Revisione paritaria, ritrattazioni e limiti umani

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Se avete un interesse per la scienza, anche occasionale, avrete sicuramente sentito parlare del cosiddetto metodo di revisione paritaria (meglio noto nella versione inglese di peer review). Si tratta, in sostanza, di una metodologia atta a garantire qualità, affidabilità e autorità di un articolo scientifico prima della pubblicazione, tramite l’ispezione di un gruppo di scienziati ben affermati nel ramo della disciplina d’interesse.

È uno degli strumenti più onorati ed affidabili della scienza moderna. Tuttavia, come ogni cosa umana, non è infallibile. Ci sono stati esempi illustri di articoli pubblicati, dopo ‘attenta’ revisione, solo per essere poi smentiti e ritirati a causa di errori, in buona o malafede, che rendevano completamente inaffidabili i risultati presentati. Non mi riferisco certo a casi di studi solidi, ben condotti, le cui conclusioni sono state ribaltate o smentite in seguito da studi ancora più accurati, ma proprio a casi di articoli legati a studi condotti in modo approssimativo o a palesi casi di falsificazione di dati e risultati.

Uno dei casi più famosi è quello di Andrew Wakefield, che indicava un nesso causale tra il vaccino trivalente e l’autismo. In anni recenti sono emersi casi di ‘falsificazione sistematica’ del metodo di revisione paritaria da parte di aziende specializzate nel creare finti profili di scienziati che venivano poi utilizzati nel processo di revisione per approvare gli articoli dei clienti paganti. Ricordiamo anche lo scandalo Schön, a causa di cui al fisico tedesco Jan Hendrik Schön vennero ritirati ben tre riconoscimenti internazionali (Premio Otto-Klung-Weberbank per la fisica, Premio Braunschweig e Premio Outstanding Young Investigator della Materials Research Society) essendo statigli conferiti per ricerche false.

Retraction Watch è un blog che tiene traccia degli articoli che vengono ritirati da giornali scientifici di tutto il mondo. In buona sostanza un articolo ritirato non avrebbe mai dovuto essere pubblicato, essendo afflitto da errori sostanziali, carenza di dati, conclusioni non sostanziate in maniera adeguata, o qualsiasi altro criterio che non dovrebbe passare la fase di revisione paritaria. La misura della percentuale di articoli ritirati, volendo, può quindi essere un buon indicatore dello “stato di salute” del processo di peer review su scala globale. Ad esempio uno studio pubblicato nel 2012 in Proceedings of the National Academy of Sciences ha mostrato come la percentuale di articoli ritratti è decuplicata a partire dal 1975.

Girovagando tra i casi del 2015, però, si possono anche fare scoperte divertenti.

Ad esempio una rivista scientifica asiatica ha ritirato un articolo ed interdetto gli autori a pubblicare presso la rivista stessa, dato che l’articolo era in buona parte copiato. Oppure abbiamo il caso di un articolo di biologia, ritirato dagli autori dopo che un gruppo indipendente li ha notificati di un errore fondamentale: non avevano interpretato correttamente una mutazione genetica. La rivista BMC (BioMed Central) ha dovuto ritirare un articolo il cui autore ha deciso di proibire l’uso di un software di sua creazione a scienziati residenti in paesi ‘troppo favorevoli’ all’immigrazione. Non manca una pagina dedicata ad Alberto Carpinteri: 11 suoi articoli sono stati ritirati dalla rivista Meccanica, di cui Carpinteri era editore capo sino al 2014.

Un’altra fonte di rilievo per identificare “felloni” scientifici è la List of Predatory Publisher di Jeffrey Beall, aggiornata annualmente e giunta ormai alla sesta edizione. Si può vedere come il numero di editori potenzialmente inaffidabili sia passato dai 18 catalogati nel 2011 ai 923 di quest’anno, con un tasso di crescita praticamente esponenziale.

Anche alcune università si stanno muovendo in questo senso come, ad esempio, l’Università di San Gallo (Svizzera), preoccupata dal dato pubblicato da Acad Write (una delle più importanti agenzie di ghostwriting), indicante che almeno 200 lavori scientifici pubblicati in Svizzera nel 2015 sono stati scritti da ghostwriter.

Insomma, quale che sia la causa di una ritrattazione, il metodo scientifico tende sempre verso la qualità e la garanzia di solidi studi, entro i limiti umani. L’importanza di tenere sotto controllo l’andamento delle ritrattazioni e di investigare situazioni di abusi o mistificazioni sistematiche va di pari passo con la necessità di una sempre più accurata revisione paritaria.

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