 1967). È un autore di fantascienza insolitamente vicino ai sentimenti semplici, alle descrizioni d’ambiente (il Midwest rurale), ai valori di una civiltà minacciata dalla tecnologia disumanizzante.

Giampaolo Rai

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