LHC: Large Horrible Catastrophe

Black Hole @ LHC

Hawaii, USA, 2008-2010
Lo statunitense Walter Wagner e lo spagnolo Luis Sancho si appellano ad una corte dello Stato delle Hawaii al fine di ottenere l’immediato arresto delle procedure di avvio di LHC, l’acceleratore protone-protone del CERN. Il timore è la distruzione del pianeta in seguito alla produzione di microscopici buchi neri, monopoli magnetici, e “strangelets” (ipotetiche particelle composte da un numero uguale di quark “up”, “down” e per l’appunto “strange”, da cui il nome): l’esistenza di tali oggetti è postulata in teorie fisiche decisamente speculative, ma ovviamente degne di considerazione. Wagner e Sancho sostengono che gli eventuali buchi neri, dopo essere stati prodotti nelle collisioni, si accrescerebbero indefinitamente facendo collassare e “inghiottendo” progressivamente tutta la materia circostante. Analogamente, secondo le teorie dei ricorrenti, un eventuale stato di “strangelet” prodotto sarebbe capace di interagire con la materia ordinaria e innescare una “reazione a catena” che produrrebbe altri “strangelets”. Infine l’ipotetica produzione di monopoli magnetici sarebbe, secondo alcune teorie, in grado di causare il decadimento del protone con le inevitabili catastrofiche conseguenze.

Il tribunale, per due volte, si pronuncia contro il ricorso non esprimendosi sulla sostanza dei fatti ma dichiarando di fatto la non competenza territoriale degli Stati Uniti.

Germania, 2008-2012
Incoraggiate, probabilmente, dal fatto che il tribunale hawaiiano non si esprime nel merito ma solleva “semplicemente” un problema di competenza giuridica, diverse iniziative vengono intraprese in Europa: il denominatore comune è sempre il timore di una catastrofe planetaria generata dalle collisioni di LHC.
Nel 2008, un gruppo di cittadini europei capeggiato dal chimico tedesco Otto Roessler, presenta un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo: il ricorso viene respinto il giorno stesso.
Nell’ottobre del 2012 il tribunale amministrativo di Muenster rigetta il ricorso che una donna tedesca aveva presentato per interrompere le attività di LHC (qui il comunicato stampa del tribunale, in tedesco).
Precedentemente la stessa donna aveva presentato nel 2010 un analogo ricorso presso la Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe, ricevendo anche in quel caso risposta negativa (qui il testo della sentenza, in tedesco).
I tribunali tedeschi tuttavia, a differenza del caso statunitense, entrano nel merito della questione e contestano alla ricorrente il fatto di non riuscire a dimostrare la fondatezza delle proprie affermazioni e dunque ribaltare le conclusioni a cui sono giunti invece gli scienziati del LSAG (LHC Safety Assessment Group), il gruppo incaricato di studiare a fondo le possibili implicazioni negative degli esperimenti condotti a LHC in materia di ambiente e sicurezza.

Pennsylvania, USA, 2012
Steve Alten, scrittore americano di libri di fantascienza, trova un modo assai efficace per vendere qualche copia in più della sua ultima fatica: “Phobos: Mayan Fear”. Nel romanzo, infatti, l’autore mescola e sembra collegare causalmente LHC, i terremoti e l’apocalisse Maya. Denotando molta fantasia e citando collaborazioni con non meglio specificati “scienziati che condividono le sue affermazioni”, Alten afferma che gli esperimenti condotti a LHC sarebbero all’origine dei fenomeni geologici devastanti che si registrano a livello planetario. L’ipotesi è che microscopici buchi neri prodotti nelle collisioni si accrescano passando attraverso le strutture di LHC e attraversino la Terra da parte a parte, causando terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche nei punti di impatto e di uscita (non si capisce perchè solo in questi due punti e non nel resto del percorso all’interno della crosta). L’umanità dunque è causa della sua stessa rovina, e in qualche modo “autoavvera” la profezia Maya, in preda ad un delirio di onnipotenza.

E si potrebbe andare avanti con molti altri esempi analoghi, anche andando indietro nel tempo: già l’acceleratore RHIC presso il Laboratorio Nazionale di Brookhaven negli Stati Uniti era stato messo sotto accusa per l’eventuale produzione di “strangelets”. Mentre il Tevatron, operante al Fermilab di Chicago, veniva ritenuto capace di generare addirittura una supernova!

Perché?
All’origine di questi episodi di fobia irrazionale nei confronti degli esperimenti di fisica delle alte energie c’è sicuramente una componente di protagonismo dei diretti interessati, al fine di promuovere un libro, ridestare artificiosamente una carriera scientifica da troppo tempo sonnecchiante, o semplicemente godere del proverbiale quarto d’ora di celebrità.

Messa da parte la malafede, un’altra ipotetica motivazione è il “complottismo”, ovvero la convinzione che gli scienziati siano perfettamente consci dei rischi cui vanno incontro e tuttavia stiano tramando qualcosa per impossessarsi di chissà quale segreto della natura a loro beneficio e a detrimento del resto dell’umanità. L’immediata obiezione che dovrebbe mettere a tacere ogni argomento di tale genere è: se davvero il prezzo da pagare fosse la distruzione dell’umanità e del pianeta, a chi dovrebbe giovare questo complotto?

L’ultima (e forse più genuina) motivazione potrebbe essere la convinzione che gli scienziati, nel continuo sforzo di estendere le frontiere della conoscenza, abbiano in qualche modo sottovalutato la pericolosità degli esperimenti e, trascurando qualche dettaglio nei loro calcoli, non si accorgano dell’apocalisse a cui ci stanno condannando. Naturalmente la scienza deve valutare attentamente ogni tipo di ricaduta dei suoi esperimenti in termini di sicurezza, ed è esattamente ciò che il CERN ha fatto attraverso le pubblicazioni del già citato LHC Safety Assessment Group (qui il riassunto delle conclusioni, in italiano). E non si tratta di report interni, ma di pubblicazioni scientifiche che hanno subito un processo di peer-review e sono state accettate da tutti i maggiori esperti mondiali nelle rispettive materie, dalle principali Società Nazionali di Fisica e dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica. Naturalmente i report sono anche costantemente aggiornati, per rispondere ad ulteriori obiezioni avanzate dopo la loro pubblicazione. Un resoconto in tal senso si può trovare alla pagina del CERN espressamente dedicata alla sicurezza.

Infine, un ultimo argomento che dovrebbe chiudere definitivamente la questione: l’energia raggiunta nelle collisioni protone-protone al CERN viene eguagliata e anche superata di molto, ad esempio, nelle interazioni tra i raggi cosmici e gli strati superiori dell’atmosfera terrestre. Per dirla con le parole del report del LSAG:

LHC è un esperimento che la Natura ha già effettuato milioni di volte sulla Terra e nel resto dell’Universo

Se tutto questo dovesse non bastare ad eliminare l’ansia, esiste comunque una pagina web che consente di monitorare in tempo reale (e con estrema accuratezza) la sicurezza delle collisioni a LHC: http://www.hasthelargehadroncolliderdestroyedtheworldyet.com/
(Il Large Hadron Collider ha già distrutto il mondo?)

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