La dieta vegana crudista per sconfiggere il diabete: mito o realtà?

Simply Raw

Convivere con il diabete mantenendo una buona qualità di vita è certamente possibile, come dimostra l’esperienza quotidiana di tanti diabetici. Allo stesso modo è chiaro che nella gestione di questa malattia l’alimentazione ha un ruolo di primo piano: si tratta di un principio che nessun endocrinologo si sognerebbe di contestare. L’iniezione di insulina – l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue – rimane, però, necessaria per mantenere la glicemia nei giusti limiti nei pazienti affetti da diabete di tipo 1 e, in alcuni casi, nei malati di diabete di tipo 2. In effetti, sotto la generica etichetta di “diabete mellito”, vengono ricondotte due malattie completamente diverse, accomunate semplicemente dal sintomo dell’aumento del tasso ematico di glucosio. Il diabete mellito di tipo 1 ha un’origine autoimmune ed è causato da un attacco del sistema immunitario alle cellule β del pancreas (che fanno parte delle “isole di Langerhans”), deputate alla produzione dell’insulina. La progressiva distruzione delle cellule β impedisce la produzione dell’insulina e ciò comporta la necessità di introdurla dall’esterno. Il diabete mellito di tipo 2 non ha, invece, origine autoimmune. Si tratta di una patologia multifattoriale, nella quale gioca un certo ruolo la genetica, ma anche lo stile di vita e fattori predisponenti come l’obesità. Il diabete di tipo 2 non richiede sempre la somministrazione di insulina: spesso si riesce a tenere la malattia sotto controllo correggendo l’alimentazione e aumentando l’esercizio fisico.

Ma da qualche anno attraverso vari canali mediatici si va diffondendo l’idea che il diabete, anche quello di tipo 1, possa essere sconfitto con una dieta vegana crudista, che consentirebbe letteralmente di guarire dalla malattia, lasciandosi alle spalle in via definitiva la schiavitù dell’insulina. Il processo di “inversione del diabete” sarebbe sorprendentemente rapido (basterebbero 30 giorni) e, se si seguono le istruzioni del piano dietetico, di sicuro successo. Per rendersene conto è sufficiente guardare un film dal titolo estremamente convincente: Crudo e semplice: invertire il diabete in 30 giorni (Macro Edizioni), che vede come protagoniste sei persone che si fermano per un mese presso un’associazione in Arizona dal suggestivo nome di “Centro per il ringiovanimento Albero della Vita” per guarire (sic!) dal diabete. Alla realizzazione e alla promozione della pellicola ha partecipato anche Morgan Spurlock, documentarista reso popolare da Supersize me, film che attaccava i menù “supersize” del McDonald’s, nel quale erano presenti alcune affermazioni scientificamente poco accurate. Un’analisi scrupolosa e condivisibile del documentario è stata condotta da David Gorski, medico, per il sito Science Based Medicine.

Il messaggio di Crudo e semplice è chiaro e perentorio: la dieta vegana crudista è l’unica davvero salubre, perché cuocere i cibi significa “ucciderli”, privarli della carica vitale che trasmettono all’uomo attraverso l’alimentazione. L’idea non è nuova: il primo acceso sponsor della dieta vegana crudista è stato Max Gerson, medico tedesco famoso per aver proposto un regime alimentare di tal genere come cura alternativa per il cancro. All’origine della salubrità del cibo crudo vi sarebbe la maggiore quantità di composti chimici (enzimi, antiossidanti etc.) che vanno persi nel corso della cottura. Crudo e semplice non si ferma, però, a una generica esaltazione del crudiveganismo: questo viene, infatti, presentato come una vera e propria cura per il diabete mellito, non solo per quello di tipo 2, ma anche per quello di tipo 1.

Ma c’è qualcosa di vero? Ben poco, purtroppo. È, infatti, noto alla scienza, così come si è già detto, che un’alimentazione a basso indice glicemico e povera di calorie, accompagnata dalla perdita di peso e dall’esercizio fisico può essere un valido aiuto nel controllo del diabete di tipo 2, che talvolta non necessita di terapia insulinica. Anche per il paziente con il diabete di tipo 1 un’alimentazione controllata, soprattutto nell’apporto dei carboidrati, e la costante attività fisica sono importanti per ridurre il fabbisogno di insulina da iniettare e rendere più facile il controllo glicemico. Le raccomandazioni alimentari stilate dall’Associazione Medici Diabetologi sulla base delle evidenze scientifiche lo spiegano con chiarezza. Ma c’è una bella differenza tra il parlare di alimentazione controllata e il proporre la dieta vegana crudista, un regime che esclude molti alimenti e va pianificato con estrema attenzione da parte di professionisti per non esporre chi lo pratica al rischio di severi squilibri nutrizionali. In pratica, il diabetico si potrà maggiormente giovare di un’alimentazione equilibrata, povera di calorie, di zuccheri e di grassi, senza giungere al crudiveganismo.

L’affermazione più pericolosa del documentario è quella che riguarda il diabete di tipo 1, quello di origine autoimmune, che non può essere tenuto sotto controllo con la sola alimentazione e necessita del supporto dell’insulina. Indurre con argomentazioni pseudoscientifiche un malato di diabete di tipo 1 a lasciar perdere la terapia insulinica per “curarsi” con la dieta crudivegana lo espone a terribili rischi per la salute.

Ma si tratta di una pericolosa moda confinata negli States? Per nulla, e l’Italia non è rimasta indenne. Esiste, infatti, l’associazione “Oltre il diabete”, che riunisce persone che affermano di essere guarite dal diabete – di tipo 1 e di tipo 2 – con la sola alimentazione. L’associazione fa sentire la propria voce sia attraverso il sito internet e la pagina Facebook, sia mediante l’organizzazione di eventi live, come il congresso internazionale tenutosi ad Abano Terme il 29 settembre 2013 dall’eloquente titolo “Come siamo guariti dal diabete”. Il resoconto del convegno, che si può leggere nel sito dell’associazione, lascia davvero sconcertati per l’abnorme quantità di pseudoscienza stipata insieme in un singolo evento. Particolare non trascurabile, tra i medici intervenuti come relatori curiosamente non figurava nessun endocrinologo o diabetologo. Ci chiediamo quali siano le ragioni di questa scelta, che appare certamente discutibile. Tra gli intervenuti è presente anche una figura ben nota a chi si occupa di lotta alla disinformazione in campo medico: si tratta del dottor Roberto Gava, guru del movimento antivaccinista e sostenitore della teoria (ampiamente smentita dalla scienza) che collega i vaccini con l’autismo. A quanto pare nel corso del convegno si è occupato di spiegare come «numerose evidenze scientifiche» (chissà come mai non note agli scienziati di tutto il mondo) dimostrino anche la correlazione tra vaccini e diabete di tipo 1. Interessante anche quanto detto riguardo all’intervento del dottor Francesco Oliviero che «partendo dai concetti base della fisica quantistica e passando per la Nuova Medicina Germanica, ha spiegato come il mondo emozionale influisce, nel bene e nel male, non solo nel diabete ma in ogni malattia dell’essere umano». Difficile capire come si colleghi la fisica quantistica, la cui estemporanea menzione è molto cara agli pseudoscienziati, con le affermazioni infondate di matrice hameriana (la Nuova Medicina Germanica, una pseudomedicina) e come tutto questo possa ricollegarsi al diabete. Guardando il sito internet di Francesco Oliviero scopriamo che il dottore è un cultore delle terapie alternative: omeopatia, fitoterapia di Bach, bioelettronica, omeopatia di risonanza, omeosinergia, omotossicologia, kinesiologia, e ideatore di quella che ha chiamato EPI medicina, basata su una curiosa interpretazione della teoria dell’evoluzione. Anche in questo caso ci troviamo, quindi, di fronte a un medico che ha dimostrato di non avere particolarmente a cuore la medicina basata su prove di efficacia. Momento clou del congresso è stata la testimonianza del dottor Kirt Tyson, che ha partecipato al documentario Crudo e semplice, giunto da Baltimora per dare la propria testimonianza di sedicente guarito dal diabete di tipo 1. A seguire gli interventi di altri presunti guariti dal diabete. Al congresso internazionale hanno fatto seguito altri incontri in varie zone d’Italia (per esempio il convegno a Brescia dell’aprile 2014, tenutosi, paradossalmente, presso l’auditorium di un liceo).

L’associazione Diabete Italia, che riunisce le associazioni scientifiche degli specialisti e quelle dei pazienti, presente al congresso di Abano tramite la propria rappresentante Valentina Visconti, ha preso una decisa posizione contro le affermazioni totalmente infondate fatte dai relatori, sottolineando, in particolare, la pericolosa sovrapposizione di due concetti diversi: quello di remissione e quello di guarigione. Se, infatti, la remissione dei sintomi come conseguenza di una dieta corretta è certamente possibile nel diabete di tipo 2 e entro certi limiti (drastica riduzione delle dosi necessarie di insulina) anche nel diabete di tipo 1, indurre i malati a ritenersi “guariti” e, di conseguenza, tacitamente incoraggiarli ad abbassare la guardia, può avere conseguenze tragiche. Allo stesso modo è importante che il malato di diabete di tipo 1 non si lasci ingannare dalla fase di parziale remissione, detta “luna di miele”, che a volte si verifica dopo l’inizio della terapia insulinica, destinata a finire dopo un certo lasso di tempo. Diabete Italia sottolinea il rischio che il diabete di tipo 1 non curato sfoci nella chetoacidosi diabetica, che può avere esito fatale. L’associazione rileva anche i pericoli dell’atteggiamento complottista fomentato dai sostenitori delle presunte “cure alternative”: endocrinologi e diabetologi vengono accusati di dare false informazioni perché collusi con l’industria farmaceutica, e questo getta discredito sui professionisti della sanità e sulle terapie basate sull’evidenza. La fiducia nel proprio medico, nel momento in cui questi applica con rigore i protocolli di cura elaborati dalla science-based medicine, è, invece, la più importante guida verso un corretto approccio terapeutico. In ultima analisi, mangiare correttamente – senza limitarsi ad alimenti vegetali crudi – aiuta senza dubbio a tenere sotto controllo il diabete, ma pensare che questo possa sostituire il fondamentale supporto del medico è una pericolosa illusione.

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