I segreti dei Serial Killer: le ammiratrici del male

L’idea di vivere accanto a un assassino, o peggio che mai a un serial killer, alla maggior parte delle persone suscita orrore e ripugnanza. Nella storia criminale però non sono infrequenti casi di mogli ignare, mariti distratti, vicini miopi di fronte a comportamenti sospetti.

I seriali più organizzarti, integrati e intelligenti sono estremamente abili nel simulare emozioni e comportamenti nella norma. Non riescono a comprendere davvero cosa significhi essere “normali”, avere esperienze emotive e di empatia simili a quelle delle altre persone, ma tengono così tanto alle apparenze e al successo sociale da diventare ottimi interpreti del cittadino modello, del vicino cordiale, della moglie o marito ideali.

Molti non sembrano soffrire di questa incolmabile differenza: Ted Bundy, ad esempio, era convinto che fosse una specie di libertà dalle catene della morale. [1] Dello stesso avviso era Donald “Pee Wee” Gaskins, che affrontò senza il minimo rimorso la pena di morte e che in cella descrisse dettagliatamente il suo passato criminale e soprattutto i suoi pensieri, inaccettabili per il mondo esterno, ma perfettamente logici per la maggior parte dei suoi “colleghi”:

“Non sono molti gli uomini che hanno il privilegio di vivere una vita così libera e piena di piaceri come la mia. Una volta che tu decidi di uccidere[…] diventi autenticamente libero di vivere nel miglior modo possibile. Da quel momento, sei tu stesso a fare le tue regole e non te ne frega un cazzo di quello che la Legge dice o pensa. Non hai paura della prigione o di essere giustiziato. Mi piacerebbe spiegare la sensazione, ma le parole non bastano. […] Nessuno può toccarmi sul serio. Io ho camminato lo stesso sentiero di Dio. […] Attraverso l’esercizio del mio potere, sono arrivato alla mia redenzione.” [2]

Questa caratteristica farebbe pensare che i seriali, una volta smascherati e arrestati, soprattutto se rei confessi, si ritrovino da soli nella vita in carcere, senza possibilità di avere nuovamente un rapporto sentimentale o amicizie autentiche. Chi potrebbe comprendere, condividere questa visione dell’esistenza, un simile disprezzo per la vita altrui?

La cronaca racconta invece l’esatto contrario: Molti assassini, seriali e non, vivono un vero e proprio momento di gloria dopo l’arresto, trovandosi sommersi dalle lettere di ammiratrici o ammiratori, talvolta solo dopo i mesi immediatamente successivi all’arresto, talvolta per tutta la vita. Queste persone spesso vengono chiamate “groupie”, proprio come le ammiratrici più fedeli dei gruppi rock. Le più frequenti e assidue sono ragazze che scrivono e inviano foto a serial killer uomini molto celebri, ad esempio lo stesso Bundy o Charles Manson, che fino alla morte ha avuto diverse ragazze adoranti che lo hanno riempito di lettere per anni. Molte delle fan della “nuova generazione”, che non erano ancora nate ai tempi della Manson Family, lo ritenevano un innocente incastrato.

Una delle fan più assidue, Afton Elaine Burton, nel 2015, a soli ventisei anni stava per sposare un anziano Manson, anche se in seguito è emerso chiaramente che l’interesse della Burton fosse di tipo economico. La ragazza sperava infatti di ottenere denaro e notorietà sposando uno dei più famigerati assassini americani, capace di uccidere utilizzando il suo immenso carisma, definito da Vincenzo Mastronardi e Ruben De Luca un “serial killer per induzione”.[3]

Ma non è solo per inseguire la fama che alcune persone mostrano interesse per un serial killer.

Veronica e le altre

Il caso di Veronica Lynn Compton è un esempio incredibile di quanto il fanatismo e l’ossessione nei confronti di un seriale possa spingere a commettere crimini atroci. Veronica era una bella e giovane donna, morbosamente attratta dall’omicidio, che entrò in contatto col celebre serial killer Kenneth Bianchi, che insieme al cugino Angelo Buono terrorizzò Los Angeles negli anni ‘70, uccidendo brutalmente almeno 10 ragazze. La coppia divenne famosa col nome di Strangolatori della collina. La donna iniziò una specie di relazione con Kenneth mentre lui era in carcere, in attesa del processo, a partire dal 1980. Durante le ore insieme, lei gli confessò le sue fantasie omicide, mostrandogli una sceneggiatura in cui una donna uccide e violenta altre donne, gettando campioni di sperma sui corpi per depistare le indagini. Escogitarono, ispirandosi a questa sceneggiatura, un piano che avrebbe dovuto garantire la scarcerazione di Bianchi, condannato in seguito all’ergastolo: Veronica si fece consegnare dello sperma di Kenneth conservato in un guanto di lattice e nascosto nel dorso di un libro. In seguito, la donna avrebbe dovuto uccidere una ragazza scelta a caso, lasciando successivamente sul cadavere il seme del suo “fidanzato”, per convincere gli inquirenti che il vero Strangolatore fosse ancora libero, nonostante le prove contro Bianchi e Buono fossero schiaccianti. [4] Il bizzarro piano, fortunatamente, non andò come previsto. Veronica si recò nella città di Bellingham, al bar di un hotel, lo Shangri-La. Attaccò bottone con una donna, Kim Breed. Le chiese di essere riaccompagnata in camera e, una volta sole, la Compton aggredì Kim con una corda al collo. La Breed, giovane e forte, riuscì a ribellarsi e a sopraffare Veronica, fuggendo. La Compton fu arrestata, la sua relazione con Bianchi terminò, ma non la sua attrazione per i seriali: in seguito si fidanzò con Douglas Clark, che uccise almeno sei persone con l’aiuto di Carol Bundy negli anni ’80. [5]

Un altro caso decisamente fuori dal comune è quello della “groupie” di Henry Lee Lucas, un personaggio assai oscuro, certamente un serial killer, ma altrettanto certamente un mitomane che si è attribuito centinaia di omicidi con cui non aveva nulla a che fare.

Phyllis Wilcox, una tranquilla donna sposata, lesse la storia di Lucas e si interessò moltissimo al suo caso, al punto da tentare di “salvare” il suo beniamino. Arrivò a sostenere di essere una rediviva Becky Powell, un’adolescente dalla vita sfortunata uccisa da Lucas nel 1983. Venne scoperta molto facilmente la sua vera identità, e in ogni caso Lucas venne condannato per dieci delitti attribuibili a lui.

Sempre in ambito americano, anche Richard Ramirez, il Night Stalker di Los Angeles, aveva il suo nutrito gruppo di fan e si fidanzò con una di loro. Una delle ammiratrici, che non si perdeva una seduta del processo, dichiarò:

“Volete sapere se lo amo? Sì, nel mio modo infantile. Provo una tale pietà per lui. Quando lo guardo, vedo un gran bel ragazzo che si è rovinato perché non ha mai avuto nessuno che lo guidasse.”

I casi europei

Anche in Italia abbiamo diversi casi di fan sfegatati di famigerati criminali, seriali e non. Pietro Maso, Erika De Nardo, Benno Neumair, per fare degli esempi molto noti, sono stati sempre pieni di lettere di ammiratori. Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo nel ’75, che ha di nuovo ucciso due donne nel 2005 durante la semilibertà, ha avuto diverse donne che gli hanno scritto e ha sposato una di loro, nel 2009: Donatella Papi, giornalista cinquantenne. La donna, incredibilmente, ha affermato di non crederlo colpevole dei reati compiuti dal marito, ma di altri “fatti gravissimi per la nostra Repubblica”. Il matrimonio durò solo un anno, ma il rapporto tra i due non si è interrotto del tutto. [6]

Meno noto, il caso di Jeanne Weber scosse la Francia degli anni ‘10: la donna era infatti una pedofila sadica, che provava piacere sessuale nello strangolare bambini, sia maschi che femmine. Per diverse volte riuscì ad ottenere pene lievi o l’assoluzione, facendo passare i decessi dei bambini per incidenti, morti in culla, malattie fulminanti. Jeanne ricevette nei periodi in carcere decine di lettere di ammiratori, anche facoltosi, che le offrivano un matrimonio e una vita di agi. Un uomo che le offrì un lavoro come domestica riuscì a spaventarla: si rivelò una persona ossessionata dall’idea di aver assunto un’assassina. [7]

Il serial killer tedesco Thomas Holst, che ha ucciso almeno tre donne tra il 1987 e l’89, convinse addirittura la sua psichiatra, la dottoressa Tamar Segal, a fuggire con lui, facendolo evadere. Per tre mesi si lanciarono in una fuga disperata e senza meta. Quando alla fine furono catturati, lei si disse convinta dell’innocenza di Holst.

Questi episodi estremi di fughe e amori improbabili non sono poi così frequenti, ma le lettere e le testimonianze di ammirazione nei confronti di celebri criminali lo sono. Al tempo del massacro dei coniugi Maso o del delitto di Novi Ligure commesso da Erika De Nardo e Omar Favaro, ad esempio, furono moltissimi gli adolescenti a scrivere loro che avevano fatto bene, che avevano avuto il coraggio di fare quello che vorrebbero fare in tanti.

Le cause

Cosa può spingere queste persone, prevalentemente donne, a cercare un contatto con i seriali, addirittura a sposarli? Esistono diverse teorie che provano a spiegare questo fenomeno. In primis, come nel caso di Afton Elaine Burton, esistono ovviamente persone che cercano un quarto d’ora di celebrità sfruttando la sinistra fama dei consorti. Ma le donne che non sono interessate a questo aspetto possono avere caratteristiche personali che le spingono a questo comportamento.

Ad esempio, tra le innumerevoli parafilie esiste l’ibristofilia, ovvero una attrazione sessuale fortissima nei confronti di persone che abbiano commesso dei crimini o azioni violente. Nel caso di Veronica Compton, si può parlare di ibristofilia aggressiva, ovvero quando la donna presenta fantasie omicide e si sente incoraggiata a metterle in pratica dal compagno serial killer. Di solito, le fantasie omicide sono presenti nella groupie, ma non vengono realizzate: il rapporto con il criminale fa trovare sfogo a questi pensieri.

La maggior parte delle groupie tuttavia non è ibristofila, ma più spesso manifesta una sorta di sindrome da “Io ti salverò”, un celebre film di Hitchcock in cui Ingrid Bergman si innamora di un sospetto omicida, interpretato da Gregory Peck. Queste donne dichiarano di sentire un bisogno di curare, redimere il criminale, pensano che con la loro “purezza interiore” sia possibile cambiare anche l’animo più torbido. Non necessariamente questa convinzione è accompagnata da un interesse sessuale, ma spesso si crea una specie di rapporto genitore-figlio.

In alcuni casi, come la sopracitata ragazza “innamorata” di Ramirez, le groupie vedono dietro l’immagine del mostro un animo puro, che ha commesso errori, ma che potrebbe avere semplicemente dentro di sé un bambino traumatizzato.

Questa idealizzazione rafforza la loro certezza di essere le sole ad avere la capacità di stare vicino a persone che incarnano il male puro, senza esserne danneggiate in alcun modo. In questo caso, lo studioso Ruben De Luca parla di “Sindrome della Bella e la Bestia”.

In altre occasioni, le groupie dichiarano di avere la certezza, come Tamar Segal, che il seriale che amano sia innocente, ingiustamente perseguitato dalla giustizia. De Luca descrive la tipica “groupie” come una donna dalla bassa autostima, dalla vita mediocre, che vede nel rapporto col seriale la possibilità di un’esperienza fuori dal comune ed eccitante. Un altro aspetto da considerare è il fatto che le groupie amano spesso un uomo che non uscirà mai di galera: questo significa che non ci sarà mai un’autentica esperienza di relazione con lui, che possono quindi vivere un amore che si nutre per lo più di fantasie, foto, lettere, incontri scanditi dagli orari di visita del carcere. [8]

In fondo, le groupie cercano la stessa cosa che manca anche ai seriali che tanto ammirano: il controllo della propria vita, che non hanno mai sentito davvero in loro potere. Amare un serial killer fa sentire vive, delle creature speciali che possono, senza paura, ammansire le belve feroci.

Note:

[1] A. Rule, Un estraneo al mio fianco, Tea, Milano 2002.

[2] V. Mastronardi, R. De Luca, I Serial killer, Newton Compton, Roma 2008, pp. 280-281.

[3] Ibidem, pp. 776-786.

[4] M. Newton, Dizionario dei serial killer, Newton Compton, Roma 2005, pp. 122-124.

[5] C. Wilson, D. Seaman, Il libro nero dei serial killer, Newton Compton, Roma 2008, pp. 266-267.

[6] R. De Luca, Serial killer, Newton Compton, Roma 2021, pp. 520-525.

[7] C. Tani, Assassine, Mondadori, Milano, 1998, pp. 230-245.

[8] R. De Luca, Serial killer, Newton Compton, Roma 2021, pp. 518-519.

Marianna Cuccuru

Laureata in scienze dell' Educazione, studia da molti anni il fenomeno dei serial killer. Ha tenuto lezioni sul tema presso l'università dell'Insubria e per l'associazione Fidapa di Varese.

4 thoughts on “I segreti dei Serial Killer: le ammiratrici del male

  • 15 Dicembre 2021 in 12:21
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    Grazie dell’articolo, mette bene in luce come non ci sia un’unica ragione dietro l’interesse verso i serial killer.

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  • 15 Dicembre 2021 in 21:14
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    Ti ringrazio tanto Paolo!
    Un saluto,
    Marianna

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  • 16 Dicembre 2021 in 12:35
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    Cara Marianna, sai che forse è la prima volta che leggo uno “studio” sullə Ammiratorə? Bello. E brava per averci pensato. Ti devo però dire ancora: caution, è pericoloso addentrarsi in questa Foresta Nera. Comunque mi ci addentro, subito, anche io e spero di riuscire a non dilungarmi. Per me, ovviamente, le prove che spesso ci troviamo di fronte a Demoni Incarnati ci sono, ma so che ci sono per ben poca gente. E Voi, e anche tanti Credenti, non credono che i Demoni siano Persone e tanto meno che possano incarnarsi in uomini e/o Animali. Lo sono molti serial killers. Uno degli indizi è che spesso l’ Omicidio li fa sentire uguali a Dio e lo dicono e scrivono, come Gaskins. Ma anche molti/e Ammirator/ici lo sono. Non tutti ucciderebbero anche loro, molti sono “solo”, per l’ appunto, ammiratori del Male che vorrebbero imparare a fare come i peggiori. Non c’è solo a questo livello: la categoria più frequente di partners sessuali verso sadici, parafili o, semplicemente anziani/e, è costituita da Anime che stanno involvendo incarnandosi in esseri che stanno precipitando sempre più verso gli Inferi. La Powell e chiunque altro, ad esempio, e molte vittime uccise da questi Diavoli Incarnati, possono essere, possono essere ripeto, io spero di no per la Powell e chiunque abbia una Storia e un Nome, Spiriti che hanno scelto, o si sono meritato, il ruolo di vittime di Satana. Nell’ Inferno Vittime e carnefici giocheranno eternamente la loro parte. Ma anche il Bene c’è sempre. Esistono anche Angeli incarnati. Persone che sono venute qui per offrirsi vittime di queste belve e tentare di liberarle dal Male. Lo scambio, ovvero un Angelo che si trasformi in Demone ma anche il viceversa, può sempre accadere su questo Pianeta. Per questo molte di quelle che Tu definisci in questo articolo “attrazioni morbose” possono essere sincere. Lo spero, ad esempio, per la suora che credeva nell’ innocenza di Pietro Pacciani.

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    • 30 Dicembre 2021 in 23:00
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      Caro Aldo,
      come sai sono una vecchia miscredente e non condivido le teorie su demoni incarnati. Tuttavia, in termini metaforici, non posso che vedere le vittime, tutte le vittime, come angeli. Sono persone che, come dici tu, hanno un Nome e una Storia, e non posso vederle come qualcuno che si offra vittima del Male o che si meriti un tale destino. Anzi, mi piacerebbe credere che anche la vittima più bistrattata e senza giustizia di questa Terra trovi un posto migliore dove ogni torto venisse ripagato. Nel nostro povero mondo temo non sarà mai possibile.

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