Guarda che Luna, guarda che Ufo

Vi racconto due avvistamenti di presunti Ufo da me analizzati come socio del Centro Italiano Studi Ufologici (CISU), e poi di seguito un terzo caso, raccolto da un altro studioso di quell’associazione. 

  • Sono le 6 del mattino del 28 dicembre 2005. A Roletto (Torino), un uomo va al lavoro. Mentre è al volante della sua auto, osserva per un paio di minuti un corpo volante dal colore giallo pallido, che gli appare molto basso su alcuni capannoni industriali. Il corpo si muove molto lentamente nel cielo complessivamente limpido. La parte centrale, in realtà, gli risulta poco visibile, come se fosse appannata dalla foschia.
  • Sono le 21 circa di un giorno del giugno 2002 (ma la data è approssimativa). Una donna che guida la sua auto lungo le strade di campagna che da Pinerolo, a nord, portano a Gemerello, frazione di Cavour (Torino), vede in cielo per qualche minuto, a circa 25° di altezza sull’orizzonte, “una palla rosso scuro, quasi nera”, che definisce “una Luna strana”. Poi la perde di vista. Giunta a Gemerello, fa salire in auto un parente ipovedente e gli racconta l’episodio. Ripartiti, lungo la strada del rientro, soltanto questo secondo testimone (la donna è impegnata nella guida) vede di nuovo il corpo che, come nella prima occasione, gli appare fermo, basso sopra i campi. Per lui è rosso scuro, ma presenta un bordo più brillante. Intorno, un alone e, ogni tanto, nel mezzo della “palla”, un alone di luce chiara. Scompare alla sua vista di colpo, come se fosse coperto da qualcosa. 
  • Molto tempo prima di questi due episodi, Paolo Toselli, anche lui membro del CISU e noto studioso di leggendario contemporaneo, aveva raccolto quest’altra testimonianza proveniente da Viguzzolo (Alessandria). Sono le 17.45 circa del 16 dicembre 1978 e una donna esce di casa per dare da mangiare ai cani, quando vede una luce fortissima, immobile nel cielo. Ha dimensioni apparenti un po’ minori di quelle della Luna piena e intorno “dei raggi strani”. La scorgono anche i due figli, e una dei due si spaventa. La donna torna a guardare un quarto d’ora dopo, ma in cielo non c’è più nulla.

Beh, la mia valutazione per i due primi casi, quelli da me indagati, è che, sia pure con un grado diverso di confidenza, questi due avvistamenti siano stati causati dalla Luna. Nel primo caso, per caratteristiche e per la conoscenza esatta di orari e posizione del testimone, la prossimità dell’Ufo con la posizione celeste del satellite è risultata evidente; nel secondo, mancando la data esatta, per l’alto grado di coinvolgimento emotivo e per il significato psicologico attribuito all’evento da uno dei due osservatori, l’identificazione è più prudente. 

Anche nel terzo caso, quello analizzato da Toselli, la sua conclusione è analoga: posizione, visibilità a quell’ora e comportamento erano congruenti. Quanto alla “sparizione misteriosa”, piovigginava, il cielo era coperto: l’avvistamento era avvenuto durante uno sprazzo di sereno.

Per quanto possa sorprendere, in un certo numero di casi, un oggetto così manifesto, consueto e familiare com’è la Luna, cioè il corpo più vistoso che possiamo vedere a occhio nudo (eccetto il Sole, naturalmente) viene scambiato per un misterioso oggetto volante – insomma, per uno di quei mitici fenomeni celesti detti Ufo. 

Ma una cosa simile accade davvero in occasioni rarissime? Oppure – e questo non pare ovvio – le persone scambiano la Luna per Ufo con una frequenza non irrilevante?

La “scoperta” della Luna 

In realtà, l’attenzione sul fatto che la Luna è causa di avvistamenti Ufo era stata attirata per la prima volta in modo serio già molti anni fa da Allan A. Hendry, un astronomo americano alle prime armi che, con il CUFOS (un’associazione di ufologi ragionevoli a quel tempo importante), fra il 1976 e il 1977 ebbe un contratto di lavoro che prevedeva la raccolta e la valutazione delle testimonianze che giungevano tramite una hotline telefonica. 

In questo modo Hendry raccolse 1307 avvistamenti di presunti Ufo. I risultati delle sue analisi, pessimistiche ma non radicalmente scettiche, furono raccolte in uno dei libri tuttora più utili per chi vuol capire sul serio gli Ufo, e cioè The UFO Handbook (1979, trad. it. Guida all’ufologia, Armenia, Milano, 1980). 

Di questi 1307 casi, 24, ossia l’1,9%, per Hendry erano spiegabili con la Luna. “Sfere”, “cerchi”, “palle”, ma – si noti, perché importante – anche sagome di vario genere, di solito allungate, quando la Luna non era piena e, magari, la falce era in parte ostruita da nubi o foschia. Transitandovi davanti, le nubi potevano dare l’impressione che l’Ufo-Luna si muovesse, o che sparisse. 

Certo, secondo il lavoro di Hendry, quando scambiano la Luna per un Ufo, di norma i testimoni la descrivono come immobile o in movimento lentissimo. Ma non è detto: come per cause d’errore assai più frequenti come pianeti o stelle particolarmente luminose, la Luna può essere descritta come un corpo in movimento rapido se il testimone è a bordo di veicoli in movimento, in primo luogo su automobili o treni. In uno dei casi studiati da Hendry, una pattuglia di polizia aveva provato a inseguire la Luna con l’auto di servizio; in un’altra occasione, era stata l’automobile ad essere “seguita” dalla Luna.

Ma, sia pure di rado, i testimoni commettevano errori clamorosi anche su quote e distanze di un oggetto che, in concreto, si trova in media a 384.000 chilometri da noi. Sempre Hendry, raccolse due testimonianze di… atterraggi della Luna, in luoghi a pochi chilometri di distanza dai testimoni.  

Ma c’è di più: in due casi analizzati da Hendry, la Luna… aveva provocato degli strani, inquietanti fenomeni. 

In un primo episodio, l’esplosione di un trasformatore elettrico, concomitante a un breve calo di tensione nei circuiti elettrici di un’auto, fu attribuita dall’osservatore a un oggetto volante color arancio, dalla forma di… un quarto di Luna; in un secondo caso, davvero complesso, una falce di Luna, stavolta accompagnata dalla presenza in una porzione di cielo vicina dei brillantissimi pianeti Giove e Marte, indusse non uno, ma un intero gruppo di testimoni a ritenerli degli Ufo accompagnati da uno strano rumore, ma pure da conseguenze fisiologiche su una delle osservatrici: afasia, senso di perdita di contatto con la realtà, quasi come se fosse in trance, e difficoltà a muoversi per quaranta minuti (in linea del tutto ipotetica, si potrebbe pensare a un episodio dissociativo di lieve entità). 

In realtà, una delle prime cose da tener presente è che la Luna ogni giorno si sposta verso est nel cielo di circa 12 gradi. In sostanza, ogni 24 ore è in ritardo di circa un’ora rispetto alla posizione del giorno prima. Già da sola – ammesso che tentino delle verifiche rapide – questa circostanza oggettiva rende più difficile per i testimoni, anche a distanza di tempo relativamente ridotta, ricondurre i loro avvistamenti alla causa reale.

Ad ogni modo, sebbene la Luna fosse davvero “colpevole” di alcuni casi Ufo, la proporzione di questi casi rispetto al totale risultava modesto: meno del 2% del campione – niente di paragonabile ad altre cause come bolidi e meteore, stelle e pianeti, aerei ed elicotteri. Sulla base della mia esperienza di appassionato del fenomeno e del lungo percorso insieme agli altri membri del CISU, diversi dei quali ottimi indagatori critici della casistica, anch’io la vedevo così. Che la gente potesse sbagliarsi con la Luna era possibile, ma, dal punto di vista empirico, mi sembrava accadere di rado. 

Una novità: l’Operazione Saros

Negli ultimi anni, però, questa prospettiva ha subito un mutamento. Il cambiamento si deve a un gruppo di ufologi scettici, diversi dei quali con una formazione nell’ambito della psicologia. Fra questi, un posto speciale va allo psicologo Jean-Michel Abrassart, del quale va segnalato il volume Le modèle sociopsychologique du phénomène OVNI (2016).

Insieme ad altri sette colleghi, in anni recenti Abrassart ha lavorato all’ipotesi che la Luna potesse essere la causa di errori ufologici frequenti e anche di tipo elaborato e, per capire se davvero la cosa era fondata, ha prodotto un tentativo di verifica sperimentale. Una presentazione di questa attività di ricerca e dei suoi risultati è in un articolo apparso nel novembre 2019 su Anomaly – Journal of Research Into the Paranormal.

Il razionale della ricerca di Abrassart e soci veniva da lontano: già nel 1990 uno degli autori, l’ufologo scettico Eric Maillot, aveva proposto una ricerca di questo tipo sulla base di dati creata da un gruppo di analisi ufologica francese degno di questo nome, il CNEGU. Criteri fondamentali per considerare i casi da analizzare: dettagli descrittivi sufficientemente compatibili con l’interpretazione “lunare”, e, forse persino di più, posizione del satellite al momento dell’osservazione compatibile a sufficienza con quella del presunto Ufo. 

A questa proposta di lavoro, per quanto interessante, poteva tuttavia esser posta un’obiezione significativa. In prima istanza, infatti, la circostanza che un testimone non ricordasse di aver visto la Luna durante l’avvistamento dell’Ufo era un indizio a favore del fatto che Ufo e Luna erano la stessa cosa. L’obiezione però era questa: la mancata rievocazione della presenza della Luna vicino al corpo non identificato poteva esser dovuta al fenomeno della cecità involontaria [1]. In altri termini, era possibile che l’attenzione fosse – comprensibilmente – concentrata su un fenomeno ritenuto inusuale e stimolante come l’Ufo, e che, di conseguenza, la Luna non fosse più notata, per quanto vistosa. Poteva rimanere, per così dire, “sullo sfondo”, senza esser considerata, né, tantomeno, a posteriori, rievocata. 

Anche con questa avvertenza, tuttavia, Maillot aveva prodotto un campione di casi che, dopo la sua analisi, probabilmente potevano essere spiegati con la Luna. I membri del CNEGU, che pure non erano dei fanatici degli alieni, a fronte delle sue valutazioni risultarono increduli. Possibile che così tante persone scambiassero un oggetto del tutto consueto per un Ufo? La cosa sembrava del tutto plausibile per il rientro nell’atmosfera di un satellite decaduto dalla sua orbita, o anche per i periodi in cui pianeti come Venere erano eccezionalmente brillanti al crepuscolo o nelle luci dell’alba – ma la resistenza a seguire lo stesso ragionamento per la cara, vecchia, eterna, lentissima Luna risultava assai più forte. 

Bisognava ideare un’ipotesi testabile in maniera più rigorosa, e cercare di superare le difficoltà metodologiche di cui si è detto. Per questo – per fornire una base più solida all’ipotesi, o per indebolirla – è stata ideata l’Operazione Saros. L’idea trae il nome – e il senso – dal Saros, il periodo di 18,03 anni al termine del quale Terra, Sole e Luna si trovano in pratica di nuovo nella stessa posizione. Questo significa che è possibile sapere quando la Luna si troverà nello stesso punto in cui giaceva al momento degli avvistamenti dei presunti Ufo (la cosa non vale però per la data: quello che si ripete è la posizione celeste, non il giorno del fenomeno). 

Al netto del fatto che lo spazio celeste osservabile dal punto degli avvistamenti può esser mutato rispetto ad allora e che anche la presenza di fogliame, rami, alberi può cambiare, in questo modo, e sovente alla presenza dello stesso testimone, è stato possibile ricostruire in modo sperimentale, sul campo, la posizione della Luna e quella dell’Ufo, come risultavano dai rapporti d’indagine redatti a suo tempo dal gruppo CNEGU. 

Il risultato è stato clamoroso: dei 134 casi dell’ondata Ufo verificatasi nel nord-est francese nel 1976, per gli autori dello studio 14 sono risultati senza alcun dubbio da identificare con la Luna, e altri 15 sono stati classificati come sospetti – ma di solito soltanto perché al momento della ricostruzione le condizioni meteo non consentivano di esser certi della coincidenza Ufo/Luna, o perché nelle indagini mancava qualche dettaglio in grado di chiudere il caso in modo definitivo nello stesso senso. 

Insomma: quasi il 22% del campione!   

Altrettanto rilevante del dato quantitativo: almeno tre degli episodi spiegati con la Luna erano casi complessi, non “semplici” errori. Nel primo, l’“Ufo” inseguiva e attendeva in cielo che i testimoni ripartissero: una delle testimoni, spaventatissima, durante l’inseguimento si era nascosta sotto il cruscotto e, dopo l’episodio, era stata preda di una condizione ansiosa di una settimana e di incubi ricorrenti per due; nel secondo episodio c’erano addirittura due testimoni in posizione diversa – ma in contatto telefonico fra loro: il primo vedeva un “disco grigio sopra un cimitero”; il secondo, soltanto dopo essere stato avvisato dal primo, scorgeva un bagliore arancione che sembrava spostarsi fra le nuvole. Infine, nel terzo episodio, erano addirittura due gruppi di testimoni multipli, del tutto separati fra loro. Un gruppo vedeva una sfera arancione diventare un corpo a forma di crescente, l’altro una luce che sembrava provenire da un rettangolo di notevoli dimensioni, fermo sulla città addormentata. 

A fronte delle spiegazioni offerte, gli autori della ricerca si sono trovati di fronte a una diffusa, duplice difficoltà di accettazione: quella dei testimoni con cui era stato possibile prendere contatto, e quella degli stessi membri dell’associazione CNEGU, che aveva fornito i 134 casi presi in esame. Gli esiti finali però sono stati differenti. 

Nel caso dei testimoni, la convinzione di aver visto qualcosa di straordinario in genere è rimasta sino alla fine: una circostanza che può esser ricondotta sia ai meccanismi di aggiustamento della dissonanza cognitiva, sia alla modifica della memoria dell’evento, “abbellito” dal lungo tempo trascorso. Nel caso dei membri del CNEGU coinvolti nell’indagine dei casi, invece, alla fine del lavoro, a fronte delle rilevazioni fatte sui luoghi degli eventi, l’incredulità si è fortemente attenuata, sin quasi a scomparire.

In tempi più recenti, infine, l’Operazione Saros ha prodotto un’altra conseguenza: la rivalutazione di alcuni dei casi considerati finora come non identificati dal GEIPAN, il piccolo gruppo di studio sui casi Ufo che il Centre National d’etudes spatiales francese mantiene, in varie forme, dal 1977. Thibaut Alexandre, astrofilo e membro del forum Sceptic-OVNI, ha confrontato i casi “misteriosi” del GEIPAN potenzialmente compatibili con l’ipotesi Luna. Il risultato è che, alla fine del processo, il GEIPAN ha cambiato lo status di parte di essi da “D” ad “A”, cioè da “non identificati” a “identificati in maniera soddisfacente” [2].

Uno dei limiti decisivi dell’ufologia è rappresentato dall’impossibilità di riprodurre gli eventi che sono al cuore degli sforzi – da parte di alcuni suoi cultori – di costruire l’evidenza di fenomeni davvero misteriosi. Questa impossibilità fa sì che, quasi sempre, soltanto i metodi d’indagine storici risultino adatti a questa pseudoscienza. Se gli ufologi ne fossero capaci, lavorerebbero sul serio con le tecniche della storia orale, certamente importanti per costrutti culturali come la rievocazione di quanto visto dai testimoni. 

L’altra possibilità, minoritaria, che nell’ufologia è punteggiata da fallimenti e da mancanza di rigore, consiste tentare di fare vera ricerca sui supposti fenomeni misteriosi registrandoli strumentalmente. 

Tuttavia, anche se si resta alle testimonianze analizzabili soltanto a posteriori, sono gli stessi autori del lavoro di cui vi ho raccontato a ricordare che qualcosa si può fare. Con la sua tesi di dottorato (Témoignage d’Ovni et psychologie de la perception, Montpellier, Université Paul Valery, 1994), lo psicologo francese Manuel Jiménez ha presentato diversi modi per testare il modello interpretativo psicosociologico sui presunti casi Ufo (cioè, quello per il quale, nella sua sostanza, i casi Ufo sono dovuti all’influenza fra individui, a quella culturale e all’azione dei processi percettivi e cognitivi): uno dei frutti è stato proprio l’Operazione Saros. 

Le descrizioni dei supposti fenomeni Ufo suscitano curiosità e interesse scientifico del tutto legittimi. Ma la curiosità da sola non basta: se si sta dalla parte della scienza occorre anche possedere un forte desiderio di far chiarezza. 

Con un suo articolo tanto bello quanto impervio, il teorico dell’intelligenza artificiale e studioso dei processi decisionali e dei bias cognitivi Eliezer Yudkowsky ha presentato i Dodici principi della razionalità. Il primo di di questi principi è rappresentato proprio dalla curiosità. È il primo di tutti, viene prima degli altri. Ma la curiosità non sta lì per sé stessa. Non sussiste da sola: ha un compito. Yudkowsky lo enuncia così:

La curiosità richiede di annichilire sé stessa: non vi è curiosità che non brami una risposta. 

Come ogni cosa della realtà, gli Ufo non dovrebbero fare eccezione.

Note 

[1] Simons, D. J.; Chabris, C. F. (1999). Gorillas in Our Midst: Sustained Inattentional Blindness for Dynamic Events, Perception, 28(9), febbraio, 1059-74; Mack, A. (2003). Inattentional blindness: Looking without seeing, Current Directions in Psychological Science. 12(5), 180–184. 

[2] Alexandre, T. (2015). Des OVNI au clair de lune. Raleigh, Stati Uniti, Lulu.com. 

Immagine in evidenza: da negativespace.com, rilasciata in licenza CC-0

 

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