Addio, Lucius Shepard

Lucius Shepard

La fantascienza perde un altro grande, e ancora una volta precocemente. Mentre ancora si stava faticosamente riprendendo da malanni che lo avevano provato lo scorso anno, Lucius Shepard è stato stroncato da un infarto il 20 marzo. Aveva solo settant’anni, essendo nato a Lynchburg, Virginia il 21 agosto del 1943 (e non 1947 come riportato da varie fonti).

I suoi esordi risalirebbero — ma la cosa non è del tutto certa — addirittura al 1953, quando pubblica a soli nove anni alcuni racconti sulla Collins Magazine. La prima opera pubblicata da adulto è un lungo poema, Cantata of Death, Weakmind & Generation, nel 1967; alla fantascienza arriva solo nel 1983, quando comincia a pubblicare racconti.

Shepard comincia a farsi notare negli anni dell’esplosione del cyberpunk, e all’inizio viene considerato parte di questo movimento, dal quale si distingue ben presto con stile e tematiche del tutto originali. Gira il mondo, vive in America Centrale e questa esperienza appare in alcune delle sue opere come Piste di guerra (R&R, 1986, Delos Books) con cui vince il Premio Nebula, o Salvador (1984, Mondadori).

Nel 1984 scrive una delle sue opere più famose, Occhi verdi (Green Eyes, Mondadori), uno dei suoi pochi romanzi: preferirà in genere la lunghezza del romanzo breve: proprio un romanzo breve, Solitaire Station (Barnacle Bill The Spacer, 1992, Delos Books) gli vale il premio Hugo.

Negli ultimi anni ha scritto saggi sui treni, ha tenuto una rubrica di recensioni cinemagrafiche su Fantasy & Science Fiction, e ha scritto sceneggiature. Era un buon amico di Delos Books, alla quale aveva concesso di tradurre vari suoi libri e racconti, e uno degli autori che più abbiamo apprezzato. Ed era una persona squisita, disponibile, e gentile. Lascia un grande vuoto nella fantascienza; restano i suoi straordinari libri.

Silvio Sosio

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