Iron Sky, i nazisti ci invadono dalla Luna

Iron Sky è un film ricco di trovate, fra il satirico e il trash, che racconta l’invasione dei nazisti dalla Luna. Budget relativamente risicato, regista giovane, citazioni e rimandi: ecco gli ingredienti di un piccolo caso mediatico.

Una navicella spaziale americana atterra sulla faccia nascosta della Luna. Inizia così Iron Sky, un film che racconta una storia particolare ed è in sé una storia particolare. Già all’atterraggio c’è qualcosa che stona con un normale film fantascientifico: proprio nel momento in cui toccano il suolo lunare, gli astronauti si preoccupano di far scendere ai lati della navicella dei poster con uno slogan ricalcato su quello che ha permesso di vincere le elezioni presidenziali americane a Obama. Però l’effigie del presidente che è lì rappresentata è di una sosia di Sarah Palin, la candidata ultraconservatrice che si presentò assieme a McCain proprio contro Obama. Inoltre uno degli astronauti viene ucciso da un soldato con una divisa vintage che ricorda quella dei nazisti nella Seconda Guerra Mondiale. E l’altro, Washington, il primo astronauta nero della storia, viene catturato.

I nazisti si sono stabiliti sulla faccia nascosta della Luna con la loro brava miniera di Elio 3 che è elemento cercato anche da quelli della Terra. Una comunità dell’orgoglio ariano, con un palazzo a forma di svastica e scuole che insegnano ai bambini che Charlie Chaplin un giorno girò un cortometraggio di dieci minuti intitolato Il grande dittatore per raccontare di come il mondo fosse al sicuro nelle mani capaci e affettuose del Fuhrer. Non siamo più al Terzo Reich, ma al Quarto. E, orrore degli orrori, l’astronauta catturato è nero, parla uno strano idioma da neri e quindi deve essere sottoposto d’urgenza al trattamento d’urto con “l’albinizzatore”, una sostanza chimica che crea i perfetti ariani.

Questo è solo l’inizio perché in poco più di 90 minuti ci sarà tempo per la lotta intestina al Quarto Reich tra il Fuhrer in carica e quello che vorrebbe prendere il suo posto, per conoscere uno scienziato simil Albert Einstein che capirà come con lo smartphone dell’astronauta finalmente riuscirà a far funzionare la Götterdämmerung, l’arma nazista definitiva, per fare una gita sulla Terra e stringere un’improbabile alleanza tra l’aspirante Fuhrer e il presidente americano (la simil Sarah Palin di cui sopra) alla ricerca di un’idea vincente per la sua campagna elettorale. Una guerra sarebbe un’ottimo veicolo promozionale, con un’invasione spaziale in piena regola che si scatena nei cieli di New York.

E ancora situazioni sopra le righe, sfottò a più non posso contro il nazismo ma anche notazioni aguzze sulla situazione politica attuale (tipo la ricerca ossessiva del politically correct non per reale convinzione ma solo come mezzo per procacciarsi voti in una politica tutta apparenza e niente sostanza). Iron Sky fila che è un piacere, è ricco di trovate buffe e spiritose e ha quell’aria da sberleffo nonsense che riporta a gloriose parodie del passato in un fitto gioco di citazioni.

Siamo dalle parti del trash intenzionale, tutto è studiato nei particolari e condotto con intelligenza. Dal punto di vista della confezione siamo a livelli più che buoni. Nonostante il budget piuttosto risicato (circa 7,5 milioni di euro) l’intelaiatura visiva è più che convincente e anche la battaglia che infuria nella seconda parte del film in cui astronavi simili a Zeppelin partoriscono navicelle più piccole che sembrano rubate ai film sci-fi anni ’50, è visivamente notevole grazie a un uso intelligente e non invasivo della computer grafica.

Iron Sky più che un film è un fenomeno mediatico peculiare: coproduzione tra Finlandia, Germania e Australia, diretto dal 32enne finlandese Timo Vuorensola (che è anche il vocalist di una band black metal), recitato in tedesco ed inglese, è un’opera che è stata finanziata per circa un milione di euro dai contributi dei fan che hanno anche aiutato nella scelta dei nomi dei personaggi e in quella del design delle astronavi.

Se l’idea dei nazisti sulla Luna è decisamente vintage, per il resto questo film è decisamente proiettato nel futuro. A partire dal marketing.

Emidio Tribolati

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