Storia e Scetticismo: gli Anniversari dal 13 al 19 marzo

L’appuntamento settimanale di Storia e Scetticismo inizia con l’omicidio più noto della storia: il 15 marzo del 44 a.C., Caio Giulio Cesare, ormai divenuto dictator della Repubblica Romana, viene colpito a morte da una congiura di senatori. Trovatosi nei pressi del teatro di Pompeo, viene infatti avvicinato con un pretesto, e accoltellato ventitré volte da una ventina di assalitori; il medico Antistione stabilirà nella sua “autopsia” che solo la seconda coltellata, al petto, è stata mortale. Cesare o non Cesare, la Repubblica Romana è destinata al tramonto: nell’arco di pochi anni, salirà al potere il primo Imperatore romano, Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Cesare. Un paio di millenni più tardi, il 17 marzo 1805, si spegne l’effimera Repubblica Italiana voluta da Napoleone, per lasciare spazio al Regno d’Italia napoleonico; pura burocrazia, dato che entrambi gli ordinamenti politici rispondono al potere dell’imperatore francese. È tuttavia esattamente 56 anni più tardi che, il 17 marzo 1861, viene proclamato il “vero” Regno d’Italia, con a capo re Vittorio Emanuele II di Savoia e che, con luci e ombre ma con il merito di aver unito l’intera penisola, durerà fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ed è proprio sul tramonto di quel conflitto che, il 16 marzo 1945 a Würzburg, in Baviera, i bombardieri inglesi sferrano un brevissimo ma violento attacco incendiario, con lo scopo di spezzare la volontà dei tedeschi; in soli venti minuti, saranno sganciati sufficienti esplosivi – più di 1.200 tonnellate – da incendiare la quasi totalità della città. Domati i fuochi, resterà integro meno di un quinto degli edifici, e sarà stimato un totale di 5.000 vittime civili.

L’ex Presidente del Consiglio Aldo Moro, fotografato dai brigatisti durante la sua prigionia.

Tre giorni più tardi, il 19 marzo 1945, sarà la risposta del Führer tedesco a lasciare a bocca aperta: Adolf Hitler emana quello che sarà conosciuto come “Nerobefehl”, il “Decreto di Nerone”:

“(…) Il nemico non ci lascerà nulla, se non terra bruciata, con la propria ritirata, privo di ogni considerazione per la popolazione. Ordino perciò che tutti i trasporti militari, le strutture di comunicazione, gli stabilimenti industriali e i magazzini, oltre a qualsiasi altro possa avere un valore sul territorio del terzo Reich (…), sia distrutto”.

Il 16 marzo 1968, è nel corso di un’altra guerra – quella del Vietnam – che i soldati americani compiono il famigerato eccidio di My Lai, nel corso del quale centinaia di civili, fra cui molte donne e bambini, vengono trucidati da una compagnia della 23ma divisione di fanteria statunitense; l’unico punito a seguito del massacro – il tenente William Calley – sarà graziato dal presidente Nixon, scontando tre anni di arresti domiciliari rispetto all’ergastolo comminato. A Roma, dieci anni più tardi – il 16 marzo 1978 – un commando di Brigate Rosse rapisce Aldo Moro, dopo aver ucciso i cinque membri della sua scorta; 55 giorni dopo, l’ex Presidente del Consiglio sarà assassinato nel bagagliaio di un’auto rubata, poi fatta ritrovare in via Caetani.

STORIE INCREDIBILI

La rappresentazione del rogo di Jacques de Molay presente nelle Cronache di Saint Denis (risalenti al XIV secolo).

LA FINE DEI TEMPLARI. A Parigi, il 18 marzo 1314, quattro prigionieri vengono condotti di fronte alla magnifica cattedrale di Notre Dame, non ancora ultimata; fra questi, c’è il leggendario Jacques De Molay, ex Gran Maestro dell’Ordine dei Poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone (ovvero i cavalieri templari) affiancato da tre compagni di alto rango. Sul sagrato dell’edificio gotico si trovano già i pali per il rogo, sui quali i quattro uomini dovranno essere arsi vivi; hanno già subito l’onta di vedere i propri beni confiscati da Filippo il Bello, re di Francia, e il proprio ordine abolito da una bolla papale: emessa da Clemente V, è stata in realtà pretesa dallo stesso monarca d’oltralpe. Filippo il Bello ha infatti un forte potere politico sul capo della Chiesa, ed è estremamente interessato a ottenere gli enormi capitali accumulati, in Terra Santa e altrove, dal celebre ordine cavalleresco. Il suo piano si è rivelato un successo: ha ideato delle accuse senza fondamento, e torturato numerosi membri templari per estorcere le confessioni necessarie a confermarli. Lo stesso Jacques de Molay subirà più volte il supplizio, ritrattando altrettante volte; condannato dapprima al carcere a vita, sta per subire la pena di morte proprio per aver rifiutato di infangare il nome dei templari, rinnegando le false confessioni. Le accuse sollevate raccontano di un Ordine blasfemo, il cui rito d’iniziazione prevede lo sputare sulla croce e il baciare su bocca, ombelico e sedere del proprio precettore; del rifiuto templare di consacrare l’ostia nella celebrazione della messa; di pratiche lascive e indecenti, incentivate dagli stessi capi dell’Ordine; e, soprattutto, della venerazione, da parte degli iniziati, di un idolo dalla testa di caprone, il Bafometto (nome che, molto probabilmente inventato, sarà ripreso dalle correnti magiche dell’Ottocento e da quelle “sataniche” della seconda metà del Novecento). Molay e gli altri bruceranno sul rogo, tuttavia liberi dal senso di colpa; una leggenda racconterà che il Gran Maestro, in punto di morte, abbia maledetto il papa e il re di Francia, che invero periranno lo stesso anno (di dissenteria il primo, e per una caduta da cavallo il secondo).

Una ricostruzione dell’UFO di Phoenix, in un trafiletto pubblicato dalla testata USA Today il 18 giugno 1997, ben tre mesi dopo l’avvistamento (credit: USA Today, usatoday.com)

LE LUCI DI PHOENIX. È la notte del 13 marzo 1997, e in una vasta area degli Stati Uniti tra Arizona e Nevada (oltre che in alcune aree confinanti del Messico) avviene uno dei più celebri avvistamenti ufologici della storia: numerose centinaia di testimoni racconteranno (con dettagli più o meno discordanti) di impressionanti fenomeni luminosi, raggruppabili – analizzando i racconti – in (almeno) due eventi distinti. Il primo, corrispondente al volo silenzioso di una grande struttura a forma di squadra (a “V”) dotata di cinque luci a distanza regolare (per alcuni, gli ugelli dei motori), e il secondo, di una serie di nove luci apparentemente stazionarie o in lento movimento e dall’origine sconosciuta. La prima avviene nella mezz’ora tra le 20:15 e le 20:45 (ora locale), nel corso della quale viaggia per i 300 kilometri che dividono Prescott da Tucson passando per Phoenix, in Arizona; la seconda, invece, si manifesta dopo le 22:00 nella stessa zona e viene abbondantemente fotografata e filmata (al contrario della prima, di cui esiste solo un video di scarsa qualità, e nel quale si intravedono soltanto delle luci nel cielo). L’Air Force statunitense dirà ufficialmente che il secondo evento corrisponde allo sgancio di flare (dei “falsi bersagli” anti-missile molto luminosi) lanciati nel corso di un’esercitazione da una formazione di quattro velivoli A-10 Warthog del 104mo Fighter Squadron, partiti dalla base militare aerea di Davis-Mothan. Molto meno chiara, invece, la natura del primo evento riscontrato. Esiste la possibilità che si tratti semplicemente di cinque aerei in formazione, scambiati (nel crepuscolo) per un’unica struttura per via di un’illusione ottica, che porta il cervello umano a ricostruire le forme geometriche anche quando non presenti; resta tuttavia un fenomeno inspiegato.

Uno scorcio dell’area recintata del memoriale di Belzec; il fondo del terreno coperto da pietre è composto da sabbia mista a ceneri umane (credit: Lysy/Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

L’ORRORE NAZISTA. È il 17 marzo 1942; un folto gruppo di ebrei provenienti dal ghetto di Lwów, in Polonia, viene deportato a Belzec, in una struttura appena inaugurata. Per l’inumana macchina burocratica nazista, la popolazione ebraica – per lo più ammassata in grandi ghetti, gestita sommariamente, gravemente malnutrita e affetta da epidemie – è un costo e un peso insostenibile; a seguito della ratifica della “soluzione finale della questione ebraica” durante la conferenza di Wannsee, due mesi prima, Reinhard Heydrich (a capo dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich, dipartimento interno alle famigerate SS) preme affinché sia dato seguito al suo progetto di genocidio. La struttura di Belzec è stata realizzata a partire già dall’ottobre dell’anno precedente (ben prima che il progetto fosse discusso e presentato agli altri gerarchi nazisti); è privo di strutture abitative per i prigionieri, poiché tutti gli arrivi – salvo un piccolo gruppo, chiamato sonderkommando (“unità speciale”), forzato alla gestione dei cadaveri – sono immediatamente destinati alle camere a gas, alimentate con i fumi di scarico di un motore a combustione dedicato. Il campo di Chelmno, infatti – una struttura con i medesimi scopi, ma priva di strutture fisse per l’esecuzione dei prigionieri, che vengono asfissiati nel vano di carico di tre camion appositamente preparati – ha dimostrato nei mesi precedenti che, rispetto ai costosi preparati come lo Zyklon B (che saranno comunque utilizzati abbondantemente altrove), il monossido di carbonio è molto più economico e facilmente producibile. A Belzec, nell’arco di due settimane, periranno un totale di circa 15.000 ebrei di Lwów, inviati in gruppi giornalieri; nell’intera vita del campo (attivo sino al giugno 1943), si stima che vi saranno assassinate tra 500.000 e 1.000.000 di persone, quasi tutte di origine ebraica o gitana. Quello di Belzec sarà il primo lager appositamente costruito per lo sterminio di grandi masse di persone, e, quello col maggior numero di vittime dopo Auschwitz-Birkenau e Treblinka.

STORIA E TECNOLOGIA

Uno dei troni che adornano il palazzo di Cnosso (credit: Chris 73/Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

DALLA FISICA ALL’ARCHEOLOGIA. L’astronomo Frederick Herschel il 13 marzo 1781 sta osservando il cielo con il suo telescopio quando scopre che un oggetto celeste, ritenuto una stella, è in realtà un pianeta sconosciuto del sistema Solare: la scoperta di Urano permetterà allo scienziato di origini tedesche di diventare Astronomo di Corte presso re Giorgio III del Regno Unito. Il 15 marzo 1819, invece, il francese Augustin-Jean Fresnel – già inventore di una serie di lenti speciali per i fari marittimi – viene premiato all’Accademia delle Scienze di Parigi per lo studio sulla diffrazione della luce, che ne dimostra il comportamento ondulatorio. Tutta un’altra storia quella dell’incrociatore confederato SS Georgiana, la nave autoaffondata con tutto il suo carico il 15 marzo 1863, nel corso del suo viaggio d’inaugurazione e dopo essere stata duramente colpita dalle navi unioniste nemiche. Nella stiva si trovano armamenti, medicine e materiali del valore di oltre 1.000.000 di dollari del tempo. Il 19 marzo 1965, il diciassettenne Edward Lee Spence, appassionato di relitti marittimi storici, scoprirà nel corso di un’immersione subacquea i resti della SS Georgiana: il suo carico, negli anni, si sarà rivalutato fino a 50.000.000 di dollari. È una scoperta di valore ancor più grande quella che farà l’archeologo britannico Arthur Evans, dopo aver acquistato personalmente dei terreni sull’isola di Creta, il 16 marzo 1900: l’equipe da lui diretta porterà alla luce, nell’arco di pochissimi anni, i resti del palazzo di Cnosso, estesi per oltre 20.000 metri quadri e risalenti al secondo millennio avanti Cristo. Evans, che assocerà la scoperta al leggendario re Minosse, sarà tuttavia responsabile anche del discutibile restauro di alcuni dei resti trovati, nel corso del quale alcuni degli affreschi aggiunti si riveleranno privi della corretta corrispondenza storica.

Un francobollo russo ricorda la prima camminata spaziale, effettuata da Alexey Leonov. La capsula raffigurata è completamente differente dalla vera Voskhod 2.

PASSEGGIATE, RELITTI E INCIDENTI SPAZIALI. Il 17 marzo 1958, da Cape Canaveral decolla un vettore statunitense Vanguard, con a bordo quello che sarà il primo satellite spaziale alimentato da pannelli solari; interromperà le comunicazioni nel 1964. Oggi è un rifiuto spaziale, e si trova ancora in orbita, come l’ultimo stadio del razzo che lo ha portato nello spazio. Il 18 marzo 1965, il cosmonauta sovietico Alexey Leonov lascia per 12 minuti la capsula Voskhod 2, in orbita intorno alla terra, e compie una “passeggiata” in assenza di gravità: è il primo uomo a muoversi liberamente nello spazio. Ma non sono sempre successi: il 18 marzo 1980, nel cosmodromo sovietico di Plesetsk, avviene un’esplosione nel corso dell’operazione di caricamento di carburante nei serbatoi di un razzo Vostok 2M, uccidendo 48 persone; si scoprirà che la causa dell’incidente è stata la banale sostituzione del tipo di stagno per la saldatura di alcuni componenti elettronici.

In copertina, una foto aerea dei resti dei palazzi di Würzburg, fotografati nell’aprile del 1945. Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio, salvo quando diversamente indicato nella didascalia.

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