Alla ricerca di voci nello spazio – In memoria di Achille Judica Cordiglia

judica-cordiglia-brothers

È morto Achille Judica Cordiglia.

Molti lo ricordano perché negli anni ’60, insieme al fratello Giovanni Battista, fu uno dei maggiori sostenitori della teoria dei “cosmonauti perduti” secondo la quale parecchie missioni spaziali sovietiche si sarebbero concluse con la morte del cosmonauta ma sarebbero state tenute segrete per ragioni di propaganda.

Se dunque da un lato l’Unione Sovietica dell’epoca stava sfornando una serie incredibile di record, Achille Judica Cordiglia si trovò presto a costituire una delle voci più critiche e influenti nei confronti del programma spaziale dei russi.

I fratelli Judica Cordiglia, servendosi dei loro apparati radio, avrebbero registrato a più riprese le voci dei cosmonauti morenti, captate dall’orbita durante presunte missioni mai confermate dai sovietici, e la stampa dell’epoca diede ampio risalto alla notizia.

I lettori di Query forse ricorderanno la mia posizione fortemente critica nei confronti della teoria dei cosmonauti perduti e delle notizie diffuse dai fratelli Judica Cordiglia, sfociata in un paio di articoli sull’argomento. La ragione si può riassumere in breve: dopo la caduta dell’Unione Sovietica, molti archivi sono stati aperti agli storici e delle missioni finite male non c’è alcuna traccia.
Inoltre le registrazioni degli Judica Cordiglia sono alquanto dubbie, in molti casi sono probabilmente intercettazioni fortuite di radioamatori russi e comunque non contengono alcuna prova schiacciante a sostegno della tesi. Al contrario, parecchie sono in palese contrasto con le informazioni oggi note sul programma spaziale sovietico e pertanto si possono identificare come bufale.

Su tutta la faccenda ho scritto un libro che analizza in dettaglio ogni fatto, pertanto non reputo questo il luogo adatto per ribadire le conclusioni. Nel ricordare un personaggio che ha comunque segnato un’epoca e che, con la sua attività, ha fortemente influenzato la percezione della corsa allo spazio presso il grande pubblico, mi piacerebbe presentare invece un punto di vista che tenta di inquadrare l’opera dei fratelli Judica Cordiglia in un contesto più ampio.

Alcuni ritengono i due radioamatori torinesi dei pionieri e degli eroi degli anni ’60; da altre persone – soprattutto dopo aver letto il mio libro o ascoltato una mia conferenza – ho sentito invece insulti e con epiteti tutt’altro che lusinghieri.
Io penso che questi due ragazzi fossero semplicemente la logica conseguenza del clima dell’epoca.

Non va dimenticato che la corsa allo spazio era la notizia da prima pagina di quegli anni e che i sovietici stavano stupendo il mondo quasi ogni mese con imprese ai limiti della fantascienza. Eppure il loro programma spaziale era coperto da segreto militare, in quanto derivazione diretta del programma di lanciatori balistici intercontinentali sviluppati nel corso della guerra fredda.
La macchina della propaganda sovietica, inoltre, applicava una rigorosissima censura su tutte le notizie rilasciate, e spesso si concedeva piccole o grandi bugie per sottacere particolari imbarazzanti o esaltare le imprese in maniera ancor più vivida.
Alcune di queste bugie erano state scoperte, e non avevano certo giovato al prestigio del programma spaziale, anzi su quasi ogni dettaglio aleggiava il sospetto che potesse essere in qualche modo falso o distorto. Un pesante contrappasso pagato dal controllo maniacale operato dalla censura sovietica!

Ora, possiamo solo provare a immaginare la frustrazione dei giornalisti occidentali a ogni nuova missione spaziale dei russi: era la notizia del giorno, quella con la quale riempire quasi un intero giornale, ma la TASS rilasciava solo degli scarni comunicati di poche righe, spesso edulcorati di qualsiasi dettaglio di un qualche interesse.

I fratelli Judica Cordiglia, con le loro presunte capacità di intercettare notizie non ufficiali, costituivano una ghiotta occasione, ed è evidente che i giornalisti li avessero ben presto resi una fonte primaria. Tenuto poi in conto che, secondo  la prassi consolidata della stampa sovietica, le notizie occidentali non venivano né confermate né smentite, all’epoca non c’era modo di capire quanto i fratelli torinesi rappresentassero una fonte affidabile.

Proviamo ora, invece, a metterci per un momento nei panni dei fratelli Judica Cordiglia: due ragazzini poco più che maggiorenni presso la cui abitazione, con cadenza quasi settimanale, si presentavano schiere i giornalisti e operatori televisivi da tutto il mondo, pendendo dalle loro labbra e mettendoli sotto pressione perché producessero nuove sconvolgenti rivelazioni.
In una situazione del genere non credo sia facile mantenere il sangue freddo e valutare con opportuno scetticismo e distacco delle scarne e confuse frasi captate casualmente alla radio.
Aggiungiamoci pure che talvolta i giornalisti sono più alla ricerca della notizia sensazionale che dei fatti accertati al di fuori da ogni dubbio, e la bufala è servita…

Inoltre, all’epoca non era noto quanto subdolo possa essere il fenomeno della pareidolia uditiva. Le registrazioni dei fratelli Judica Cordiglia contengono frasi fortemente rumorose, confuse e distorte, nelle quali persino un madrelingua russo difficilmente riesce a riconoscere più di qualche parola avulsa dal contesto. E infatti, alcuni russi che vivevano a Torino avevano confermato di non sentirci quasi nulla di significativo. Ma qui intervenne un’insegnante di russo, che si prestò a fornire trascrizioni e traduzioni molto precise e perfettamente sensate.
Il fatto è che, nel momento in cui sei convinto di ascoltare una comunicazione radio tra cosmonauti, la pareidolia ti fa riconoscere, al posto di suoni incomprensibili, proprio le parole che sono adeguate a quel contesto.
Ed ecco che, magicamente, dei rumori si trasformano in frasi tra cosmonauti perfettamente logiche e contestualizzate.

Per noi scettici è solo l’ennesima dimostrazione che, in presenza di prove dubbie, si debbano sempre approntare dei protocolli in cieco.

Con cinquant’anni di studi psicologici sugli inganni della nostra mente e con gli archivi del programma spaziale sovietico per gran parte accessibili anche agli occidentali, forse oggi è troppo facile parlare e giudicare.
Probabilmente, se non ci fossero stati Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia, qualcun altro avrebbe retto il testimone di una teoria che il contesto storico incoraggiava a sorgere.
L’importante è vedere la loro vicenda la nella giusta prospettiva, come una bufala a cui in tanti hanno creduto, per un certo periodo forse anche per un ragionevole dubbio, ma che oggi va ricordata solo come una pagina della nostra storia superata da nuove evidenze.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una