Giuliano Preparata, le molte vite di un uomo singolare

Giuliano Preparata è ricordato soprattutto per la sua partecipazione a una tra le vicende più controverse del secolo passato, la fusione fredda, ma è stato in realtà un fisico dai molteplici interessi e dalla biografia complessa. A dieci anni dalla morte, avvenuta il 24 aprile del 2000 a Grottaferrata, si moltiplicano le iniziative che provano a tracciare un bilancio del suo lavoro. L’ultima è un lungo articolo, accompagnato da una serie di interviste ad alcuni suoi vecchi amici e collaboratori che è il cuore del terzo numero di Accastampato, edizione on-line di Accatagliato, l’associazione di volontariato fra studenti, dottorandi e ricercatori di Fisica delle Università di Roma “la Sapienza” e “Roma Tre”. L’articolo, di Indaco Biazzo e Roberto Garra, è “Dai quark ai cristalli, Quarant’anni di storia della fisica attraverso gli occhi di Giuliano Preparata”, un titolo che richiama quello dell’autobiografia scientifica dello stesso Preparata, libro uscito postumo nel 2002 ma pensato e scritto nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso, ovvero Dai Quark ai Cristalli, Breve storia di un viaggio attorno alla materia (Bollati Boringhieri editore, Torino, 2002). Chi vi scrive ricorda ancora la notte passata in albergo a correggerne le bozze, con l’emozione di chi poteva scoprire prima di altri le pieghe di una vita singolare.

Tutti gli scienziati importanti hanno avuto una vita singolare e Giuliano Preparata è stato importante di sicuro. Un predestinato, si potrebbe dire, uno che incrocia Nicola Cabibbo nei corridoi di casa sua, ne subisce l’influenza, si iscrive a Fisica e se ne dicono meraviglie. Un ragazzo che entra poi a far parte di una delle scuole più importanti della Fisica Teorica del dopoguerra, quello che verrà ricordato come il gruppo dei “gattini” in omaggio al suo leader, Raoul Gatto. Gli anni Sessanta sono stati anni d’oro per la fisica teorica, anni in cui i “cacciatori di particelle” cominciavano a popolare lo zoo più strano ed enigmatico che si possa immaginare, quando gli acceleratori sputavano i primi dati che cominciavano a mostrare la natura composta di molte particelle considerate fino ad allora elementari. All’epoca e come sempre i teorici erano divisi in due fazioni e Preparata sedeva dalla parte giusta e vincente, quella di Murray Gell-Mann e del modello a quark, quella che lo avrebbe portato a diventare uno dei più appassionati sostenitori della moderna Teoria Quantistica dei Campi. Le attuali polemiche tra fisici teorici sono nulla a confronto di quelle di allora. Pensate a Geoffrey Chew, sostenitore della “democrazia nucleare”, anima della scuola della West Coast, quella che dimorava a Berkeley, il quale sosteneva che la Teoria Quantistica dei Campi fosse “sterile come un vecchio soldato” e che bisognasse erigere un nuovo programma di ricerca dove le particelle non fossero “elementari” o “composte”, nessuna di esse cioè fondamentale, dove non vi fosse nessuna individualità ma solo stati compositi, ogni particella legata alle altre da un reticolo infinito di interazioni. La “via dell’ottetto” (the Eightfold Way) di Gell-Mann e Ne’eman e, poi, la Cromodinamica Quantistica (la teoria fisica che descrive le interazioni nucleari forti) avrebbero accreditato la Teoria Quantistica dei Campi, lasciando le idee di Chew preda delle visioni new-age di Fritjof Capra e del “Tao della Fisica”. Fu tra il 1967 e il 1971, attraversando Princeton, Harvard, Stanford, Brookhaven e la Rockfeller University di New York, che Preparata diede un contributo importante e riconosciuto a questa linea di ricerca.

È dunque dalla parte giusta e vincente che questa ex giovane promessa, divenuta ormai una stella della fisica teorica mondiale, rientra in Italia e fa tappa a Roma, assistente ordinario alla cattedra di Fisica Superiore ed è in questo periodo che probabilmente cominciano a mettere radici i primi dubbi, la prima ribellione a quello che considerava il “convenzionalismo imperante”. Il problema contro cui si scontrava era la “libertà asintotica” ovvero la strana caratteristica dei quark di essere sempre più debolmente legati quanto più sono vicini. Nel 1974 lascia Roma per il CERN dove fa parte della direzione teorica ma il disagio non si placa. Quella che aveva vissuto come una rivoluzione, la sbornia intellettuale degli anni americani che aveva definito la linea e decretato un vincitore, gli appariva ora quello che tutte le rivoluzioni determinano: un nuovo sistema di potere, la nuova accademia, il germe della “Big Science” degli anni a venire. Comincia un lavoro imponente e certosino teso a smontare il paradigma delle interazioni forti ad alte energie, la Cromodinamica Quantistica Perturbativa. Nasce così l’ACD (Anysotropic Chromo Dynamics), un modello teorico che prova a “riconquistare” il realismo a suo avviso perduto con l’introduzione della libertà asintotica. Questo programma di ricerca viene condotto a Bari, dove dal 1976 al 1984 è ordinario di Fisica Teorica. Il periodo barese è denso di avvenimenti, molti estremamente spiacevoli, vissuto come una specie di confino da chi come lui aspirava, probabilmente a ragione, a una cattedra a Roma. A Roma non sarebbe mai più tornato e intorno all’ACD si consuma la rottura con la scuola romana e il vecchio amico Luciano Maiani (l’attuale Presidente del CNR che ha ricordato la figura di Preparata l’11 novembre di quest’anno con un intervento all’Accademia Nazionale dei Lincei). Questo è il punto di non ritorno: la comunità scientifica non riconosce validità alla “nuova rivoluzione” che Preparata propone, la discussione si inceppa, le lingue si confondono. Quello che accade dopo ne è una logica conseguenza: chiamato alla cattedra di Fisica Nucleare delle Alte Energie dell’Università di Milano, crea con qualche giovane collaboratore un suo gruppo di ricerca autonomo e i migliori studenti del Dipartimento di Fisica fanno a gara per potervi lavorare. Preparata appare l’unico che riesce a portare una ventata di novità in quello che viene narrato come lo stantio mondo della fisica teorica italiana, la nuova teoria promette meraviglie, ci si illude di poter riscrivere la fisica, tutta quanta, dall’elio superfluido alla superconduttività, ai nuclei, all’acqua, alla biologia, con l’ambizione e la certezza di riuscire a spiegare attraverso la nuova visione del mondo uno o più fenomeni nuovi, controversi. È qui che entrano in gioco la fusione fredda e l’omeopatia ma è l’inizio della fine, una guerra continua e logorante combattuta contro tutti e tutto, l’inevitabile isolamento.

Preparata si considerava un “realista galileiano”, era stato dalla parte di Gell-Mann pur non apprezzandone il convenzionalismo e in nome di questo realismo aveva infine rifiutato il riduzionismo estremo in cui riteneva fosse precipitata la fisica teorica delle particelle elementari e, a cascata, la fisica della materia condensata. Aveva deciso di ritornare paradossalmente sui suoi passi, a un universo regolato dalle interazioni collettive, a una visione olistica molto vicina a quella di Chew. La ricerca frenetica di conferme e consenso, la poca predisposizione a guardare le cose con il giusto distacco, il rassicurante rifugio nel circolo chiuso in cui infine si era confinato, non lo hanno aiutato a trovare la sua verità.

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