A che punto è la notte 10 – I classici del Mystero, parte prima

Con questa rubrica facciamo il punto sui mysteri di vecchia data, che esercitano ancora tutto il loro fascino pur essendo già stati smentiti e razionalmente spiegati. Oggi parliamo di quelli più celebri e inossidabili.

A volte, essere “scettici militanti” è un po’ come ritrovarsi in Ricomincio da capo, il film in cui Bill Murray rivive sempre lo stesso giorno. Tutti gli attivisti scettici ripetono infatti ciclicamente la stessa esperienza: situazione di conversazione amabile con uno o più interlocutori, e poi all’improvviso qualcuno comincia a sostenere qualche insostenibile tesi, dai vaccini che fanno male all’omeopatia che guarisce ai rettiliani fra noi (la triste vita sociale dello scettico militante è ben raccontata nel brano The Skeptic in the room).

Se i due contendenti sono particolarmente in forma, lo scontro può arrivare ad affrontare l’intero scibile umano in materia di paranormale, pseudoscienze e complottismi. I believer, infatti, tendono in linea generale ad optare per il pacchetto completo, “credo a uno – credo un po’ a tutto” e spesso ripropongono esempi e teorie talmente superati che pure Peter Kolosimo ne prenderebbe le distanze. Lo scettico rimane incredulo di fronte a qualcuno che ancora sostiene l’esistenza di Nessie il Mostro di Loch Ness, ma per vocazione e masochismo non può esimersi dal confutare l’errore. E allora eccolo che si posiziona in modalità “risparmio energetico” e si appresta a ripetere un po’ meccanicamente la stessa spiegazione che ha già proposto qualche altra dozzina di volte nel corso degli ultimi anni, ripromettendosi fra sé e sé di non cascarci più, e di fuggire non appena annuserà un’altra situazione simile (non ci riesce mai).

Per essere d’aiuto al povero scettico intrappolato nel Giorno della Marmotta, ecco una comoda visione d’insieme dei presunti misteri d’antan che qualche believer particolarmente tenace è ancora disposto a difendere.

 1) I cerchi nel grano

crop circle4Compaiono per la prima volta in Inghilterra alla fine degli anni ’70; nel decennio successivo vengono avvistati un po’ ovunque, numerosi e sempre più sofisticati, mandando in brodo di giuggiole gli appassionati di misteri di tutto il mondo, convinti dell’origine non umana dei crop-circles e soprattutto del loro essere messaggi e comunicazioni da decrittare. Nel 1991, Doug Bower e Dave Chorley mostrarono alla stampa come fosse possibile realizzarli con un paio di attrezzi molto semplici, e si dichiararono gli autori del primo e di buona parte di quelli comparsi nel corso degli anni: l’avevano fatto per divertirsi, una pura e semplice burla. I rimanenti cerchi, ovviamente, erano opera di altri burloni, ma anche di imitatori e ammiratori: oggi i circle makers sono riuniti in gruppi sparsi in tutto il mondo e si cimentano in prove sempre più spettacolari e grandiose. Come sempre, i believer si ostinano a rifiutare la spiegazione razionale, affermando che è vero che molti sono stati creati dall’uomo, ma non puoi provare che lo siano stati tutti, quindi rimane la possibilità che alcuni siano di origine extraterrestre, e portano a proprio sostegno diverse tipologie di prove. Che poi è un tipico argomento dei sostenitori del paranormale, che non si rendono conto che un ragionamento del genere potrebbe essere applicato a qualsiasi manufatto, compreso questo maglione (e dimenticano sempre il sacro principio in base al quale sono loro, che affermano cose straordinarie, a dover portare prove straordinarie.)

I cerchi del grano sono stati oggetto d’analisi e studi approfonditi anche nel CICAP, in particolare da parte di Francesco Grassi, che, come potete vedere qui, non si è limitato alla teoria ma – da bravo scienziato – è sceso, letteralmente, in campo…

2) L’Astronauta di Palenque495px-merle-greene-robertson-pakal

Uno dei miei primi grandi amori. Bisogna riconoscere che si tratta di una figura estremamente affascinante, e certo è difficile non cadere in una sorta di pareidolia concettuale ogni volta che lo si guarda: ai nostri occhi moderni potrebbe sembrare in tutto e per tutto un astronauta, quindi è un astronauta alieno sceso sulla Terra migliaia di anni fa. Ed è così che l’ha descritto Erich von Däniken nel suo libro Gli extraterrestri torneranno, nel 1969. Appassionati di fanta-archeologia e soprattutto di paleoastronautica leggono nel reperto ogni possibile traccia della presenza di forme di vita aliena sulla Terra antica, e questo a dispetto del fatto che l’uomo raffigurato abbia tratti somatici ben poco alieni, abiti che corrispondono a quelli dell’epoca, e che sempre a Palenque siano state rinvenute altre iscrizioni con disegni simili.

In realtà si tratta del coperchio del sarcofago di Pakal, grande re della città di Palenque, la cui tomba fu scoperta per caso alla fine degli anni ’50 all’interno del Tempio delle iscrizioni, nonostante la zona circostante fosse oggetto di scavi archeologici da almeno vent’anni. L’interpretazione della stele è ovviamente ben diversa, si tratta infatti della rappresentazione del viaggio che secondo i Maya compie l’anima al momento della morte.

Una dettagliata descrizione dei singoli elementi del bassorilievo si può leggere anche nel volume Sulla scena del mistero, che poi è stato quello grazie al quale, dopo solo trent’anni, anch’io ho scoperto la vera identità dell’astronauta Maya.

bmd_trg23) Il triangolo delle Bermuda

Lasciando per un attimo da parte il fatto che, nella mia testa, le parole triangolo delle Bermuda vengono sempre e solo pronunciate dalla voce dei trailer dei film “di paura”, questa della parte d’oceano in cui navi e aerei scomparirebbero nel nulla a causa di: onde elettromagnetiche, alieni, vortici spazio-temporali, tecnologie sommerse di Atlantide, varie ed eventuali è in assoluto uno dei miti più immarcescibili. Le prime notizie in merito alle anomalie che si sarebbero verificate in quelle acque risalgono infatti al 1950, ma probabilmente la vera fama è stata ottenuta grazie al testo di Vincent Gaddis prima e soprattutto quello di Charles Berlitz dopo (sì, Berlitz quello dei corsi di lingue), uno del 1964 e l’altro del 1974. Ma già nel 1975 Larry Kusche pubblicò The Bermuda Triangle Mystery: Solved, nel quale dimostrava punto per punto le fallacie logiche e storiche delle teorie del mystero.

E anche negli anni successivi, chiunque abbia esaminato il presunto triangolo – Lloyd’s di Londra compresi – non ha riscontrato nessun mistero: non è vero che il numero di incidenti navali e aerei è maggiore rispetto a quello che si verifica in zone simili; non è vero che non sono mai recuperati relitti o corpi; non è vero che ci fosse sempre bel tempo quando si sono verificati gli eventi. Anche i due guardiani del faro di Great Isaac Cay, scomparsi nel nulla negli anni ’60, potrebbero essere semplicemente rimasti vittime dei due uragani che si abbatterono nella zona in quei giorni.

(Che poi, scomparire nel nulla con un aereo degli anni ’40 non è esattamente la casualità più improbabile della storia. Vedi alla voce Amelia Earhart e Antoine de Saint-Exupery.)

4) Le piramidipiramidi-luce

La quantità di teorie e presunti mysteri che circondano le Piramidi egizie (in particolare quelle di Giza) è impressionante: qualsiasi cosa possa venirvi in mente guardando un gigantesco, imponente, emozionante e antichissimo monumento è stata detta, ridetta e “sovrannaturalizzata”. Partendo da John Taylor, che sosteneva che la Piramide di Cheope fosse stata costruita da Noè, passando per Charles Piazzi Smyth, colui che per primo effettuò accuratissime misurazioni della stessa piramide, “dimostrando” che i suoi creatori erano stati guidati da Dio in persona e vi avevano trasfuso la propria conoscenza dell’universo, per arrivare a coloro che a tutt’oggi sostengono l’impossibilità di realizzare una costruzione così mastodontica con le tecnologie dell’epoca e quindi non possono non pensare a un intervento alieno, che ne spiegherebbe anche la natura di “condensatori energetici”.

C’è anche chi ha creduto di avvistarle dove non sono, per esempio sotto il Triangolo delle Bermuda.

Ovviamente, non c’è nulla di minimamente plausibile in queste teorie: la numerologia di Piazzi Smyth può essere applicata e manipolata a piacere; non c’è alcuna sorgente energetica all’interno di nessuna delle stanze; siamo anche ragionevolmente certi che l’appalto non sia stato affidato a una ditta edile di Alpha Centauri: c’era ancora qualche dubbio sulla tecnica esatta adottata, ma proprio recentemente un’equipe di studiosi avrebbe dimostrato empiricamente la possibilità che si usasse bagnare la sabbia sulla quale venivano trasportate le pietre, alleggerendo lo sforzo richiesto in maniera più che significativa.

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5) Le linee di Nazca

Le Linee di Nazca risalgono all’incirca a 1200-1500 anni fa e si sono mantenute inalterate nel corso dei secoli (prima dell’avvento di GreenPeace, se non altro) in quanto collocate in uno dei luoghi più aridi del pianeta: si tratta di giganteschi disegni tracciati nella terra (geoglifi), che rappresentano figure umane e animali stilizzate. Quale fosse il loro scopo ultimo è ancora oggetto di dibattito, le teorie più accreditate lo vogliono probabilmente luogo di culto, ma non sono mancate spiegazioni più fantasiose, prima fra tutte quella della nostra vecchia conoscenza Erich von Däniken, che vi volle vedere le piste di atterraggio per le astronavi degli alieni che facevano su e giù con la Terra per aiutare gli antichi Nazca a tracciarle. Certo, perché leggenda vuole che i disegni siano visibili solo dall’alto (non è vero, basta salire sulle colline limitrofe per averne una visione d’insieme) e quindi i disegnatori dovevano essere guidati da qualcuno sospeso a mezz’aria: c’è chi ha rifiutato gli alieni per preferire loro la possibilità di palloni aerostatici (non del tutto impossibile, ma nemmeno così necessario).

Voi lo sapete bene, gli scettici sono personaggi testardi, che devono testare con mano quello che dicono. E quindi, nel 1982, Joe Nickell e una squadra di altre 5 persone decisero di verificare se davvero fosse impossibile disegnare le linee senza avere una vista a volo d’uccello, ma solo dal basso. Non lo era.

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