Con Darwin alla ricerca di un senso

L’evoluzione è ovunque
Marco Ferrari
Codice edizioni, 2015
pp. 220
€ 16

Quello della perfezione del corpo umano – la “macchina meravigliosa” – è un luogo comune diffuso dalla notte dei tempi, dal canone che guidava gli artisti greci al corpo «meglio di un computer» della serie televisiva che sul finire degli anni Ottanta insegnava ai bambini come siamo fatti. Difficile, però, restarne convinti quando al mattino fatichiamo ad alzarci dal letto per il mal di schiena, oppure quando le partite di calcetto si traducono in dolori alle ginocchia. Per non parlare delle difficoltà sperimentate dalle donne al momento del parto, legate alle dimensioni dell’apertura del bacino, attraverso la quale la testa del bambino passa a malapena, in passato causa della morte di tante partorienti. «Se voi doveste progettare una femmina umana, non avreste deviato il tratto riproduttivo in modo da farlo sfociare all’esterno direttamente dall’addome inferiore invece che attraverso il bacino? Immaginate quanto sarebbe più facile il parto!», scriveva Jerry Coyne nel suo Perché l’evoluzione è vera, aggiungendo, poco più avanti: «Secondo voi poi il promotore del disegno intelligente avrebbe progettato nelle donne lo spazio ridottissimo che separa l’ovaia dalla tuba di Falloppio, un passaggio che l’ovulo deve superare prima di spostarsi attraverso la tuba per potersi impiantare nell’utero? Occasionalmente un ovulo fecondato sbaglia strada e può impiantarsi nell’addome dando luogo a una gravidanza extrauterina quasi sempre fatale per il bambino e, senza ricorso alla chirurgia, anche per la madre».

Persino l’occhio umano, che può sembrare a prima vista uno straordinario congegno di precisione, perde gran parte della sua “perfezione” se consideriamo la sua intrinseca fragilità, a partire dalla retina che rischia il distacco in seguito a un piccolo trauma. Da questo punto di vista i polpi ci danno dei punti, con la loro retina robustamente ancorata e a prova di colpi.

Sono solo pochi esempi, ma che bastano a dare l’idea di quanto ingannevole possa essere guardare al mondo con gli occhiali del reverendo Paley, che invitava a riconoscere nella presunta perfezione della natura il segno dell’ “orologiaio” che avrebbe progettato ogni cosa.

Molto meglio, ricorda Marco Ferrari nel suo libro appena uscito per i tipi di Codice, affidarsi agli occhiali di Charles Darwin. Forse dapprincipio la storia ci apparirà più prosaica rispetto alla prospettiva di rappresentare l’esito della volontà di un essere trascendente, poi le tessere del puzzle inizieranno a ricomporsi e tutto comincerà ad acquistare senso. L’ernia del disco così come la nostra intelligenza; il tortuoso, assurdo percorso del nervo laringeo ricorrente e l’elegante andatura bipede che caratterizza la nostra specie. Per arrivare, di organismo in organismo, alle «infinite forme bellissime» che costituiscono l’universo dei viventi, una specie di immenso catalogo, in continuo aggiornamento.

L’evoluzione è ovunque parte dalla considerazione, che fu di Dobzhansky, dell’importanza strutturale della teoria dell’evoluzione nella comprensione dei meccanismi biologici. Eppure questa teoria così importante è spesso fraintesa o spiegata male. Manuali scolastici e testi divulgativi cadono di frequente nel finalismo (che è quanto di meno “evoluzionistico” possa esserci), oppure si limitano a fornire una versione ridotta e scorretta. Questo perché, come giustamente rileva l’autore, ci sono aspetti della teoria dell’evoluzione che sono fortemente controintuitivi e mettono a dura prova il senso comune. Marco Ferrari raccoglie la sfida di provare a fornire al lettore i lineamenti di questa teoria, senza commettere l’errore di semplificare troppo, eppure conservando un’ammirevole chiarezza che è certamente il frutto della lunga esperienza dell’autore nella comunicazione della scienza.

Tra i pregi del saggio si può annoverare lo stile, mai pedante o didascalico: si percepisce tra le righe la passione che l’autore nutre per l’argomento. Il contagio, inevitabile, passa al lettore.

Dopo i principi base, Ferrari amplia il discorso e illustra il profondo lascito scientifico e culturale della teoria dell’evoluzione, dalla medicina all’ecologia, dall’agricoltura all’economia, passando per arte, letteratura, religione.

Apprezzabile, in questi capitoli, l’attenzione riservata a evitare salti logici e l’indebita estensione di principi a contesti ai quali non si possono applicare. Perché le “just so stories” saranno affascinanti, ma chiaramente non rispecchiano la realtà.

Opportuna anche la scelta di rispondere ad alcune delle argomentazioni di punta dell’antidarwinismo (più di oggi che di ieri), tra cui la questione della “nuova informazione” e del rapporto tra micro e macroevoluzione.

Da segnalare anche un apparato di note ricco di consigli di lettura che spaziano dalla divulgazione di base a quella “alta”, i quali contribuiranno ad arricchire la biblioteca del lettore curioso di saperne di più. Perché questo è uno degli effetti collaterali delle letture stimolanti.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una