Storia e Scetticismo: gli anniversari dal 17 al 23 ottobre

Ricordando l’adozione del “meridiano zero” presso (l’osservatorio di) Greenwich (Londra), avvenuta il 22 ottobre 1884 alla Conferenza Internazionale dei Meridiani di Washington, e, nel corso delle guerre napoleoniche, la mirabolante sconfitta franco-spagnola a Trafalgar inferta (postuma) il 21 ottobre 1805 dal viceammiraglio Lord Horatio Nelson al comando della flotta britannica, vi raccontiamo le ricorrenze scettiche e scientifiche della settimana:

STORIE SCETTICHE

Un aereo Cessna 182J, simile al 182L quello pilotato da Frederick Valentich (credit: by Adrian Pingstone, luglio 2005. Pubblico Dominio)

Un aereo Cessna 182J, simile al 182L quello pilotato da Frederick Valentich (credit: by Adrian Pingstone, luglio 2005. Pubblico Dominio)

UN PESSIMO MATRIMONIO TRA INESPERIENZA DI VOLO E UFO. Frederick Valentich è un ventenne australiano appassionato di dischi volanti e giovanissimo (e inesperto) pilota di aerei da turismo. La sera del 21 ottobre 1978, nel corso di un volo in solitario su un monomotore Cessna, contatta la torre di controllo per segnalare la presenza di un velivolo a 1.400 metri, circa 300 metri sopra di lui, dotato di quattro luci di posizione, ben visibili nel buio; dall’aviosuperficie rispondono tuttavia che non c’è traffico aereo alla quota indicata. Frederick segnala che l’aereo è in rapido avvicinamento, e aggiunge che il pilota del velivolo sembra prendersi gioco di lui, orbitando a distanza intorno al suo Cessna. La torre gli chiede di identificare il velivolo, e risponde d’improvviso: “non è un aereo“. Alla risposta sorpresa della torre, aggiunge che l’oggetto oblungo, probabilmente metallico e dotato di una luce di posizione verde, sparisce improvvisamente, e che il motore del proprio Cessna sembra misteriosamente in difficoltà. Nel corso dei malfunzionamenti, il giovane pilota descrive la successiva riapparizione dell’oggetto, e preoccupato ripete: “non è un aereo“. La trasmissione viene interrotta da un lungo silenzio e fastidiosi rumori metallici non meglio identificabili. Da quel momento, di Frederick Valentich non resterà più traccia viva. In molti hanno provato a dare una spiegazione all’accaduto. C’è chi, come sostengono James McGaha and Joe Nickell su Skeptical Inquirer, la rivista del CSI (Committee for Skeptical Inquiry)ha azzardato l’ipotesi che l’intero incidente si basi sull’avvistamento di quattro oggetti luminosi prossimi e molto visibili nel cielo notturno di quella notte (Venere, Marte, Mercurio e la stella Antares, che, per una nota illusione ottica, siano apparsi al pilota come collegati da una struttura) e, con le manovre azzardate per cercare l’UFO, l’inesperto pilota abbia provocato l’avaria al motore e subito il “disorientamento spaziale“, un pericolosissimo (e frequentemente letale) fenomeno legato all’errata percezione della propria posizione in volo e alla conseguente perdita del controllo dell’aereo. Lo stesso John Kennedy junior, 39 anni, figlio di John Fitzgerald Kennedy, morirà nel luglio 1999 proprio per questa causa. Quella di Nickell e McGaha rimane comunque solo un’ipotesi, e, visti  i dati disponibili, potremmo non sapere mai cos’è accaduto a Frederick Valentich; in questa incertezza, c’è ancora chi presume che Frederick sia stato rapito o distrutto da sconosciute forze aliene.

Le sorelle Fox. Da sinistra a destra: Margaret, Kate e Leah (credit: Pubblico Dominio)

Le sorelle Fox. Da sinistra a destra: Margaret, Kate e Leah (credit: Pubblico Dominio)

LE TRABALLANTI BASI DELLO SPIRITISMO. Le sorelle Fox (Leah, Margaret e Kate), ispiratrici del movimento spiritista e dello spiritismo moderno, sono attive fin da bambine (a metà del XIX secolo), e negli anni successivi, come medium nella comunicazione con l’aldilà, attirando già da subito un folto pubblico di sostenitori. Nel corso delle loro “sedute” medianiche, si manifestano battiti, luci spiritiche, materializzazione di mani, levitazione di oggetti e altri fenomeni che diverranno “marchio di fabbrica” di molti medium a loro successivi. La convinzione dei loro poteri è così forte da dare origine ad una vera e propria religione attorno allo spiritismo. Ed è proprio questa confessione religiosa che, il 21 ottobre 1888, subisce una notizia scioccante: Margaret, convinta da un compenso offerto da un giornalista dell’allora diffuso New York World, svela in una lettera tutti i trucchi utilizzati dalle tre sorelle per ingannare dapprima familiari, amici, e poi le decine di migliaia di sostenitori. Successivamente, la medium si pentirà della confessione e cercherà di ritrattarla; morirà 5 anni più tardi, caduta in disgrazia. Sarà comunque considerata come riferimento principe dello spiritismo e dalle chiese di ispirazione spiritista.

STORIE INCREDIBILI

William Miller, morto a New York 5 anni dopo la “Grande Delusione” (credit: Pubblico Dominio)

William Miller, morto a New York 5 anni dopo la “Grande Delusione” (credit: Pubblico Dominio)

LA GRANDE ATTESA. Nel secondo decennio del XIX secolo, William Miller, un proprietario terriero statunitense, predicatore laico battista e assiduo studioso della Bibbia, si appassiona alle profezie di Daniele; su queste stabilisce, calcolando 2.300 anni dalla ricostruzione di Gerusalemme, che in qualche giorno del 1843 si compirà la seconda venuta di Gesù Cristo sulla terra (congiuntamente alla fine del mondo). Nel corso degli anni e nella “Grande Attesa” (sic) del momento fatidico, dapprima lentamente, e poi con maggiore convinzione, si crea attorno al predicatore un vero e proprio movimento religioso, che a pochi anni dalla data predetta trascende anche i confini nord-americani (toccando Regno Unito, Australia, Norvegia, Cile…). Sempre più prossimi all’apocalisse, i sostenitori raffinano i calcoli: la data precisa, in realtà, è il 22 ottobre 1844. Che giunge, e si conclude senza eventi degli di nota; inizia quindi il 23 ottobre 1844 la “Grande Delusione” che porterà alle interpretazioni più disparate del mancato ritorno del messia, ma in generale disperderà in vari movimenti religiosi la maggior parte dei sostenitori di Miller – alcuni dei quali daranno vita alla “Chiesa cristiana avventista del settimo giorno“, ancora oggi in attesa del redentore (senza previsione di data) e sostenuta da oltre 18 milioni di fedeli nel mondo.

I comandanti della Prima crociata, in un’illustrazione ottocentesca di Alphonse-Marie-Adolphe de Neuville (credit: Pubblico Dominio)

I comandanti della Prima crociata, in un’illustrazione ottocentesca di Alphonse-Marie-Adolphe de Neuville (credit: Pubblico Dominio)

L’ARMATA BRANCALEONE E LA PRIMA CROCIATA. Nel maggio del 1096, numerose migliaia di persone (circa 20.000), per lo più poveri, preti, monaci, donne, bambini e qualche graduato militare, anche di alto grado, prendono in parola il discorso di papa Urbano II per invocare il soccorso armato dell’Occidente in difesa della bizantina Costantinopoli, assediata dai turchi. Assembrata in un’accozzaglia male armata e indisciplinata – che tutto ricorda tranne che una forza militare – l’armata dei pezzenti si incammina verso la meta, scontrandosi frequentemente con la popolazione locale lungo le tappe del viaggio, e giungendo due mesi dopo a Costantinopoli. Al motto di Deus le volt (“Dio lo vuole“), coniato da uno delle guide principali dell’armata, Pietro L’Eremita, l’avanguardia di quella che sarà la prima vera Crociata si abbandona tuttavia a violenze e razzie, per poi scontrarsi duramente il 21 ottobre 1096 con le organizzate truppe turche: il risultato sarà una durissima sconfitta per i primi, che verranno trucidati o – per coloro che accetteranno la conversione all’Islam – deportati. Esattamente un anno dopo la sconfitta dell’armata dei pezzenti, il 21 ottobre 1097, Goffredo di Buglione, Boemondo di Taranto, Raimondo IV di Tolosa – parte della “Crociata dei Nobili” – cingeranno d’assedio Antiochia dopo aver superato la capitale bizantina e conquistato Nicea. La città sarà costretta a capitolare in sette mesi, e nell’arco di tre anni l’intera campagna si rivelerà un successo contro le forze musulmane, spingendosi fino a Gerusalemme e mantenendo il potere sull’area per quasi novant’anni – quando il Saladino riconquisterà i territori sottratti, ponendo le basi per la Terza Crociata.

STORIA E TECNOLOGIA

Il primo modello di lampadina prodotto da Edison nel 1979 (credit: Alkivar/ClassStudio.com, CC BY-SA 3.0)

Il primo modello di lampadina prodotto da Edison nel 1879 (credit: Alkivar / ClassStudio.com, CC BY-SA 3.0)

UNA MIGLIORE LAMPADINA. Thomas Alva Edison è noto per aver inventato la lampadina, ma è errato; ha invece migliorato progetti già esistenti. Il 22 ottobre 1879 a Menlo Park, nel New Jersey, mette alla prova pubblica la sua lampadina a incandescenza, che resterà accesa prima di bruciarsi dopo 13 ore e mezza. Partendo dal risultato di questo prototipo, basato su un filamento di carbonio, nell’arco di qualche mese raggiungerà già le 1.200 ore di accensione, e comincerà a conquistare il mercato dell’illuminazione e nella produzione di energia. Entro cinque anni, Edison sarà sulla cresta dell’onda e arriverà ad impiegare in una delle sue aziende un giovane e promettente impiegato di origine serba, Nikola Tesla, destinato con le sue invenzioni a cambiare il XX secolo e a finire la vittima protagonista di numerose teorie del complotto nel XXI.

La radio a transistor Regency TR-1 (credit: Cmglee, CC BY-SA 3.0)

La radio a transistor Regency TR-1 (credit: Cmglee, CC BY-SA 3.0)

LA PRIMA RADIO A TRANSISTOR. Il 18 ottobre 1954, l’americanissima Texas Instruments, dopo aver lavorato indipendentemente dai Laboratori Bell sui transistor, annuncia, in collaborazione con un’altra società statunitense (la I.D.E.A.), la prima radio basata sul piccolo dispositivo. Brutta come poche, la Regency TR-1 è il passo rivoluzionario che permetterà l’ascesa dell’era dei transistor, nonostante il prezzo di lancio di 49,95$ (oggi corrispondenti a quasi dieci volte la cifra), le recensioni non particolarmente favorevoli, e un consumo di energia notevole: operante a 22,5V, la TR-1 utilizza batterie allora molto diffuse – oggi pressoché introvabili – e ha un’autonomia di sole 20-30 ore (in un’epoca in cui la radio è ascoltata assiduamente).

IL (LUNGO) TRAMONTO DELLA TUBERCOLOSI. Il giovane Albert Schatz lavora alla Rutgers University, nel laboratorio di Selman Abraham Waksman. La struttura ricerca nuovi antibiotici; in particolare, il 19 ottobre 1943 Schatz isola un composto ricavato da un metabolita di un particolare batterio, lo Streptomyces griseus, ottenendo una molecola che si rivelerà attiva contro la maggior parte di batteri Gram-Negativi.

Colonie di Mycobacterium tuberculosis, anche noto come bacillo di Koch, dal nome del medico che lo scoprì nel 1882 (credit: Center for Desease Control/Dr. George Kubica, rif.to 4428, Pubblico Dominio)

Colonie di Mycobacterium tuberculosis, anche noto come bacillo di Koch, dal nome del medico che lo scoprì nel 1882 (credit: Center for Disease Control/Dr. George Kubica, rif.to 4428, Pubblico Dominio)

Chiamata streptomicina, sarà strategica per la lotta alla tubercolosi, una malattia al tempo curata solo con l’internamento in sanatori e con il collassamento temporaneo, tramite chirurgia, del polmone infetto (una tecnica introdotta nel 1888 dall’Italiano Carlo Forlanini, fratello del pioniere del volo Enrico). La malattia, tuttavia, non è stata ancora oggi debellata: pur considerato che il vaccino ha reso molto ridotta la pericolosità della TBC, la World Health Organization la considera una delle malattie più letali al mondo, stimando un totale di 10,4 milioni di malati e 1,8 milioni di morti nel 2015 (di cui oltre il 95% nei paesi a basso e medio reddito, fra cui India, Indonesia, Cina, Nigeria, Pakistan e Sud Africa). La malattia è molto frequente fra malati di AIDS, di cui è causa di morte nel il 35% dei casi.

(si ringrazia Simone per la segnalazione)

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