L’Unesco alla ricerca della Santa Maria

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Vi ricordate del relitto della Santa Maria, la nave che accompagnò Cristoforo Colombo nel suo primo viaggio verso le Americhe? La notizia era stata data in pompa magna nel maggio di quest’anno: l’esploratore statunitense Barry Clifford, dopo una spedizione finanziata dal canale History Channel, aveva annunciato di essere riuscito finalmente a localizzare il relitto dell’ammiraglia di Colombo.

Stando ai diari dell’esploratore la Santa Maria affondò tra il 24 e il 25 dicembre 1492, scaraventata contro gli scogli di Cap-Haïtien  dalla furia di una tempesta .

Cinque mesi fa Clifford affermò di averne ritrovati i resti nella vicina Coque Vieille Reef.

Un annuncio così sensazionale da mettere in subbuglio prima il Ministero della Cultura haitiano, e poi l’Unesco. Il mese scorso, dodici esperti della commissione per la Protezione del Patrimonio Culturale Sottomarino si sono recati sul posto per verificare la scoperta di Clifford, capitanati dall’archeologo Xavier Nieto Prieto. Il team ha eseguito rilevamenti e raccolto campioni utili alla datazione.

La scorsa settimana, il verdetto: quella nave non è la Santa Maria. A tradirne le origini sono stati i reperti raccolti, viti in bronzo e un rivestimento di rame: prove di una tecnica costruttiva utilizzata solo in epoche successive, tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo.

Il report completo della spedizione è disponibile sul sito dell’Unesco.

La presenza di un altro relitto in zona non deve stupire: durante la colonizzazione spagnola e francese Cap-Haïtien era uno dei maggiori porti delle Americhe, e il traffico marittimo intorno all’isola era fiorente. Secondo i dati del Ministero della Cultura haitiano, nell’area si troverebbero almeno sette navi affondate; ma la Santa Maria, a quanto pare, non è fra queste.

Un’ottima notizia per gli aspiranti scopritori, una pessima notizia per chi stava già pensando come sfruttare turisticamente il ritrovamento.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una