I Segreti dei Serial Killer: Ludwig

Le coppie di serial killer sono composte da due persone profondamente legate l’una all’altra e di solito, una delle due, dominante e più “propensa” della seconda a mettere in atto violenze e omicidi, in qualche modo induce la parte sottomessa a iniziare una vera e propria carneficina. Tuttavia, spesso non è semplice individuare chi sia veramente l’elemento dipendente, come nel caso di Fred e Rose West. In alcuni casi è evidente che, se il destino avesse agito diversamente, se la persona dominante non avesse mai conosciuto la sottomessa, probabilmente quest’ultima non avrebbe mai fatto male a nessuno. Secondo diversi studiosi, questa ipotesi si potrebbe fare nel caso di Myra Hindley che, con Ian Brady, uccise almeno cinque bambini in Inghilterra tra il 1963 e il 1965. Per quanto la Hindley avesse una famiglia piuttosto problematica, se non avesse incontrato Brady, un sadico ossessionato dal nazismo, dalle idee di superiorità della razza, che si professava ateo quando in realtà si sentiva “in guerra con Dio”, probabilmente la donna non sarebbe mai diventata un’assassina. [1]

Nel caso di Martha Beck e Raymond Fernandez, gli “assassini dei cuori solitari” giustiziati sulla sedia elettrica nel 1951, i due hanno iniziato a uccidere e a derubare donne sole su iniziativa di Martha, dal carattere volitivo e dominante; mentre, se Raymond non avesse mai incontrato la donna, sarebbe rimasto quasi certamente un piccolo truffatore senza qualità. [2] Secondo Mastronardi e De Luca, [3] Brady e Hindley potrebbero rientrare nella categoria della coppia con follia indotta, ovvero quando uno dei due attua un meccanismo lento ed inesorabile di plagio e di “lavaggio del cervello”, per arrivare ad avere un perfetto partner nel crimine.

Un’altra tipologia che si può trovare nelle coppie seriali è quella caratterizzata dalla follia simultanea o concordanza, quando una forma di delirio nasce in due persone distinte in modo indipendente.  Solo dopo che i pensieri folli si sono radicati nella mente delle due persone, avviene il loro incontro e un periodo prolungato di vicinanza. In questi casi si può parlare anche di disturbo psicotico condiviso. [4]

Un caso particolare

La coppia italiana composta da Wolfgang Abel e Marco Furlan ancora non è chiaro in quale delle due categorie possa rientrare. Tra i due membri c’è un rapporto quasi paritario, ed entrambi portano avanti idee analoghe su come “ripulire il mondo”, teorie deliranti e violente. Nonostante questo, è piuttosto evidente che Abel abbia un forte ascendente su Furlan, al punto che la perizia del dottor Balloni e del dottor Reggiani racconterà di una vera e propria induzione al delitto da parte di Abel. Non troviamo, nei loro delitti, un movente sessuale come, ad esempio, per la coppia composta da Lawrence Bittaker e Roy Norris: le registrazioni audio dei loro stupri e omicidi sono usate da anni dall’FBI per desensibilizzare le nuove reclute alla violenza.

I delitti di Abel e Furlan, che uccidono sotto la sigla Ludwig, ricordano invece per molti versi il terrorismo nero, con cui condividono gli anni di attività e l’immaginario ideologico di riferimento.

Due ragazzi fortunati

Wolfgang Abel nasce nel 1959, è di origine tedesca e la sua è una famiglia molto facoltosa: il padre è amministratore delegato di una grande compagnia assicurativa. Vive in una bella casa in collina, appena fuori Verona. È molto intelligente, durante l’infanzia appare aperto e comunicativo nei confronti dei suoi coetanei, ma durante gli anni del liceo tende a incupirsi e a essere sempre più ostile e assente nei confronti degli altri. È brillante negli studi, si laurea in Matematica a pieni voti.

Marco Furlan nasce nel 1960, conosce Abel alle scuole medie, ma si avvicina a lui maggiormente durante il liceo. Studia Fisica, ottenendo ottimi voti. Anche Furlan ha una famiglia agiata: è figlio di un primario e vive anch’egli a Verona, a Borgo Trento.

I due giovani hanno quindi un background sociale estremamente simile e, dal punto di vista familiare, vivono entrambi rapporti freddi e superficiali con i genitori: contano solo i beni materiali e i risultati scolastici; non si crea mai dialogo profondo o un linguaggio delle emozioni adeguato. Entrambe le famiglie sottovalutano la pericolosità del progressivo allontanamento dei loro figli dal resto del mondo durante il liceo e l’università: la loro è una coppia sempre più esclusiva. Wolfgang e Marco stanno costruendo un mondo tutto loro, condividendo una visione della vita molto particolare, teorizzano un destino di sofferenza e di noia inevitabile per ogni essere umano, ispirandosi al pessimismo cosmico di Schopenhauer. [5] Non è noto se in questi anni sia iniziata o meno una relazione fra loro, ma di sicuro questo rapporto assorbe tutte le loro energie, tagliando fuori le altre persone.

I primi delitti

In questi anni difficili, già segnati dal terrorismo, inizia nel Nord Italia un’impressionante serie di delitti, che inizialmente non sembrano legati fra loro:

A Verona, il 25 agosto 1977, avviene un brutale e vigliacco omicidio di un uomo che dorme nella sua auto, Guerrino Spinelli. Alla vettura viene dato fuoco; Guerrino non sopravvive alle ustioni riportate. Le indagini non portano a nessuna soluzione.

Nel 1978, a Padova, viene ucciso nella sua auto Luciano Stefanato, a colpi di pugnale. Luciano fa il cameriere, è omosessuale e si ipotizza un delitto, come viene chiamato in quegli anni, di tipo “passionale”. Per ucciderlo sono stati usati almeno due coltelli diversi.

Nel 1979 viene trovato morto a Venezia Claudio Costa, anch’egli ucciso con numerosi colpi di arma da taglio. Si ipotizza un legame fra il delitto e il mondo della tossicodipendenza, poiché Claudio si drogava, ma le indagini si arenano in breve tempo.

Le rivendicazioni

Il 4 novembre 1980 c’è una svolta sconvolgente: arriva una lettera inquietante al Gazzettino, un quotidiano veneto. La missiva, scritta a mano, è stata inviata da una misteriosa organizzazione terrorista che si firma “LUDWIG”. Rivendica freddamente gli omicidi di Guerrino, di Luciano e Claudio. Ludwig fornisce dei dettagli estremamente precisi sui delitti, cosa che fa capire subito che non si tratta di uno scherzo né di un mitomane. Nessuna motivazione viene esplicitata. La frase finale fa venire i brividi: Gott mit Uns.  [6]

Poco dopo, il 20 dicembre, in un viale di Vicenza, viene trovata morta Maria Alice Baretta, che faceva la prostituta. È stata uccisa con armi anomale, ritrovate accanto al corpo: un martello e una scure.

Nel 1981, vicino a Verona, viene appiccato un incendio a un edificio abbandonato, all’interno del quale dormono tre senzatetto. Due di loro riescono a salvarsi, ma Luca Martinotti non ce la fa e muore fra le fiamme.

Nel frattempo, i messaggi di rivendicazione continuano ad arrivare e, dal terzo in poi, diventa esplicita la matrice ideologica dei delitti:

“Siamo gli ultimi eredi del nazismo, il fine della nostra vita è la morte di coloro che tradiscono il vero Dio.”

I messaggi successivi (vengono inviate in totale sette lettere) riportano frasi sempre più inquietanti, come:

“Il potere di Ludwig non ha limiti”

“La nostra fede è il nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”.[7]

Sopra ogni lettera troneggia il disegno di un’aquila simile a quella nazista che sormonta una svastica.

Le vittime del 1982 e del 1983 sono frati: Mario Lovato e Giovanni Battista Pigato, uccisi insieme, e Armando Bison, l’anno seguente. La morte è causata da violenti colpi di armi da taglio e contundenti, in questo caso uno scalpello e un martello. In quasi tutti gli omicidi sono presenti violenti colpi alla nuca.

Il 14 maggio del 1983 avviene qualcosa di diverso, che somiglia più a un vero e proprio atto terroristico rispetto ai delitti precedenti. Anche dal punto di vista geografico c’è una differenza, poiché non avviene in Veneto, ma a Milano. In un cinema a luci rosse, l’“Eros sexi center”, scoppia un incendio, chiaramente doloso. In sala sono presenti circa trenta persone, ben sei muoiono fra le fiamme. I loro nomi sono: Livio Ceresoli, Pasquale Esposito, Giorgio Fronza, Domenico La Sala, Ernesto Mauri, Elio Molteni.

Questi crimini ora spaventano sul serio, e le indagini si fanno più serrate. C’è qualche sospetto, ad esempio viene indagato un professore di Pavia, ma non si approda a nulla di concreto. Avvengono anche tentativi di emulazione: qualche piccolo gruppo di estrema destra non organizzato pianifica aggressioni a stranieri o a persone senzatetto.

Nel 1984, a Monaco di Baviera, va a fuoco una discoteca, la “Liverpool Sex Diskothek”. I Vigili del Fuoco riescono a far uscire quasi tutti i ragazzi presenti nell’edificio, ma ci sono diversi feriti e una cameriera di appena vent’anni, Corinna Tartarotti, rimane gravemente ustionata, e muore pochi mesi dopo. Nel frattempo, continuano le terribili e sempre più precise lettere di rivendicazione del gruppo Ludwig, che in questa occasione scrive:

“Ferro e fuoco sono la punizione nazista. Sul luogo è stata lasciata una sveglia di marca Peter e numero di serie 520708. Gott mit Uns.”

L’arresto

Nello stesso anno, Abel e Furlan vengono arrestati quando, vestiti da Pierrot, ancora con le taniche di benzina in mano, cercano di appiccare un incendio alla discoteca “Melamara” di Castiglione delle Stiviere, piena di ragazzi in cerca di divertimento. Il pavimento è però di materiale ignifugo, e le fiamme non riescono a propagarsi.

Immediatamente sorgono sospetti su un possibile collegamento con Ludwig, ma i due uomini negano ogni accusa. Sostengono invece di aver voluto bruciare il “Melamara” perché una loro amica aveva iniziato a drogarsi frequentando il locale e volevano distruggere un posto che porta i giovani alla rovina. Dicono di non c’entrare nulla con i delitti rivendicati dal gruppo neonazista. Le prove tuttavia si accumulano e si arriva al processo. [8]

La condanna

Nel 1987 vengono condannati a trent’anni di carcere, salvandosi dall’ergastolo poiché viene riconosciuta per entrambi la seminfermità mentale. La condanna comprende solo dieci dei quindici omicidi riconducibili a Ludwig, dal conteggio dei quali viene anche esclusa una strage avvenuta ad Amsterdam nel 1984 che costò tredici morti, poiché la rivendicazione viene ritenuta inattendibile.  Furlan fugge a Creta prima del secondo appello, ma viene arrestato poco dopo. La condanna definitiva del 1991 è di 27 anni di prigione, poiché viene esclusa la premeditazione a causa della seminfermità. Furlan viene liberato dopo nemmeno 17 anni di galera, mentre Abel dopo 23 anni, durante i quali si è sempre professato innocente.

Il vero movente?

Secondo i numerosi esperti che hanno studiato questo caso, il movente politico e neonazista dei delitti sarebbe solo una patina superficiale: sotto di essa ci sarebbe una sorta di delirio mistico, in particolar modo presente in Abel, ossessionato dall’idea di purificazione, moralizzazione e “pulizia” di persone e luoghi “indegni”, come le discoteche o i cinema a luci rosse. Il mondo di Ludwig è privo di compassione, di tolleranza verso ciò che non rientra in una rigidissima ideologia. Abel e Furlan si vedono come angeli sterminatori, superiori a chiunque altro, con il compito di mondare col fuoco le città dal peccato, dalla perdizione e dalla lussuria. Le lettere sono indispensabili per rendere partecipe il mondo della loro “missione”.

L’infanzia dei due amici viene scandagliata, e assumono rilievo la mancanza di dialogo e di calore, le rigidità, i “valori” impartiti ai due ragazzi: contano solo i risultati concreti, i soldi e le formalità di superficie. [9] Molto significativa è la loro vittimologia: senzatetto, prostitute, tossicodipendenti, omosessuali, frequentatori di luoghi “immondi”, sacerdoti che non sarebbero “degni” dell’abito talare; tutte persone che non possono soddisfare i fanatici criteri di purezza di Ludwig, che sa solo uccidere e annientare per ristabilire l’ordine e la disciplina.

Secondo Mastronardi e De Luca, la scelta e l’uccisione delle vittime, per un seriale, vengono ricondotte alla distruzione di una parte di sé che fa paura. I due Autori suggeriscono anche una relazione tra il comportamento dei dittatori che si sono macchiati di genocidio e i serial killer, ravvisando in entrambi l’incapacità di gestione dell’Altro, dell’essere umano in tutta la sua complessità.

Nel caso di Wolfgang e Marco, la fragilità e la diversità altrui costituiscono una minaccia poiché intaccano il loro senso di identità statico e intollerante, da cui deriva il fanatismo a sfondo politico-religioso. La debolezza delle vittime indifese è un elemento presente anche negli assassini stessi, e questa idea è per loro insopportabile. Non è un caso, quindi, che trovino profondamente affascinante l’ideologia nazista. Abel e Furlan hanno poi un legame che prevede massima fedeltà all’”ideologia Ludwig”: il tradimento non è contemplabile. Quando i due carnefici bruciano, uccidono, scrivono lettere piene di odio, è come se diventassero, letteralmente, un mostro a due teste. [10]

Note

[1] C. Wilson, D. Seaman, Il libro nero dei serial killer, Newton Compton, Roma, 2008, pp. 249-256.
[2] V. Mastronardi, R. De Luca, I serial killer, Newton Compton, Roma 2006, p. 345.
[3] Ibidem, p. 336-340.
[4] Ibidem.
[5] A. Accorsi, M. Centini, I serial killer, Newton Compton, Roma, 2008, pp. 102-106.
[6] ”Dio è con noi”, motto militare prussiano ripreso dall’esercito tedesco durante il nazismo.
[7] A. Accorsi, M. Centini, I serial killer, Newton Compton, Roma, 2008, pp. 102-106.
[8] F. Savelli, Giovani, carini, assassini, Newton Compton, Roma 2015, pp. 53-64.
[9] V. Mastronardi, R. De Luca, I serial killer, Newton Compton, Roma 2006, pp. 342-343.
[10] Ibidem, pp. 762-764.

Marianna Cuccuru

Laureata in scienze dell' Educazione, studia da molti anni il fenomeno dei serial killer. Ha tenuto lezioni sul tema presso l'università dell'Insubria e per l'associazione Fidapa di Varese.

7 thoughts on “I Segreti dei Serial Killer: Ludwig

  • 11 Marzo 2021 in 15:36
    Permalink

    Articolo interessante, mi permetto solo di fare un piccolo appunto grammaticale perché mi sembra che un certo errore stia diventando comune:
    “Dicono di non c’entrare nulla con i delitti”: la forma corretta non dovrebbe essere “dicono di non entrarci nulla con i delitti”? (si poteva optare anche per: “dicono di non aver nulla a che fare con i delitti”, che suona anche meglio)

    Rispondi
  • 11 Marzo 2021 in 16:49
    Permalink

    Ciao Paolo,
    in effetti ho usato un’espressione un po’ colloquiale, che tuttavia mi sembrava molto più naturale rispetto al più corretto “non aver nulla a che fare con i delitti”. Prendila come una licenza poetica. Se questo è il solo appunto che hai su tutto l’articolo, deduco che ti sia piaciuto, perciò ti ringrazio!
    Un saluto
    Marianna

    Rispondi
  • 11 Marzo 2021 in 21:31
    Permalink

    Confermo che era il solo appunto, Marianna, scusa la pedanteria 🙂

    Al prossimo articolo

    Rispondi
  • 12 Marzo 2021 in 10:25
    Permalink

    Cara Marianna, anche questa volta sei andata a riscovare una vicenda che ha tanti di quei link percorribili e diramabili in altri infiniti link. Se ne potrebbe cavare discussioni annose. Limitiamoci al parere di due psicologi, specializzati in omicidi seriali, che riporti: ” … suggeriscono anche una relazione tra il comportamento dei dittatori che si sono macchiati di genocidio e i serial killer, ravvisando in entrambi l’incapacità di gestione dell’Altro, dell’essere umano in tutta la sua complessità.” Da un punto di vista scientifico, può essere. L’ ALTRO, però, non sempre è il Fuori dell’ Ordine (Tossicodipendenti,Diversamente Abili, LGBT, Homeless, ecc.) secondo un film autodiretto ed automontato che ci siamo fatto sulle persone da eliminare, in quanto rallentatori della costruzione di una Società per noi più vivibile. Per Pol Pot l’ALTRO era semplicemente chi era cresciuto in un Mondo troppo permeato di idee sbagliate per poter cambiare. Pol Pot puntava sui giovanissimi e schiavizzava o eliminava, come obiettivo, tutti quelli che avevano più di 30 anni. Voleva costruire un Uomo Nuovo, dove l’ ALTRO da sè, semplicemente, non sarebbe più esistito. E non dimenticare che il Marxismo-Leninismo ha tuttora, come base, la Scienza. I suoi erano ragionamenti scientifici. Per i Generali Massoni Messicani (es: Plutarco Calles) l’ ALTRO era il Povero, l’ Ignorante, che andava, per giunta, a Messa. Tutta la gente che bloccava la trasformazione del Messico in una Società progredita. E c’ era pure una componente razziale, viste le persone che andavano a massacrare. Nel contempo questi Generali ospitavano, nella loro Capitale, i perseguitati Comunisti Europei, pur essendo Marxisti quanto J. Edgar Hoover. Prima di loro i Giacobini Francesi avevano identificato nell’ ALTRO più o meno le stesse persone dei loro imitatori Messicani, con l’ aggiunta dei Nobili e dei nativi delle Colonie (hai mai letto della Rivoluzione in Santo Domingo?). Tutta gente che impediva un giusto e sano Progresso. E dopo di loro (sempre i Generali Massoni Messicani) i Repubblicani Spagnuoli attuarono, nei territori che tennero in mano prima di perdere, una pulizia “etnica” basata non sulle etnie diverse, ma sulle idee diverse.
    Per concludere, un piccolo appunto: Lovato, Pigato e Bison erano Frati, non Sacerdoti. Ha la sua importanza, anche perché erano più comodi, per due tipi come loro, da ammazzare rispetto ai Parroci.

    Rispondi
    • 12 Marzo 2021 in 23:45
      Permalink

      Ciao Aldo,
      in effetti il tema dell’Altro e del diverso sono fondamentali sia nell’ambito serial sia in quello dei dittatori; discipline come la criminologia, la psicologia sociale o la sociologia possono aiutarci nel comprendere queste dinamiche. Le riflessioni di Mastronardi e De Luca sono a mio parere davvero magistrali e molto profonde, filosofiche più che criminologiche: secondo loro il criterio con cui si sceglie l’altro da odiare e distruggere non è poi così importante, il tratto comune è l’uccisione simbolica di una parte dell’umanità del carnefice. Ma gli autori lo dicono molto, molto meglio di me. Ps ho corretto la frase su Lovato, Pigato e Bison, in effetti ho usato il termine sacerdoti come sinonimo di frati, impropriamente.
      Un saluto,
      Marianna

      Rispondi
  • 29 Marzo 2021 in 07:49
    Permalink

    Bell’articolo, ricordo molto bene quegli anni. Correggo solo un’inesattezza. Borgo Trento è un quartiere di Verona, non un luogo fuori Verona. Negli anni in cui Abel e Furlan agivano era il quartiere “dei ricchi”, abitato dall’alta borghesia. Ora non più, anche se la nomea è rimasta.

    Rispondi
    • 6 Aprile 2021 in 22:01
      Permalink

      Grazie mille Antonella per la segnalazione, abbiamo rettificato l’articolo.

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *