Amanda torna a camminare, grazie a un esoscheletro

La realtà si avvicina sempre di più alla fantascienza, con passi piccoli ma costanti. Un po’ come quelli fatti da Amanda Boxtel che nel 1992 subiva un brutto incidente con gli scii, rimanendo paralizzata dalla vita in giù con una prognosi terribile: non avrebbe camminato più. Il 18 febbraio, con l’aiuto del primo esoscheletro realizzato con una stampante 3D, ha dimostrato ai medici che si sbagliavano.

La struttura è il risultato della collaborazione di due società: la 3D Systems e la Eksobionics. La 3D Systems ha effettuato una scansione totale del corpo di Amanda, per realizzare un esoscheletro che fosse modellato esattamente su di lei, mentre la Eksobionics ha progettato le parti in movimento che danno la possibilità di muoversi usando gambe e stampelle.

La scansione tridimensionale e la stampa 3D sono state cruciali per realizzare l’esoscheletro ottimale, richiedendo 3 mesi di lavoro per la messa a punto. Scott Summit, senior director della 3D Systems, ha raccontato: “Dovevamo essere estremamente precisi nella progettazione, così da non avere parti stampate che potessero andare a toccare sporgenze ossee e creare abrasioni”.

Per un semplice motivo: non avendo sensibilità alle gambe, anche la più piccola ferita rischia di portare a un’infezione prima di essere scoperta. Non si trattava solo di comfort, ma di sicurezza.

Questo esoscheletro è il primo esempio di stampa 3D per strutture realizzate su misura, ma non è il primo tentativo di Amanda, che nel 2010 aiutò a testare un primo prototipo per aiutare i pazienti paralizzati a riprendere a camminare. Da allora, è stata una dei dieci piloti tester della Ekso Bionics coinvolti nella fase di progettazione.

Vi lasciamo con Amanda, alle prese con la sua nuova vita.

Walking Again with 3D Printed Exoskeleton

Leo Lorusso

2 pensieri riguardo “Amanda torna a camminare, grazie a un esoscheletro

  • 2 Marzo 2014 in 14:49
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    Incredibile e commovente, mi piace questa realta’.

  • 1 Marzo 2014 in 13:21
    Permalink

    Anche se la strada da fare è ancora molto lunga, la gioia negli occhi di Amanda ci fa capire cosa significhino questi ausili tecnologici per lei e per tutti quelli come lei. Mi ricordano gli occhi di B.D., paraplegico dopo una Mielite Trasversa, quando venne a prendermi per la prima volta dopo anni con un’ auto che poteva guidare anche lui. Intanto, leggeteVi quel che fanno a Pisa nel campo
    http://www.terrediconfine.eu/body-extender-esoscheletro-dalla-scuola-superiore-sant-anna-di-pisa.html

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