Quei boati tra Francia e Italia

Groscavallo

Groscavallo è un piccolo comune torinese, al confine tra Italia e Francia. Dall’inizio del 2015, un piccolo giallo scuote il paese: cosa sono quegli strani boati che rimbombano nelle valli, prevalentemente alla mattina presto?

A riportare l’evento è la Stampa, in due articoli che parlano apertamente di “paura sulle vette” e “sconcerto” degli esperti:

[…]Perché è proprio dalle Alpi Graie che sembra rimbombino sulla vallata questi profondi boati. Più o meno sempre alla stessa ora, all’alba dalle 6 alle 8:30, e intorno alle 17 e sempre con la medesima intensità. Negli anni scorsi si sono abbozzate tutte le supposizioni più plausibili. Dalle scosse di terremoto al distacco di imponenti “pezzi” di ghiacciai. Ipotesi che, da sempre, è stata scartata dai glaciologi. E poi via fino agli assestamenti di faglie nel sottosuolo.

Le ipotesi si sprecano, dato che il giallo va avanti da tempo, ed è stato anche oggetto di un’interrogazione regionale. Vengono chiesti lumi all’INGV, al Centro Geofisico Prealpino e all’Arpa Piemonte. L’unico dato certo è che i boati arrivano da Oltralpe. C’è chi pensa che i francesi stiano scavando tunnel abusivi nelle montagne, e che i rumori siano le detonazioni delle mine. Chi ipotizza si tratti dei “bang” sonici dei Mirage. Sui siti degli appassionati di misteri, le teorie si fanno più audaci: si va dalle esercitazioni militari segrete, ai fenomeni naturali sconosciuti, fino ad arrivare agli UFO o al defunto HAARP.

Del resto, quello dei boati misteriosi è un piccolo classico della letteratura del mistero, che riporta spesso lunghi elenchi di “rumori inspiegabili”. E l’errore è proprio quello di cercare un’unica soluzione per tutti gli eventi, quando ogni caso è una storia a sé. Fra le cause più frequenti, comunque: super-bolidi, aerei militari, lavori nelle cave o in cantieri.

Per quanto riguarda Groscavallo, la soluzione del mistero arriva quando Maria Cristina Cerutti Dafarra, sindaco del paese, prende in mano la situazione e scrive ai colleghi francesi della Val d’Arc e della Val d’Isére. A risponderle è Gabriel Blanc, primo cittadino di Bonneval-sur-Arc:

I botti sono provocati dalle cariche che vengono innescate da noi e in Val d’Isère per causare artificialmente il distacco di slavine e liberare i versanti da grosse quantità di neve che potrebbero essere pericolose per gli alpinisti e per gli sciatori.

Un sistema di controllo delle valanghe chiamato Gazex e attivo da alcuni anni: l’esplosione è innescata da una miscela di propano e ossigeno, fatti esplodere in tubi diretti verso il terreno (qui un video, per i più curiosi). E a chi aveva scartato l’ipotesi sulla base del fatto che i boati erano udibili anche d’estate, Blanc risponde:

Usiamo far esplodere degli ordigni caricati con il gas anche durante i mesi estivi per organizzare le operazioni che si effettueranno quando c’è la neve e per capire l’efficacia della detonazione.

Sono passati alcune settimane dalla spiegazione di monsieur Blanc, ma la Stampa tace. L’unico a parlarne, onore al merito, è stato un piccolo quotidiano locale, il Risveglio Canavese. Ma per il “popolo del mistero”, il caso è ancora aperto. “Mai far sì che la realtà si metta di mezzo tra voi e una buona storia”, sembrano pensare i giornalisti. Perché i misteri piacciono, le soluzioni a quanto pare no. Ma siamo proprio sicuri che ai lettori non interessino, o non è semplicemente più comodo pensarla così?

Immagine: Groscavallo, da Wikipedia, licenza CC BY-SA 3.0

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