Storia millenaria di un cane coraggioso

Gelert

A chi frequenta i social network potrebbe capitare, in questi giorni, di incappare in questa storia:

Una coppia lascia bimbo di 5 anni a casa. Al rientro trovano il cane coperto di sangue e non vedono il bambino. Pensano quindi che il cane lo abbia sbranato… Così il padre uccide il cane!!!! Poco dopo ritrovano il bambino nella sua stanza… Guardandosi attorno si rendono conto che un ladro armato di coltello era entrato in casa, e che il cane aveva difeso il bambino e la stessa casa, seppure ferito da coltellate… Prince, questo il nome del cane, era riuscito a scacciare il ladro e difendere il bambino e grazie alla stupidità umana è stato ucciso selvaggiamente da chi avrebbe invece dovuto ringraziarlo… Nessuno mai dimenticherà il gesto eroico di Prince e nemmeno il gesto violento del suo padrone.

La foto a corredo dell’articolo (visibile, ad esempio, in questa pagina Facebook) è piuttosto cruda: raffigura infatti un rottweiler, presumibilmente morto e coperto di sangue. La triste storia si è diffusa in gruppi e siti dedicati alla protezione degli animali e, come spesso accade nel mondo dei social network, si ripresenta ciclicamente sulle bacheche degli utenti ormai da diversi anni. Episodio realmente accaduto o bufala?

Una prima indagine può essere letta su Protezione Account, sito dedicato al mondo di internet e dei social network: la storia non compare in nessun quotidiano principale (fatta eccezione per Repubblica Scuola, ma in questo caso si tratta di un post inserito da un utente). La fotografia, caricata su Flickr nel 2007, sembra riferirsi a un episodio completamente diverso (stando alla didascalia: “cane rottweiller attacca poliziotto e viene ucciso, nella foto, il luogo dove il cane è stato abbandonato”).

Ulteriore indizio di bufalinità, la storia (che in italiano non presenta particolari utili all’identificazione dei protagonisti, se non il nome del cane) è diffusa in diverse lingue, con alcune piccole differenze. Nella versione portoghese, ad esempio, il bambino ha sei mesi e la vicenda è ambientata a Bahia. In quella tedesca la famiglia si chiama Watson, e la bimba in pericolo è Amanda, di 5 anni. Per questi motivi Protezione Account cataloga questa storia come bufala.

Più che di bufala, però, forse si dovrebbe parlare di una vera e propria leggenda metropolitana, e per giunta antichissima. Se le versioni più recenti circolano grazie ai bit e alle condivisioni sui social network, in principio era il semplice passaparola.

Negli Stati Uniti, racconta Snopes, la leggenda ha per protagonista il “trapper” Peter Dobley e il suo cane, che difende il figlio del cacciatore da un feroce lupo. In un’altra versione si tratta di un contadino, nella cui casa è entrato un enorme serpente.

Ma le origini della storia sono ancora più lontane, sia nel tempo che nello spazio. In Galles, ad esempio, si trova un paesino chiamato Beddgelert, cioè “tomba di Gelert”. Il nome si riferisce a una leggenda locale, riportata su una lapide posta sotto a un grosso masso:

Nel tredicesimo secolo, Llywelyn, principe del Galles settentrionale, aveva un palazzo a Beddgelert. Un giorno andò a cacciare senza Gelert “il fidato segugio” che era inspiegabilmente assente. Al ritorno di Llywelyn l’assente, macchiato e cosparso di sangue, saltellò gioiosamente per accogliere il suo padrone. Il principe allarmato si affrettò a cercare suo figlio, e vide il lettino del bambino vuoto, le coperte e il pavimento coperti di sangue. Il padre affranto piantò la spada nel fianco del segugio pensando che avesse ucciso il suo erede. All’urlo del cane morente seguì il pianto del bambino. Llywelyn cercò, e scoprì il bambino illeso vicino al corpo  di un gigantesco lupo che Gelert aveva ucciso. Si dice che il principe, preso dal rimorso, non tornò mai più a sorridere. Seppellì Gelert qui. Il luogo è chiamato Beddgelert.

Ma le storie simili abbondano. Verso il tredicesimo secolo in Francia, vicino a Lione, sorse un sacrario dedicato al cane coraggioso (che in questa versione si chiamava Guinefort e proteggeva il figlio del suo padrone da un gigantesco serpente), oggetto di venerazione popolare spontanea. L’inquisitore domenicano Stefano di Borbone cercò di stroncare il culto di San Guinefort aprendo la tomba del “santo segugio” e bruciandone i resti al suo interno. Ma nonostante l’opposizione della Chiesa i pellegrinaggi al santuario non si fermarono, così come gli ex-voto portati da coloro che considevano il martire canino autore di miracoli e grazie, specie in favore dei bambini. Così commenta Stefano di Borbone in uno scritto intitolato De Supersticione (il testo completo può essere letto sul sito della Fordham University):

I contadini del luogo avendo udito delle nobili gesta e della morte innocente del cane, hanno cominciato a visitare il posto e a onorare il cane come martire onde ottenere aiuto per le loro malattie e le altre necessità. Essi sono stati sedotti e spesso tentati dal Demonio, cosicché egli potesse in questo modo trascinare gli uomini nell’errore.

Non potendo contrastare il sentimento di devozione popolare, la Chiesa cercò di normalizzarne il culto, raffigurando il “cane santo” con sembianze umane, finché i pellegrinaggi non si arrestarono spontaneamente; verso gli anni ’30 la venerazione di san Guinefort fu considerata definitivamente eradicata.

I folkloristi che hanno studiato la storia del “cane coraggioso”, però, non pensano che sia questa l’origine della leggenda: le sue radici affondano in un passato ancora più lontano. La versione più antica si ritrova infatti nel Panchatantra, una raccolta di favole in sanscrito scritta intorno al terzo secolo a.C. Stesso copione, ma protagonisti diversi: in questo caso una mangusta, un bramino, suo figlio e un pericoloso serpente nero.

Da qui sembra che la storia si sia diffusa in tutto l’oriente (dove il ruolo del protagonista viene affidato di volta in volta a un gatto, un leone, un orso, un furetto), fino ad arrivare in occidente grazie ai commerci con il mondo arabo.

Fa un certo effetto pensare che gli attuali utenti di Facebook che hanno diffuso la foto dell’eroico rottweiler Prince stiano dando seguito a una storia iniziata in India più o meno 2300 anni fa.

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