Un caso di autocombustione umana in India?

E’ di pochi giorni fa la notizia secondo cui, in India, un bambino di soli sette giorni è stato condotto in ospedale con “ustioni del 10 percento su entrambi i piedi”; i genitori riferiscono una situazione di combustione umana spontanea (SHC, Spontaneous Human Combustion).

Per combustione spontanea si intende una circostanza nella quale una sostanza o un organismo prende fuoco e brucia senza una fonte esterna; si distingue dalla combustione indotta in quanto in quest’ultimo caso è presente una fonte innesco (fiamma o scintilla) che dà inizio alla combustione che procede senza fonte di calore esterna o materiali combustibili. Semplificando molto, tutte le volte che è stato possibile indagare casi di presunta combustione spontanea, si è scoperto che si trattava in realtà di combustione indotta, innescata da sigarette o altro. In ambito medico scientifico sono riportati alcuni casi di dubbia SHC, dove la combustione sarebbe avvenuta post-mortem e con fonti di calore vicine al corpo, spesso con concentrazioni di alcool elevate nel sangue; ancora, nel 2012 è stata effettuata una revisione della letteratura scientifica che evidenzia il meccanismo grazie al quale il fuoco si sosterrebbe: il grasso stesso del corpo potrebbe arrivare ad impregnare i vestiti carbonizzati, generando un “effetto stoppino”.

Nel caso del bambino indiano, comunque, sembra che i dati a disposizione portino in un’altra direzione. Questa situazione infatti non è nuova per la famiglia: nell’estate del 2013 lo stesso problema aveva colpito il fratello maggiore, di soli tre mesi; anche in quella circostanza era stata proposta una diagnosi di SHC. A distanza di quasi due anni da quell’evento, il sospetto cade sui genitori, in quanto il personale medico del Governement Kilpauk Medical College and Hospital sospetta che quelle lesioni potrebbero essere state inflitte dai genitori al bambino, in virtù del supporto morale e economico ricevuto in passato, quando si era verificata la vicenda del fratello maggiore.

Quella che viene presentata come una manifestazione soprannaturale, approfittando della cultura superstiziosa e fortemente religiosa, potrebbe quindi essere la  manifestazione di una patologia a carico delle persone che hanno in cura soggetti più deboli e fragili, come bambini ed anziani: la sindrome di Munchausen per procura; è considerata a tutti gli effetti una forma di abuso infantile e si concretizza nel creare situazioni e stati di sofferenza nel bambino in modo da attirare attenzioni, ricevere aiuti e complimenti oppure per una più egoistica forma di protagonismo.

La vicenda del bambino ustionato non è conclusa, ma passa nelle mani dell’Health and Family Welfare Department, al fine di valutare eventuali azioni di tutela per il piccolo.

Federico Fogaccia

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