L’interesse dell’umanità per le cosiddette pseudoscienze: un commento

Zodiaco di Beth Alpha, Jezreel Valley

Il dibattito sulla natura e sul ruolo delle pseudoscienze è più vivo che mai. Qualche mese fa Rebekah Higgitt ha scritto un pezzo, pubblicato anche su Query Online, dal titolo C’è davvero un’ondata di irrazionalità?, la cui tesi di fondo è: “Nonostante le affermazioni che le opinioni pseudoscientifiche siano in aumento, la storia dimostra che la credenza in cose come l’astrologia o il paranormale è sempre stata con noi ed è probabile che vi rimarrà”.

L’articolo della Higgitt ha dato lo spunto a Thony Christie per scrivere un altro pezzo che sviluppasse il tema: L’interesse dell’umanità per le cosiddette pseudoscienze non è sempre stato un male per la scienza. Entrambi gli articoli contengono riflessioni molto interessanti e certamente condivisibili, seppur basate su elementi ampiamente noti agli storici della scienza. Tuttavia (sicuramente per mancanza di spazio e impossibilità di argomentare in maniera elaborata) i due autori non centrano pienamente la questione del rapporto scienza moderna-pseudoscienza. Proviamo a vedere perché.

Higgitt e Christie sottolineano giustamente le complesse radici storiche della scienza moderna, affermando come l’astrologia fosse intimamente connessa all’astronomia, o come la chimica debba molto del suo sapere all’alchimia (per correttezza, però, bisogna ricordare che astronomia e chimica si costruirono storicamente facendo riferimento anche a molte altre tradizioni di ricerca ben diverse dall’astrologia e dall’alchimia). Su questo siamo tutti d’accordo.

Da molto tempo gli storici della scienza cercano di spiegare come l’evoluzione del pensiero scientifico non possa essere presentata come una trionfale rassegna di verità che si sono succedute logicamente nel tempo. Infatti, ciò che per noi appare come ovvio e naturale è invece il risultato di processi complicati, di decisioni difficili, di scelte operate in situazioni diverse da quelle attuali. Alle spalle di un qualsiasi successo scientifico esiste un universo fatto di lotte, contrasti, dibattiti, immagini del mondo in competizione fra loro, idee vincenti ed errori; errori che spesso caratterizzano non solo le teorie sbagliate, ma anche quelle che si affermano, perché vere. Dunque, sotto questo profilo, non c’è niente di strano nel fatto che Copernico abbia creduto nell’esistenza delle stelle fisse o che Newton abbia studiato a fondo l’alchimia, e che queste credenze sia state ‘utili’ per lo sviluppo delle loro ricerche.

Il punto è però che, in specifici momenti della storia della scienza, certe teorie si sono affermate come vere, mentre altre sono rimaste false. Noi possiamo trattare con tutto il rispetto storico (e umano) discipline come l’astrologia e l’alchimia (e possiamo andare a vedere tranquillamente al cinema, magari appassionandoci, Harry Potter), ma bisogna che i cultori di queste discipline se ne facciano una ragione: astrologia e alchimia oggi non sono discipline scientifiche.

Higgitt e Christie insistono troppo, a mio avviso, sugli ‘oggetti’ comuni studiati da un astrologo e un astronomo, o da un chimico e un alchimista, e non toccano in alcun modo quello che è il tema fondamentale della distinzione fra scienza e pseudoscienza (e che ha caratterizzato la nascita della scienza moderna), cioè il tema dei valori e delle regole del gioco alla base del sapere scientifico (tema che andrebbe trattato molto di più anche nelle scuole).

Galileo, Cartesio, Bacone, e molti altri insieme a loro, non evitarono di confrontarsi con gli elementi tipici della cultura rinascimentale, come la magia, l’astrologia o le pratiche alchimistiche (tutte tematiche variamente confluite nelle loro teorie e nelle loro opere), ma si trovarono pressoché concordi nel denunciare i rischi presenti nella valorizzazione dell’immagine di un sapere segreto, intuitivo, occulto, profetico, riservato soltanto ad eletti e iniziati, ed i pericoli insiti nell’utilizzazione di linguaggi ambigui ed oscuri, costruiti talvolta intenzionalmente per ostacolare la comprensione e proteggere l’accesso alla conoscenza.

Non era l’idea dell’intervento sulla natura, delle operazioni in laboratorio, della manipolazione delle sostanze a fare la differenza, ad esempio, fra i sostenitori della scienza moderna e gli alchimisti. La diversità stava nel diverso modo di concepire la conoscenza, riservata soltanto agli eletti e agli iniziati per gli alchimisti, accessibile a tutti per gli scienziati, perché universale e fondata sul principio dell’uguaglianza delle intelligenze. Questi furono i valori che contraddistinsero l’avvento della scienza moderna. Valori che sono il frutto di una conquista, di battaglie che hanno visto combattere sullo stesso fronte i protagonisti della nascita della scienza (e della filosofia) moderna: il rifiuto del principio di autorità, la diffusione di un sapere pubblico, controllabile e verificabile da tutti, il ruolo della comunità scientifica, la separazione degli ambiti di competenze fra i vari tipi di sapere (scienza, religione, letteratura, ecc.).

Per questo tutti coloro che sostengono una  teoria (nuova o vecchia che sia, come nel caso dell’astrologia e dell’alchimia), o affermano di aver fatto nuove sensazionali scoperte devono accettare il confronto e le ‘regole del gioco’, consentendo agli scienziati nei laboratori di tutto il mondo di poter sottoporre a verifica le affermazioni fatte o le prove addotte. Questo perché la scienza, in opposizione alla magia, nasce come sapere pubblico, controllabile e verificabile da tutti.

Certo, la scienza non è perfetta, ma è il miglior modo di controllo democratico di cui oggi disponiamo.

Ecco dunque come sia necessario mantenere il giusto equilibrio quando parliamo del rapporto fra scienza e pseudoscienza. Se è certamente vero che “la cosiddetta comunità scettica” può avere a volte un atteggiamento “quasi isterico verso ciò che vedono come le forze demoniache dell’irrazionalità”, bisogna stare anche attenti a non generare l’impressione opposta (come rischiano di fare Higgitt e Christie), cioè che le pseudoscienze debbano essere una parte integrante e inevitabile del pensiero scientifico, e sulla cui esistenza, in fondo, non vale la pena di arrabbiarsi più di tanto.

Dire che “la credenza in cose quali l’astrologia e il paranormale è sempre stata con noi e, probabilmente, sempre lo sarà” può far sorgere la tentazione di dire: ok, allora perché ci devo perdere tanto tempo? La risposta, per fortuna, ce la fornisce uno dei più grandi studiosi del Novecento, Ernesto De Martino. Proprio perché (come hanno creduto molti positivisti e credono ancora oggi molti scienziati), la magia, l’occultismo e la credenza in stravaganti teorie in nome della scienza non sono elementi che sono stati cancellati definitivamente dalla storia ad opera della rivoluzione scientifica, quella grande scelta di valori che fu compiuta agli inizi dell’età moderna è una scelta che non è mai conclusa, ma che va sempre ribadita e fatta ad ogni generazione.

Per questo, anche se probabilmente Rebekah Higgitt ha ragione nel sostenere che non c’è “un’ondata di irrazionalità” rispetto al passato, è giusto ribadire che quella scelta va e deve essere sempre fatta, perché magia e pseudoscienza non possono essere messe sullo stesso piano della scienza e della democrazia.

“Senza un impegno per il senso della nostra storia”, scriveva De Martino, “è vano tentare di comprendere il senso della storia degli altri, né mai potrà accadere che intenderemo meglio chi siamo ponendoci ad apolidi di fronte ad altre civiltà, indefinitamente disponibili per qualsiasi patria che ci possa sedurre” (Il mondo magico, Boringhieri, Torino 1973, p. 86).

Nonostante si sia cimentato con degli oroscopi, Galileo sapeva perfettamente da quale parte stare. Temo che su questo Christie sarà costretto a pulirsi la bicicletta da solo.

Marco Ciardi è professore di storia della scienza all’università di Bologna. Allievo di Paolo Rossi, è uno dei maggiori studiosi dell’opera di Amedeo Avogadro, della scienza italiana nell’età del Risorgimento, e della storia del mito di Atlantide. Si interessa anche allo studio dei rapporti tra scienza, filosofia e letteratura, tra scienza, pseudoscienza e magia, e all’analisi delle relazioni tra cultura scientifica, educazione e democrazia. E’ segretario della Società Italiana di Storia della Scienza e consulente scientifico del CICAP.

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