“Bagnare le piante al sole d’estate le danneggia”. Sarà vero?

Chi ha un giardino sa che la conoscenza popolare ricorda di non bagnare mai il prato durante le assolate giornate estive, “altrimenti lo si brucerà“. Tra contadini e appassionati di giardinaggio sono diffuse credenze simili, anche e soprattutto per le piante esterne da giardino, sia in relazione alle foglie che alle radici; nel caso delle foglie, in particolare, le gocce d’acqua – come una lente d’ingrandimento naturale – sono in grado di causare ustioni e persino incendi. Ma sarà vero che l’irrigazione delle piante, nelle giornate assolate, può danneggiarle?

Il contesto

i cloroplasti, contenuti anche e soprattutto nelle foglie, utilizzano l’acqua per eseguire la fotosintesi.

Le piante utilizzano l’acqua non soltanto per integrare i liquidi perduti e i sali minerali, ma anche per la fotosintesi clorofilliana – il processo chimico interno ai cloroplasti con il quale viene prodotto l’amido, un polimero del glucosio necessario a immagazzinare l’energia necessaria alla pianta. Come “effetto collaterale” della fotosintesi, peraltro, viene prodotto ossigeno, che rende le piante così importanti per la vita sul nostro pianeta.

L’irrigazione è un processo artificiale concepito per fornire alle piante la corretta quantità di acqua necessaria, integrando la pioggia (o sostituendola, nel caso di serre e altre colture indoor); è una tecnica scoperta in epoca molto antica, e si è sviluppata nei secoli per adeguarsi alle necessità del tipo di coltivazione, al terreno e alle esigenze agrarie. L’acqua può essere somministrata per:

  • irrigazione a scorrimento, lasciando defluire l’acqua sul terreno appositamente preparato in lieve pendenza (o, in casa, facendo scorrere l’acqua direttamente nel vaso);
  • irrigazione di superficie, allagando interamente l’area coltivata (accade anche in ambito domestico: si usa in particolare con alcuni bonsai, i piccoli alberi coltivati in vaso con tecniche orientali);
  • aspersione a pioggia, simulando quindi l’effetto naturale attraverso appositi irrigatori o spruzzatori;
  • gocciolamento (o microirrigazione), attraverso apposite tubature che forniscono quantità più contenute di acqua, dove è strettamente necessario;
  • irrigazione sotterranea, fornendo acqua direttamente all’apparato radicale attraverso tubazioni appositamente interrate.

“Bagnare le piante al sole d’estate le danneggia”. Sarà vero?

Falso; è tuttavia sconsigliato prediligere le ore più calde, per ragioni ben diverse dalla credenza. Bagnare infatti le piante nel momento più caldo della giornata fa sì che l’evaporazione, a causa del calore, sia molto consistente, e potrebbe ridurre notevolmente la quantità di acqua che raggiunge effettivamente le radici – richiedendo un consistente spreco d’acqua per conseguire il medesimo risultato in altre ore del giorno. Per questo motivo, è consigliabile bagnare le piante al mattino presto, cosicché l’acqua abbia il tempo di penetrare efficacemente il terreno prima di evaporare.

Le gocce d’acqua esposte al sole non funzionano come una lente, se non a condizioni estremamente rare (e non quando il sole è alto!)

Per verificare la credenza che l’acqua, nelle irrigazioni per aspersione, si comporti come una lente d’ingrandimento e causare ustioni alle foglie, nel 2010 alcuni ricercatori dell’Università di Budapest, in Ungheria, hanno condotto una serie di analisi in vivo e tramite simulazioni al computer. Il risultato dello studio mette fortemente in dubbio la possibilità le gocce d’acqua possano danneggiare le foglie, poiché i modelli ricreati hanno evidenziato che, in pieno giorno, le gocce non rifraggono correttamente la luce per poter provocare ustioni. Paradossalmente, inoltre – notando che le foglie coperte di peluria hanno qualche limitata possibilità di subire danni – i ricercatori hanno scoperto che le ore a maggior rischio dell’effetto “lente” sono quelle più vicine all’alba e al tramonto – dimostrando comunque l’infondatezza della credenza. C’è anche chi sostiene che una differenza di temperatura tra la calda superficie irrigata e la pianta possano causare shock termici; esistono tuttavia studi che sostengono che l’acqua fredda possa invece causare benefici, ad alcune condizioni e con alcune piante.

In breve

  • Bagnare le piante al sole con acqua a temperatura ambiente non ha effetti nocivi.
  • Nelle ore più calde, l’acqua di irrigazione evapora più in fretta, lasciando l’impressione di averle bagnate più abbondantemente della realtà.
  • Le ore migliori per bagnare le piante sono quelle del mattino: in questo modo, l’acqua ha tempo di penetrare in profondo nel terreno. Bagnandole alla sera, invece, aumenta la probabilità che si sviluppino agenti patogeni, come le muffe.
  • Per il prato, che è composto da piante microterme – più adatte a un clima moderato – esiste persino una tecnica, chiamata “syringing”, che consiste, in più momenti della giornata, nello spruzzare a piogga una quantità relativamente limitata di acqua: in questo modo, attraverso l’evaporazione, si abbatte la temperatura del suolo, evitando lo stress termico. L’efficacia della tecnica è tuttavia messa in discussione, se non a condizioni specifiche.

Le origini

Se il prato è troppo asciutto, meglio bagnarlo, indipendentemente dall’ora o dal calore.

Lo statunitense New England Farmer dell’8 giugno del 1827, un settimanale pubblicato dal 1822, già riportava di non bagnare le piante al sole per non danneggiarle:

“When plants have been long stimulated by hot sunshine into violent action, if this stimulus of heat be too greatly and too suddenly diminished the effusion of cold water, or by its sudden evaporation, their vessels refuse to act, and death ensues; exactly as has too frequently happened those who have bathed in a cold spring of water after having been heated by violent and continued exercise in a hot day”.

(trad.: “Quando le piante sono state sottoposte per lungo tempo al sole cocente, se questo calore accumulato viene troppo rapidamente e estensivamente diminuito dall’acqua fredda, o dalla sua improvvisa evaporazione, i loro capillari smettono di funzionare, e sopraggiunge la morte; proprio come troppo stesso è accaduto a chi ha fatto il bagno nell’acqua gelida dopo essersi surriscaldato da un intenso e prolungato esercizio in una giornata afosa”)

Sono molte le cause possibili dell’ingiallimento delle foglie – in questo caso, la carenza di potassio.

La teoria apparve molto similmente (soprattutto nella conclusione) su “An Encyclopædia of Gardening” (“Un’enciclopedia del giardinaggio”) stampato a Londra nel 1835:

“and employed in hot sunshine, or after violent heats, it may check evaporation and destroy life, exactly as it happens to those who may have bathed in cold spring water after long and violent exercise in a hot day”.

(trad.: “e utilizzata al solleone, o dopo un’ondata di calore, può evaporare rapidamente e distruggere la vita, esattamente come accade a chi ha fatto il bagno nell’acqua gelida dopo essersi surriscaldato da un intenso e prolungato esercizio in una giornata afosa”)

Le citazioni proseguono ininterrotte nel corso dei (quasi) due secoli successivi; se nel 1956 l’americana “Flower Growing in the North: A Month-by-month Guide” (pubblicata nel Minnesota) cita esplicitamente il rischio di scottature sulle foglie causato dalle gocce d’acqua al sole, molti manuali e siti di giardinaggio oggi fanno altrettanto. La credenza della pericolosità dell’acqua in genere è molto diffusa, anche in ambito accademico, dove si trovano fonti che la citano, non considerando cause ben più probabili delle scottature (fra cui, ovviamente, le stesse alte temperature, la disidratazione conseguente, la luce riflessa da recinzioni in muratura vicine alle piante, il vento…).

Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio o con licenza CC senza obbligo di attribuzione, salvo quando diversamente indicato nella didascalia. Si ringraziano la Dr.ssa Irene Goia per la preziosa consulenza, e Marco Nava per il suggerimento del tema.

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