I Segnalibri 62 – Ritorno a Stonehenge, culti satanici, Alexander von Humboldt, immigrazione

Ci sono dei posti, al mondo, che sembrano i classici della letteratura di calviniana memoria, e non smettono mai di raccontare la propria storia: uno di questi è sicuramente Stonehenge, da sempre fonte di fascinazione e ancora ricco di misteri da svelare e decodificare. Proprio negli ultimi giorni, a circa tre chilometri di distanza, un’equipe di studiosi ha scoperto l’esistenza di un altro sito preistorico, di poco più recente, ma molto più ampio e probabilmente meglio conservato: potrebbe rappresentare un punto di svolta fondamentale nella ricerca e nello studio della zona.

Fra gli anni ’80 e i primi anni ’90, in America si scatenò quello che oggi è noto come il Satanic Panic, originato da numerosissime testimonianze di persone che avrebbero subito sulla propria pelle gli orrori e gli abusi di vari culti satanici sparsi per il Paese. Col tempo, però, qualcuno ha cominciato a nutrire sospetti sulla veridicità di questi racconti, e a poco a poco si è delineato un quadro ben diverso, in cui gran parte degli abusi erano frutto di false memorie.

Un interessante articolo del National Geographic si interroga sul perché, fra molti naturalisti ed esploratore il cui contributo alle scienze naturali è stato fondamentali, Alexander von Humboldt sia oggi uno dei più negletti e dimenticati: nel cercare una risposta al quesito, l’autore tratteggia un ritratto dello studioso in cui evidenzia come senza di lui non si sarebbero date molte delle scoperte e teorie successive, e come sia stato uno dei primi a comprendere il peso dell’uomo nel cambiamento climatico.

Il saggio di una studiosa inglese che analizza la prima immigrazione di massa nel Regno Unito mostra interessanti parallelismi con la situazione dei migranti e rifugiati che ci troviamo ad affrontare al momento attuale.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una